Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/5931
Title: Nuovo teatro guadalupano : immagine e immaginario della Virgen de Guadalupe nel teatro di Rodolfo Usigli, Óscar Liera e Miguel Ángel Tenorio
Authors: Di Matteo, Angela
metadata.dc.contributor.advisor: Cattarulla, Camilla
Keywords: Madonna di Guadalupe
teatro messicano
icona sacra
immaginario collettivo
antropologia della letteratura
Issue Date: 6-Jun-2016
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: Questo lavoro nasce dal desiderio di ripensare la simbologia dell’immagine della Madonna di Guadalupe all’interno della letteratura teatrale messicana degli ultimi decenni, che ha dedicato parte della sua riflessione all’icona-simbolo dell’identità spirituale nazionale. Ci inseriamo nel dominio degli studi guadalupani proponendo uno studio che sviluppi le proiezioni identitarie che coniugano l’immagine sacra all’immaginario collettivo messicano attraverso l’analisi di tre opere della letteratura drammatica della seconda metà del Novecento: Corona de luz (1963) di Rodolfo Usigli, Cúcara y Mácara (1977) di Óscar Liera e Travesía guadalupana (1993) di Miguel Ángel Tenorio. Nel corso del nostro lavoro studieremo come agisce l’elemento iconico all’interno del testo teatrale facendo costante riferimento all’immaginario culturale che si muove dietro i confini materiali dell’immagine e che collabora alla costruzione dell’impalcatura semantica delle opere. L’immagine, strumento narrativo presente nel testo, e l’immaginario, sottotesto invisibile presente negli occhi del lettore-spettatore, rappresentano i due riflessi dello stesso specchio: se l’immagine vive grazie all’immaginario in cui si riflette, a sua volta l’immaginario permette di leggere l’immagine riflessa. Nel momento in cui l’immagine entra in scena, infatti, chiama immediatamente sul palco anche l’immaginario del pubblico in sala che, elaborando la relazione testo-immagine, realizza le finalità simboliche delle pièces. Ci avvicineremo all’iconosfera guadalupana del teatro di Usigli, Liera e Tenorio non attraverso le forme estetiche dell’arte ma avvalendoci degli strumenti polimorfici della prospettiva inaugurata da Aby Warburg che trova nei visual culture studies un’ermeneuticache tiene conto anche dell’antropologia dell’immagine e dell’uso sociale delle immagini1, ovvero di quei percorsi di interpretazione capaci di tradurre il rapporto tra il simbolo e la geografia socio-culturale di appartenenza. Nella prima sezione di questo lavoro vengono tracciati gli strumenti metodologici utili a comprendere, da un punto di vista teorico, cosa è un’immagine, di quali e quanti parti si compone e come agisce un’immagine sacra nella percezione dello spettatore-interprete. Studieremo allora quel lato invisibile dell’icona che non possiamo esperire attraverso la percezione sensibile e che si ubica nello spazio simbolico che l’occhio non può raggiungere se non puntando lo sguardo verso l’immaginario che si dispiega al di là dell’immagine. Lo spazio dell’invisibilità, ovvero lo spazio dell’interpretazione del senso, è il luogo in cui l’immagine si realizza in tutte le sue declinazioni ermeneutiche e si dà per ciò che rappresenta e non soltanto per ciò che raffigura. L’icona diviene allora lo spazio del simbolico, della riunificazione della materia rappresentante con l’idea rappresentata. Nella seconda sezione vediamo come la Madonna di Guadalupe, penetrando l’orizzonte spirituale messicano, abbia creato, a partire dalla devozione per la sua immagine, un intero immaginario simbolico che ha determinato la formulazione dell’identità nazionale. L’immagine sacra, inizialmente soglia personale col divino che impone una relazione individuale con il fedele, successivamente prende corpo nell’immaginario messicano proiettandosi nello spirito della nazione: da oggetto di devozione privata, l’immagine si converte in un’esperienza di massa, configurandosi come l’emblema di un insieme di valori, esperienze, ideali e speranze dell’intera comunità. Analizzando l’iconicità dell’immagine messicana, ovvero la proprietà che la rende veicolo visibile di significati invisibili, abbiamo studiato la relazione tra l’icona guadalupana e l’opera di marianizzazione della Colonia