Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/5891
Title: Dal teatro di Derek Walcott all'Éloge de la Créolité." Uno studio comparatistico e intermediale sulla costruzione di una poetica della creolità caraibica
Authors: Fei, Angelica
metadata.dc.contributor.advisor: Ambrosini, Richard
Keywords: Teatro
Derek Walcott
Creolità
Cha
Issue Date: 31-May-2016
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: La tesi vuole essere un tentativo di concettualizzare la specificità della letteratura caraibica, costruendo una prospettiva comparatistica tra le letterature di isole ed aree linguistiche diverse e al contempo attraverso un dialogo tra loro di opere teatrali, romanzi e saggi, un approccio intermediale. Al centro del lavoro troviamo la figura e l‟opera di Derek Walcott (1930-), il massimo poeta caraibico di lingua inglese, Premio Nobel nel 1992. Si è scelto di analizzare non già l‟opera poetica di Walcott ma il suo teatro, un ambito poco studiato anche a livello internazionale ma importantissimo in quanto prima forma artistica di elezione del giovane Walcott quando, nel 1959, fondò il Trinidad Theatre Workshop, la compagnia che avrebbe diretto fino al 1975. Negli anni Cinquanta e Sessanta egli cercò attraverso il laboratorio teatrale e la scrittura drammatica di coinvolgere le esperienze di un pubblico locale ricettivo e multiculturale, stimolando una riflessione collettiva sulle potenzialità espressive ed artistiche dell‟inglese caraibico e del patois. È nelle pièces che egli ha portato in tournée in tutta l‟area caraibica con la sua compagnia che si è realizzato infatti un progetto artistico collettivo volto all‟individuazione e alla liberazione della creatività locale: “eravamo convinti”, avrebbe poi ricordato in un saggio, “di creare non solo un‟opera teatrale ma un teatro, e non solo un teatro ma il suo contesto”. Per capire le tante implicazioni del suo impegno nel Workshop si è deciso nel primo capitolo di ricreare le dinamiche all‟interno del gruppo di attori durante le prove, svelando le tensioni culturali e di classe che egli seppe sintetizzare in modo creativo dando forma a un teatro volutamente antillano. A questa disamina del lavoro “concreto” del gruppo si affianca una panoramica di tutte le opere teatrali scritte da Walcott sino ad oggi e la descrizione di alcune messe in scena. Nel ripercorrere la vita del giovane poeta (e pittore), si illustra con l‟ausilio di brani tratti dai suoi saggi e delle sue pièces le scelte artistiche che lo hanno guidato nella creazione di un teatro concepito come azione volta a una decolonizzazione culturale, nell‟imminenza della conquista dell‟indipendenza politica dall‟impero britannico. Nel secondo capitolo si analizza il capolavoro del teatro di Walcott, Dream on Monkey Mountain (1967), una delle sue opere più conosciute, tradotte e rappresentate a livello internazionale. Testo di svolta all‟interno della produzione artistica dell‟autore, concepita all‟insegna dell‟ibridismo, dell‟incontro e della fusione di disparate culture, Dream è stata l‟opera che ha permesso a Walcott di realizzare concretamente un teatro nazionale apprezzato anche all‟estero, in particolare negli Stati Uniti. Dream on Monkey Mountain è il modello per eccellenza di quello che Walcott ha definito “stile mulatto,” nel quale si fondono metodi ed esperienze teatrali diversi, tra cui il teatro Nō e Kabuki, testi di Georg Büchner e August Strindberg. Il senso di queste citazioni si può cogliere in un commento di qualche anno più tardi: “più crescevo e mi sentivo sicuro di me”, avrebbe ricordato Walcott, “più per capire il mio mondo avevo bisogno di diventare onnivoro riguardo all‟arte e alla letteratura”. Nel corso dell‟analisi di Dream on Monkey Mountain emerge un discorso metateatrale sull‟identità caraibica estremamente complesso. Per valorizzare la ricchezza di significati di questo discorso, si ricorre nel terzo capitolo a un‟operazione intertestuale, con l‟intento di illuminare retroattivamente il testo teatrale del 1967 usando le idee contenute in un saggio del 1989, quell‟Éloge de la créolité scritto da tre autori e intellettuali martinicani, Jean Bernabè, Patrick Chamoiseau e Raphaël Confiant, che rappresenta il tentativo più compiuto di fondare su basi teoriche una poetica della creolità. Analizzando in parallelo i cinque criteri esposti dai creolisti nell‟ Élogee le idee esposte nella saggistica walcottiana, si vuole dimostrare come la pratica drammaturgica di Walcott negli anni Sessanta si possa dire di aver realizzato in anticipo il concetto di „creolità‟ elaborato dai tre intellettuali francofoni alla fine degli anni Ottanta. Ricostruire le fila di questo discorso è uno degli obiettivi principali di questa tesi. II L‟ipotesi di una continuità tra “lo stile mulatto” del teatro walcottiano e la teoria della créolité avanzata dai tre autori martinicani trova conferma nella vicinanza che Walcott ha manifestato nei confronti di un capolavoro come Texaco (1992), il romanzo di Chamoiseau che tanta importanza ha avuto nel dibattito sulla rivalutazione della lingua creola, nonché sul ruolo della memoria collettiva e del racconto tradizionale folclorico nella pratica letteraria di questi tempi. A completare il quadro, il terzo capitolo contiene anche un paragrafo dedicato ad Aimé Césaire (1913-2008) ed al movimento letterario e culturale della négritude, cui tante volte sia gli autori dell’Eloge de la Créolité che il loro maestro Édouard Glissant (1928-2011) hanno fatto riferimento.
URI: http://hdl.handle.net/2307/5891
Access Rights: info:eu-repo/semantics/openAccess
Appears in Collections:Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Straniere
T - Tesi di dottorato

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