Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/5045
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dc.contributor.advisorFiorentino, Francesco-
dc.contributor.authorRusciano, Dora-
dc.date.accessioned2016-07-05T09:53:59Z-
dc.date.available2016-07-05T09:53:59Z-
dc.date.issued2015-06-05-
dc.identifier.urihttp://hdl.handle.net/2307/5045-
dc.description.abstractIn questo lavoro di ricerca si è inteso proporre un’interpretazione dell’opera di due interessanti scrittrici tedesche contemporanee, Ann Cotten e Ulrike Draesner, alla luce di quello che si è definito ‘paradigma della traduzione’. Alla base di questa scelta, vi è una concezione della traduzione non solo come riscrittura di un testo da una lingua all’altra, ma più in generale come pratica dell’interazione interlinguistica. Di tale prassi si è cercato di mettere in luce il grande valore euristico. Si è sostenuto che dalla traduzione scaturisce una più profonda consapevolezza del linguaggio in generale e, soprattutto, del particolare modo in cui le lingue costruiscono il senso di appartenenza culturale e l’identità. Visto attraverso la traduzione, infatti, il nesso tra lingua e identità muta completamente. Paradossalmente, proprio in traduzione la lingua non erige più muri, non crea barriere insormontabili, ma piuttosto si fa soglia. Su questa soglia, nel punto di contatto tra le lingue, anche quello che sembra intraducibile acquista significato nella pratica della differenza. E proprio in tale pratica si può scorgere un nuovo modello di identità, che renda conto della complessità della contemporaneità globalizzata e si fondi sulla continua rinegoziazione di ciò che è proprio e di ciò che è estraneo. Ann Cotten e Ulrike Draesner hanno potuto sperimentare tutto ciò nel proprio stesso vissuto. Ann Cotten, perfettamente bilingue, è nata negli Stati Uniti e cresciuta in Austria. L’inglese, sua lingua madre, si è rivelato ben presto per lei come solo uno dei tanti modi in cui entrare in relazione con il mondo. Nata in un piccolo paesino della Baviera da una famiglia che è di per sé un conglomerato di culture diverse, Ulrike Draesner ha iniziato a guardare alla propria lingua da una prospettiva straniata a seguito di un lungo soggiorno in Inghilterra. Nessuna delle due però presenta l’insorgere di una prospettiva essofonica dal punto di vista tematico. Cotten non racconta l’esperienza di vita che l’ha portata a non avere familiarità né con l’inglese né con il tedesco; essa, piuttosto, rende il lettore partecipe della decostruzione e rinegoziazione dei significati delle lingue e delle forme del linguaggio. Draesner, a sua volta, scrive addirittura nella propria lingua madre, eppure può essere considerata un’autrice essofonica perché si posiziona fuori di essa e mette il lettore nella condizione di fare altrettanto. In questo senso, nella loro scrittura si può riconoscere il paradigma della traduzione e nelle loro opere esso dispiega tutto il suo enorme potenziale.it_IT
dc.language.isoitit_IT
dc.publisherUniversità degli studi Roma Treit_IT
dc.subjectmemoriait_IT
dc.subjecttraduzioneit_IT
dc.subjectlinguaggioit_IT
dc.subjectessofoniait_IT
dc.titleUlrike Draesner e Ann Cotten: il paradigma della traduzione nella poesia contemporaneait_IT
dc.typeDoctoral Thesisit_IT
dc.subject.miurSettori Disciplinari MIUR::Scienze dell'antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche::LETTERATURA TEDESCAit_IT
dc.subject.isicruiCategorie ISI-CRUI::Scienze dell'antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche::Literatureit_IT
dc.subject.anagraferoma3Scienze dell'antichita', filologico-letterarie e storico-artisticheit_IT
dc.rights.accessrightsinfo:eu-repo/semantics/openAccess-
item.languageiso639-1other-
item.fulltextWith Fulltext-
item.grantfulltextrestricted-
Appears in Collections:Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Straniere
T - Tesi di dottorato
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