Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/5022
Title: La cineteca di Babele. Sommersi e salvati nella rete dell’abbondanza filmica
Authors: Latini, Guglielmo
metadata.dc.contributor.advisor: Menduni, Enrico
Keywords: archivio
youtube
cinema
streaming
over the top
Issue Date: 4-Jun-2015
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: "Il cinema è un'invenzione senza avvenire”. Le parole attribuite ad Antoine Lumière, padre di Louis e Auguste, furono certamente poco ottimiste rispetto alle sorti del neonato cinematografo, ma in più di un’occasione nell’ultimo secolo questo è stato dichiarato moribondo, prima con l'avvento dell'apparecchio televisivo, negli anni '50, poi con il VHS e il DVD, e infine a causa di un ulteriore ostacolo aggiuntosi alla già numerosa schiera dei "rivali" del cinema: Internet. La Rete si è contraddistinta (soprattutto nella sua incarnazione 2.0) per l'inesauribile catalogo di prodotti culturali che ha saputo mettere a disposizione dei suoi utenti: tra questi, il cinema. Siti di streaming legali (i cosiddetti Over-The-Top) o illegali, con link a migliaia di film, sono diventati in pochissimi anni una realtà diffusissima e (forse) inarrestabile; negli stessi anni si è diffuso poi YouTube, capostipite e leader dei siti-archivio dell’audiovisivo, sconfinata mediateca in grado di permettere agli amatori di pubblicare la propria produzione audiovisiva, ma anche di pubblicare sequenze appartenenti a opere in passato distribuite in sala, e non da ultimo di permettere interventi amatoriali su prodotti già editi, personalizzando così in infiniti modi la versione originale dell’opera. C’è quindi una larghissima proliferazione di oggetti semi-amatoriali, ibridi tra la volontà originaria dell’autore e quella del fan, del parodista, del citazionista. Il web, se il suo impatto complessivo sulle attività umane continuerà con la stessa forza negli anni a venire, si costituirà come luogo decisionale, quindi di potere culturale e politico, anche per ciò che riguarda la storia e la memoria del cinema. Gli apparati che hanno deciso le sorti di un’opera cinematografica (il suo essere “sommersa o salvata”) nel corso del Novecento sono stati diversi: a questi già numerosi fattori in grado di determinare la sopravvivenza di un’opera si aggiunge oggi l’azione della Rete, sia per vie non dipendenti alla volontà del pubblico di massa (gli OTT), sia per vie che chiamano in causa l’enorme potere decisionale degli utenti. L’epoca del frammento, della brevità, del multitasking, sembra avere un effetto pervasivo di cultualizzazione sulla storia del cinema, perché l’opera viene “scardinata” in modo da poter ricordare solo parti di essa, prescindendo dal loro rapporto originario con il tutto. “Coloro un tempo conosciuti come il pubblico” definiscono un nuovo immaginario di riferimenti cinematografici, forse slegato da quello finora proposto dall’accademia, dalla critica dei professionisti e in generale dagli apparati di mediazione tra produttori e fruitori. Quali film, in questa nuova canonizzazione della storia del cinema, continueranno ad essere preservati, archiviati, citati e soprattutto visti, e quali invece soccomberanno a questa selezione? Esistono opere filmiche che per propria “costituzione” sono più adatte a questo tipo di consumo? La memoria visiva del cinema e del mondo è oggi affidata ad un archivio globale di dimensioni spropositate, seppur virtuali, del quale come utenti ci troviamo ad essere i curatori: a noi la libertà di farne ciò che vogliamo, a noi la stessa responsabilità.
URI: http://hdl.handle.net/2307/5022
Access Rights: info:eu-repo/semantics/openAccess
Appears in Collections:Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo
T - Tesi di dottorato

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