Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: http://hdl.handle.net/2307/5954
Titolo: Forme e proprietà dell’infinito a confronto : una proposta formale del continuum nome–verbo
Autori: Di Santo, Elina Marjukka
Relatore: Frascarelli, Mara
Parole chiave: categorie miste
continuum nome-verbo
radice acategoriale
split-DP
infinito
Data di pubblicazione: 22-apr-2016
Editore: Università degli studi Roma Tre
Abstract: Il presente lavoro si pone come oggetto di ricerca un’analisi morfosintattica, sincronica e comparata, delle costruzioni subordinate in finlandese, inglese e ungherese, in cui compaiono forme verbali di modo non finito (i.e. infinito, participio, gerundio), al fine di proporne una classificazione in relazione alle loro proprietà nominali e/o verbali. Ciò consentirà di collocare le forme infinite (e relative costruzioni) all’interno del continuum nome–verbo, che, nel presente lavoro, vuole essere interpretato in prospettiva formale, all’interno del quadro teorico della Grammatica Generativa, e per questo si propone, infine, di elaborare una proposta strutturale per le diverse forme non finite in un approccio cartografico, per cui ad ogni tratto – che sia morfologico, semantico o relativo alle categorie del discorso – corrisponde una proiezione sintattica dedicata. In particolare, l’analisi dei dati ci porterà a trattare le costruzioni non finite come delle categorie “miste”, composte, da un punto di vista sintattico, delle proiezioni funzionali dedicate a tratti nominali e verbali. Adotteremo un’ipotesi per cui alla base della derivazione sintattica di tali categorie miste vi sia un’inserzione lessicale acategoriale, ovvero una radice (root), che, attraverso un movimento ciclico lungo le proiezioni funzionali, assume tratti nominali e/o verbali. Lo studio si basa primariamente sui dati della lingua finlandese (che dispone di un sistema molto ricco di forme non finite), le cui strutture saranno comparate con l’italiano e con l’inglese (per diversità tipologica rispetto al finlandese), e l’ungherese (per una comparazione all’interno del gruppo ugro-finnico). Affronteremo dunque le diverse strategie morfosintattiche che le lingue in esame usano per realizzare strutture subordinate non finite, la loro diversa accettabilità e interpretazione da parte dei parlanti nativi. Il giudizio dei parlanti è stato verificato tramite test valutativi, appositamente creati per le tre lingue in esame, composti da una serie di ‘coppie minime frasali’, inserite in contesti dialogici, che miravano a verificare (i) la possibilità di realizzare specifiche categorie di discorso sia nelle frasi matrici che nelle subordinate, e (ii) l’interpretazione aspettuale ed azionale della costruzione subordinata in relazione alle diverse forme non finite. I test valutativi erano inseriti in un programma di indagine online per ottenere un numero consistente di risposte: per i due test finlandesi abbiamo ottenuto rispettivamente 144 e 261 risposte complete da parte dei parlanti nativi; per il test inglese 49 e per quello ungherese 61.
URI: http://hdl.handle.net/2307/5954
Diritti di Accesso: info:eu-repo/semantics/openAccess
È visualizzato nelle collezioni:Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo
T - Tesi di dottorato

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