Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/40555
Title: Sulla Natura la Contemplazione e l’Uno : retroterra filosofico e struttura argomentativa
Authors: Campana, Filippo
Advisor: Chiaradonna, Riccardo
Keywords: Plotino
Enneadi
Issue Date: 30-Apr-2019
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: Il percorso compiuto ha inteso mostrare che, se si assume il trattato III 8 [30] come opera indipendente senza ridurlo ad una sintesi o introduzione al pensiero di Plotino, esso risulta un luogo privilegiato per illuminare questioni centrali nell’intepretazione delle Enneadi al centro dell’odierno dibattito. La struttura del trattato e l’originalità degli argomenti affrontati impediscono di considerarlo alla pari di un proemio. Al contrario, esso spicca per completezza e autonomia seguendo un unico percorso argomentativo che a partire dalla produzione dell’ultima forma sensibile da parte della Natura gunge fino al Primo Principio. Il trattato non ha uno scopo polemico e non è una risposta allo gnosticismo, pur proponendone una radicale alternativa. Innanzitutto, per l’assenza di riferimenti diretti allo gnosticismo, in secondo luogo, in quanto i riferimenti del trattato si inseriscono in tutt’altro dibattito che vede un ruolo centrale nell’impiego e nella confutazione di posizioni peripatetiche. Dunque, una lettura del trattato libera dagli echi della proposta di di Harder e Narbonne, è la via più fruttuosa per evidenziarne le potenzialità. La questione delle fonti dell’opera costituisce un tema ampio e non ancora esaurito. Innanzitutto, il trattato si inserisce all’interno del dibattito sull’interpretazione della generazione del cosmo nel Timeo. Tuttavia, la proposta di Plotino si distingue significativamente dai dibattiti medioplatonici per l’inscindibile unione tra la sua lettura dei testi platonici e gli assunti complessivi del suo sistema. La distinzione tra l’esegesi plotiniana e quella mediplatonica è inoltre segnata dall’abbondante riferimento plotinino ad argomentazioni peripatetiche impiegate paradossalmente per avvalorare un sistema platonico. Questo è quello che accede nel secondo capitolo del trattato III 8 [30], dove l’interpretazione allegorica della produzione demiurgica è sostenuta a partire da riferimenti a quanto Aristotele afferma nell’opera Il Movimento degli Animali e Alessandro di Afrodisia in Sulla Provvidenza. In proposito il presente percorso ha tentato di evidenziare come il ruolo delle opere biologiche di Aristotele possa svolgere nel pensiero di Plotino un compito di maggior rilievo rispetto a quanto fin ora evidenziato dalla critica. Il riferimento a Il Movimento degli Animali nel secondo capitolo del trattato III 8 [30] permette a Plotino di compiere il passo fondamentale in grado di confutare la produzione artigianale ed inserire un principio immobile del movimento. Con ciò Plotino riprende dal testo aristotelico anche il rifiuto di identificare il motore immobile con una parte dell’universo, assunto che lo condurrà paradossalmente a negare una concezione ilemorfica della Natura e presentare, al contrario, la sua teoria della processione dei λόγοι per doppia attività. Allo stesso tempo, Il Movimento degli Animali sarà sfruttato da Plotino per sostenere la sua teoria della πρᾶξις, infatti, partendo dalla conceizione aristotelica della πρᾶξις diretta ad un oggetto del desiderio esterno (ὀρεκτόν) Plotino compirà il passo ulteriore di identificare l’oggetto dell’azione con un oggetto di contemplazione (θεώρημα), il che permetterà di ricondurre finalmente la πρᾶξις alla contemplazione. Tali riferimenti in punti centrali dell’argomentazione plotiniana possono rappresentare uno spunto per riconoscere un più ampio ruolo delle opere biologiche aristoteliche all’interno delle Enneadi. Per quanto riguarda i riferimenti ad Alessandro di Afrodisia, più frequenti tra gli interpeti, è opportuno notare, innanzitutto, il rilievo del trattato Sulla Provvidenza nella determinazione