messa in atto dalla retorica visuale spagnola. Elemento imprescindibile nello studio degli immaginari collettivi, le immagini rappresentano non solo una traccia visibile ma un documento culturale in cui l’identità nazionale deposita la propria eredità. Attraverso un percorso storico-letterario che abbraccia la storia del guadalupanismo dal XVI al XXI secolo, disegneremo allora i contorni della memoria visuale collettiva che, a partire dall’icona guadalupana, ha saputo costruire la propria coscienza identitaria.Nell’ultima sezione, infine, scopriamo come la relazione immagine-immaginario non solo partecipi all’impalcatura testuale dell’opera teatrale ma sia il fulcro centrale da cui gli autori articolano le rispettive riflessioni intorno al potere delle immagini, alla ricezione del sacro e al radicamento dell’immaginario guadalupano nei processi di costruzione identitaria. I testi di Rodolfo Usigli, Óscar Liera e Miguel Ángel Tenorio, profondamente legati alla realtà messicana nazionale, non possono dunque essere slegati da quell’universo linguistico, religioso, artistico e politico da cui hanno preso vita e su cui si sono modellati. Secondo un percorso che della semiotica dell’immagine guadalupana, ovvero dell’analisi della forma del segno sacro e delle sue interazioni con lo spettatore, raggiunge poi, nella seconda sezione, quella che potremmo definire una semantica della storia, e cioè uno studio diacronico che racconta le emanazioni letterarie e culturali prodotte dall’immagine sull’immaginario, tracciamo, infine, una proposta di sviluppo ermeneutico delle opere teatrali. Sulla scena di Usigli, Liera e Tenorio la percezione iconica dell’immagine e la percezione immaginifica dell’immaginario confluiscono in un’unica visione che permette di rielaborare la memoria storica del pubblico e di ripensare i contorni dell’identità presente. I testi che abbiamo analizzato offrono di fatto nuove prospettive di indagine alla riflessione sulle dinamiche sociali e religiose legate agli avvenimenti del Tepeyac e, differenziandosi per le ragioni che vedremo dalla precedente tradizione drammaturgica, fondano quello che qui per la prima volta prende il nome di Nuovo Teatro Guadalupano. Attraverso l’uso di un’icona mobile, che assume forme simboliche differenti, questa nuova drammaturgia si configura come il luogo in cui l’immagine e l’immaginario, il visibile e l’invisibile, si uniscono per consegnare allo spettatore le riflessioni, i dubbi e le provocazioni degli autori intorno all’identità messicana e all’eredità culturale guadalupana. Servendosi dello strumento iconico ed evocando le proiezioni immaginifiche ad esso correlate, il Nuovo Teatro Guadalupano ricrea e riformula le condizioni materiali e mentali del pubblico mentre l’unione immagine-immaginario, partecipando alla rappresentazione del mondo, traccia una storia identitaria in cui ogni spettatore può ritrovare il proprio orizzonte esperienziale. Ciò che questo teatro propone è la versione simbolica della realtà che proprio nella sua eccedenza di significato, che supera i contorni predefiniti della parola e della scena, del logos e dell’eidolon, si apre alle variazioni del possibile. Il medium teatrale, infatti, è davvero l’unico delle forme artistico-letterarie a possedere una mutevolezza strutturale intrinseca alla propria natura: luogo prediletto del molteplice e dell’irriproducibilità dell’esperienza, la dimensione scenica ospita di volta in volta infinite riformulazioni ermeneutiche. Nei testi di Usigli, Liera e Tenorio l’identità messicana viene costantemente spezzettata e ricostruita, ostentata e nascosta in un continuo gioco di rimandi e corrispondenze tra il palco e la platea. In questo spostamento, che va dall’immagine all’immaginario e viceversa, si realizza la missione del Nuovo Teatro Guadalupano che, scavalcando la quarta parete del pubblico, si proietta nella vita dei suoi spettatori tramutando la scena in quell’immagine praticabile (Brecht, 1957) in grado di influenzare e modificare la società.
URI: http://hdl.handle.net/2307/5931
Access Rights: info:eu-repo/semantics/openAccess
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T - Tesi di dottorato

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