Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/6064
Title: El Palacio de La Moneda de Santiago de Chile : un lugar de memoria
Authors: Bianchini, Maria Chiara
metadata.dc.contributor.advisor: Stabili, Maria Rosaria
Keywords: Chile
La Moneda
Issue Date: 29-Nov-2010
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: Questa ricerca si occupa della storia di un edificio monumentale, focalizzando l’attenzione sulle dimensioni simboliche che ne fanno un lieu de memoire, un luogo della memoria. Il protagonista è il Palazzo de La Moneda, sede tradizionale del governo del Cile; edificio che è considerato il monumento più rappresentativo del patrimonio nazionale, e che fu bombardato dalle Forze Aeree cilene l’11 settembre del 1973, durante un colpo di Stato che è ampiamente considerato come evento cruciale nella storia nazionale del secolo ventesimo. Si tratta di uno studio multidisciplinare, ubicato nell’intersezione tra la storia culturale e la storia dell’architettura e dell’urbanismo. Il Palazzo è considerato come un oggetto fisico e simbolico nel quale convergono e si condensano i processi delle memorie collettive: sia il processo di costruzione di una memoria e una identità nazionali - di cui l’edificio è uno dei simboli più emblematici - che della inclusione nel grande racconto della Nazione di una memoria pubblica relativa ad una tappa dolorosa e conflittiva della storia recente. Allo stesso tempo, trattandosi di un luogo della memoria specialmente rappresentativo del potere statale, l’oggetto del lavoro è la relazione tra memoria e potere, così come si trasforma e si manifesta nelle successive tappe della storia del Cile. Il foco centrale della ricerca è la rottura politica del 1973 e il Palazzo si converte in un elemento nel quale leggere la storia del potere e delle sue rappresentazioni nel passaggio tra democrazia e dittatura e, posteriormente, nella transizione da un regime autoritario ad un nuovo sistema democratico-liberale. Lo studio si divide in sei capitoli. Il primo capitolo è interamente dedicato a una discussione intorno ai fondamenti e agli antecedenti teorici e metodologici dai quali muove la ricerca: lo studio della memoria come oggetto specifico della storia del presente; il panorama bibliografico dei lavori sulle memorie collettive del secolo ventesimo in Europa e in America Latina; il significato dei luoghi come elementi di cristallizzazione e trasmissione delle memorie nello spazio pubblico, partendo dalla teorizzazione di Pierre Nora e ripercorrendo le rivisitazioni proposte da parte di studiosi di diverse latitudini per l’analisi delle memoria conflittive del secolo XX. Questo primo capitolo culmina in un quadro concettuale nel quale, partendo con una riflessione radicata nel presente, si mostra il Palazzo de La Moneda come luogo della memoria, edificio-símbolo che puó essere letto allo stesso tempo come una parabola della storia del Cile e come uno specchio nel quale leggere le dinamiche di costruzione e ricostruzione del passato nazionale. Il secondo capitolo ha per oggetto l’11 settembre del 1973 e appunta a mettere in luce il processo di costruzione di verità e miti su quello che successe nel palazzo quel giorno: la morte del presidente Allende, la distruzione dell’edificio, la morte di collaboratori e ministri impegnati in una difesa armata del Palazzo. Si tratta di un racconto tridimensionale nel quale si mostra la memoria come incontro di diverse soggettività, come lavoro fatto di silenzi, nostalgie e manipolazioni e come ambito di una complessa confluenza tra il lavoro dello storico e quello dei testimoni oculari e dei diversi gruppi di commemoratori impegnati nella costruzione della verità storica nello spazio pubblico. I capitoli successivi hanno una struttura sostanzialmente cronologica, anche se la loro logica di costruzione rende conto delle diverse “densità” del tempo con cui deve necessariamente misurarsi una storia interessata al simbolo, alla soggettività, alla rappresentazione. Il terzo capitolo abborda la storia del Palazzo dalla sua costruzione fino algiorno del bombardamento: in questo lungo excursus si evidenzia che la storia dell’edificio corrisponde con quella di un “laboratorio della nazionalizzazione” nel quale si depositano - selettivamente e in epoche successive - diversi strati di memoria che mostrano il processo non lineare di costruzione di quei valori nazionali intorno ai quali il potere convoca i suoi cittadini nelle diverse tappe della storia del Cile indipendente. A continuazione, gli ultimi tre capitoli analizzano le pratiche di riscrittura e di trasformazione di questo “laboratorio” nel periodo posteriore al cambio di regime. Si abbordano gli anni in cui il Palazzo rimase distrutto, mettendo in relazione i concetti di memoria e trauma collettivo; si analizza la restaurazione messa in atto dal regime autoritario, diretta a fare del Palazzo una metafora della ricostruzione della Patria e il cui risultato mostra l’instaurazione di un linguaggio tecnico patrimoniale che va a sovrapporsi e a sostituirsi al racconto e alla memoria della storia recente. Gli ultimi due capitoli sono dedicati alle politiche e alle pratiche della memoria delle quali il Palazzo è oggetto e scenario nei due decenni di transizione alla democrazia (1990-2010). In questa fase si vede questo luogo come uno spazio privilegiato di conflitto tra diverse volontà di memoria, silenzio e commemorazione. Queste pratiche ed estetiche della memoria mostrano come il processo di rinegoziazione intorno al passato tra diversi attori sociali e istituzionali, sia un elemento chiave della ricostruzione di uno spazio sociale democratico che segue lo scongelamento del discorso unico imposto dalla dittatura. L’ultimo capitolo abborda l’ultima fase della transizione alla democrazia e mostra come, dall’anno 2000, questo processo conflittivo di riscrittura del passato converge in una serie di politiche e pratiche della memoria intorno al Palazzo, che indicano la configurazione di una memoria nazionale e condivisa che, anche se densa di silenzi e manipolazioni, sembra giungere alla ricomposizione della frattura aperta nel 1973 e alla instaurazione di una nuova memoria democrática con la quale il paese si affaccia alla celebrazione del Bicentenario della sua Indipendenza. La ricerca si basa su un ampio ventaglio di fonti eterogenee: pubblicazioni di architettura e urbanismo relative all’edificio e alle trasformazioni del suo contesto urbano; giornali e riviste di attualità di diversa tendenza politica selezionati in corrispondenza con eventi specialmente rilevanti per la storia del Palazzo; documenti di archivio provenienti dal Consejo de Monumentos Nacionales, dal Ministerio de Obras Públicas e dalla Contraloría General de la República; documenti conservati negli archivi di associazioni specialmente attive intorno al Palazzo, come la Fundación Salvador Allende, la Agrupación de Familiares de Detenidos Desaparecidos y Ejecutados de La Moneda, il Dipartimento di Storia e Patrimonio delle Forze Armate; documenti fotografici e audio visuali; materiali di divulgazione relativi all’edificio; pubblicazioni autobiográfiche e testimoniali; testi poetici e letterari. La ricerca include quindici interviste inedite a testimoni oculari del colpo di Stato; architetti e artisti implicati nei successivi progetti di restauro e commemorazione; dirigenti di organizzazioni della società civile promotrici di iniziative di commemorazione effettivamente realizzate o no. Il risultato è un racconto corale in cui il Palazzo de La Moneda prende vita come spazio fisico e simbolico in cui si contrappongono, convergono e cristallizzano i processi che tracciano il percorso di costruzione di una memoria pubblica sul passato recente in Cile.
URI: http://hdl.handle.net/2307/6064
Access Rights: info:eu-repo/semantics/openAccess
Appears in Collections:X_Dipartimento di Studi storici geografici antropologici
T - Tesi di dottorato

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