Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/4142
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dc.contributor.advisorVertecchi, Benedetto-
dc.contributor.authorSavoia, Teresa-
dc.date.accessioned2015-03-31T10:03:33Z-
dc.date.available2015-03-31T10:03:33Z-
dc.date.issued2013-05-24-
dc.identifier.urihttp://hdl.handle.net/2307/4142-
dc.description.abstractL’esigenza dell’educazione dei detenuti nasce assieme all’idea stessa del carcere nelle società moderne. Già Cesare Beccaria, che per primo ha formulato i principi su cui si basano i sistemi di giustizia penale di molti Paesi moderni, collocandoli all’interno di un’articolata visione della società, identificava proprio nella rieducazione del reo il fine ultimo della sanzione penale. Egli concludeva il suo saggio De’ delitti e delle pene indicando l’educazione come il migliore strumento per combattere il crimine e scrivendo che “finalmente il più sicuro ma difficil mezzo di prevenire i delitti si è di perfezionare l’educazione” (Beccaria, 1764). Nel corso di oltre duecento anni tra le formulazioni illuminate di Beccaria e i più recenti sistemi di giustizia, l’idea dell’educazione in carcere si è radicata sia nelle riflessioni teoriche sia nei propositi della politica educativa. Negli ultimi decenni, in particolare, si è assistito a una crescente consapevolezza dell’irrinunciabilità di questo processo e, al giorno d’oggi, tutti i Paesi occidentali condividono il principio che il carcere, più che essere uno strumento di difesa sociale, trovi il suo fondamento e la sua ragione di essere nella rieducazione e ri-socializzazione del detenuto. Tutte le teorie penologiche giustificano l’esistenza della prigione con questo fine, così come tutte le legislazioni nazionali fondano su questo principio la funzione dell’istituzione penitenziaria. Lo studio presentato in questo documento si propone, attraverso l’approfondimento della letteratura di settore e la presentazione di una ricerca condotta in un carcere italiano, di dare una risposta a questi interrogativi e, attraverso la descrizione dei profili educativi dei detenuti, avviare una riflessione sul rapporto tra educazione e carcere. Nella prima parte, chiamata Il contesto, si introduce la realtà del mondo carcerario. L’obiettivo è quello di fornire un quadro articolato sulle caratteristiche della popolazione carceraria, in Italia e nel mondo, sulla normativa vigente in materia di educazione in carcere e sulla storia dell’istituzione carceraria. Questo quadro è necessario a sviluppare una visione d’insieme che è un punto di partenza imprescindibile per una riflessone educativa documentata. La seconda parte della tesi, chiamata La ricerca, presenta uno studio condotto al carcere di Spoleto. Si tratta di uno studio sulle scelte educative, le abitudini culturali e le competenze alfabetiche dei detenuti della struttura condotto su un campione statistico di 100 unità. Infine, nelle Conclusioni, è riportata una sintesi dei dati ottenuti attraverso la rilevazione e, alla luce degli obiettivi della ricerca e della riflessione teorica presentata nei capitoli precedenti, si sviluppano alcune riflessioni sul rapporto tra educazione e carcere.it_IT
dc.language.isoitit_IT
dc.publisherUniversità degli studi Roma Treit_IT
dc.subjectcompetenze alfabeticheit_IT
dc.subjectabitudini culturaliit_IT
dc.subjectprigionizzazioneit_IT
dc.subjectdisculturazioneit_IT
dc.titleCrimine, detenzione, educazione : studio sui detenuti della casa di reclusione di Spoletoit_IT
dc.typeDoctoral Thesisit_IT
dc.subject.miurSettori Disciplinari MIUR::Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche::PEDAGOGIA SPERIMENTALEit_IT
dc.subject.isicruiCategorie ISI-CRUI::Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche::Educationit_IT
dc.subject.anagraferoma3Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologicheit_IT
dc.rights.accessrightsinfo:eu-repo/semantics/openAccess-
item.fulltextWith Fulltext-
item.languageiso639-1other-
item.grantfulltextrestricted-
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Dipartimento di Scienze della Formazione
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