Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/4083
Title: Per una teoria del godimento cinematografico : le implicazioni del concetto lacaniano di "jouissance" nello spettatore e nei film
Authors: Salatino, Arianna
metadata.dc.contributor.advisor: Albano, Lucilla
Keywords: godimento
desiderio
angoscia
credenza
Jacques Lacan
Issue Date: 5-Apr-2013
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: Attraverso l’interpretazione e l’analisi di alcuni film del panorama italiano ed internazionale dagli anni Sessanta ad oggi, la mia tesi si propone di mettere in luce il funzionamento dei possibili meccanismi di godimento (jouissance) attivati e attivabili dal dispositivo cinematografico sulla base dell’insegnamento dell’ultimo Jacques Lacan. Partendo da uno studio accurato di tale concetto nella psicoanalisi lacaniana – concetto da intendersi fondamentalmente in opposizione a quello di piacere e in conflitto permanente con quello di desiderio: due capisaldi della teoria psicoanalitica del cinema – sarà evidenziata l’insufficienza del regime scopico nella situazione di godimento cinematografico dal momento che, quando c’è jouissance, subentra il corpo, e il regime dell'eccesso di presenza viene a sostituire quello (tradizionalmente connesso al cinema e al suo significante) dell'inaccessibilità e della mancanza. Ne conseguirà una parziale revisione e un generale ripensamento delle teorie psicoanalitiche classiche del cinema, accompagnata da una rilettura dei procedimenti stessi di identificazione, credenza, voyeurismo e piacere, prendendo in considerazione lo stato percettivo di uno spettatore il cui corpo non è più limitato alla sua (pur fondamentale) componente immaginaria – cioè il corpo teorizzato da Lacan nello Stadio dello specchio – ma va inteso anche nella sua dimensione organico-fisiologica (componente che Lacan, nell'elaborare il concetto di jouissance, aveva ben presente): è il corpo in carne ed ossa che ritroviamo oggi anche nella neuroestetica e negli studi sull'emozione cinematografica, oltre che in alcune forme della clinica psicogena contemporanea, che potremmo definire, a tutti gli effetti, una vera e propria "clinica del godimento". Ad una prima parte teorica, incentrata sulle dinamiche generali del godimento nella teoria lacaniana e nel dispositivo cinematografico, seguirà una parte più analitica in cui le meccaniche della jouissance verranno analizzate in rapporto ad alcuni film particolarmente debitori alle forme e a ai luoghi principali del godimento: il corpo, con i suoi fenomeni di malfunzionamento visivo, percettivo e propriocettivo e le sue ipertrofie (in Deserto rosso di Antonioni ed Eyes Wide Shut di Kubrick), il linguaggio, veicolo, nelle arti, del "godimento della lingua" e del discorso d'amore (in Comizi d'amore di Pasolini e D'amore si vive di Agosti), il sintomo, legato alle logiche compulsive della pulsione di morte e della coazione a ripetere (in Marnie di Hitchcock e nell'Impero dei sensi di Oshima), l'angoscia, in quanto "affetto che non inganna" e sbocco estremo del godimento (ne La grande abbuffata di Ferreri, in Breve film sull'amore di Kieslowski e nel Sorpasso di Risi), e l'amore, nella sua disarmonia strutturale con il sesso e nel suo malinteso di fondo (in Lui di Buñuel e ne L'amore probabilmente di Giuseppe Bertolucci).
URI: http://hdl.handle.net/2307/4083
Access Rights: info:eu-repo/semantics/openAccess
Appears in Collections:Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo
T - Tesi di dottorato

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