della natura come ἄλογος δύναμις e la possibilità che, in particolare alla luce degli studi Rashed, sia possibile evidenziare un ruolo ancora maggiore del pensiero di Alessandro nella concezione plotiniana della natura e della provvidenza. Se la completezza tematica del trattato III 8 [30] impedisce di considerarlo un proemio, allo stesso tempo esso non può neppure essere ridotto ad introduzione generale al sistema plotiniano. La specificità del trattato non consiste, infatti, in una somma di argomentazioni introduttori su differenti gradi ontologici, ma nella considerazione del rapporto causale che tra essi intercorre. In primo luogo, dalla considerazione nei rapporti causali, in particolare nel secondo capitolo del trattato, è emersa la necessità di riformulare il principio del Prior Possession di Emilsson alla luce dell’eterogeneità della causa nei confronti del causato. noltre, l’indentificazione di θεωρία e ποίησις ha segnato una radicale identificazione della causalità con la processione dai principi secondo il modello della doppia attività che culmina nell’ἐνέργεια intellettuale. Il trattato non lascia, quindi, spazio ad alcun ragionamento pratico sul modello della proposta di Caluori. Al contrario, assieme alla riconduzione della πρᾶξις a un indebilimento della θεωρία, anche il λογισμός pratico ricade in un livello inferiore rispetto alla produzione naturale per contemplazione non lasciando spazio per altra causalità rispetto alla generazione necessaria e spontanea. Il trattato conferma, dunque, l’identificazione proposta da Noble e Powers della demiurgia plotiniana con una progressione secondo la doppia attività. Il riconoscimento della causalità come progressione verticale dai principi conduce il linguaggio ad esprimere una realtà che lo oltrepassa. Ciò non comporta, tuttava, una rimozione del linguaggio, come nella proposta di Rappe, ma un suo differente impiego. È possibile un nuovo impiego del linguaggio, innanzitutto, in quanto esso è condizionato dall’oggetto della propria indagine e non vicversa, in secondo luogo, in quanto il linguaggio può essere guidato da chi ha già compiuto l’ascesa e raggiunto una verità non discorsiva. Nel trattato III 8 [30] la via remotions della contemplazione naturale ha permesso alla Natura come Principio incorporeo di emergere in quanto punto focale. Ciò avviene, in primo luogo nella prosopopea della Natura, dove Plotino esprime una verità non linguistica in un linguaggio dichiarativo identificando il proprio punto di vista prospettico con quello della Natura e, successivamente, nella ricomprensione delle dichiarazioni dell Natura nel percorso argomentativo del trattato. Nei capitoli successivi, il trattato mostra la possibilità di accedere a verità non discorsive attraverso l’impiego dell’analogia. L’analogia non è uno strumento retorico, innanzitutto, in quanto esprime di per sé un rapporto tra immagine e archetipo, in secondo luogo, in quanto elemento di una dialettica tra argomentazione e espressione di verità non discorsive secondo tre momenti: l’esposizione dell’immagine e dei rapporti tra gli elementi presenti in essa; la posizione della chiave d’interpretazione dell’immagine; la comprensione della verità non discorsiva celata nell’analogia per quanto possibile al linguaggio. Dunque, se il linguaggio è ben condotto da chi ha accesso a verità non discorisva e pone come punto prospettico le realtà che lo precedono può esprimere una realtà non discorsiva secondo il modello della doppia attività. Se Bréhier ha individuato lo scopo del trattato nell’unità fondamentale della realtà, a ciò è opportuno aggiungere che tale unità può essere osservata grazie ad un percorso che, a partire dal paradosso iniziale della contemplazione, condurrà il lettore a mutare il punto di visto prospettico fino a osservare tutta la realtà alla luce dell’unità del Primo Proncipio. È l’ultima analogia a mostrare il percorso stesso compiuto dal trattato: Ὡς δὴ ὁ ἀναβλέψας εἰς τὸν οὐρανὸν καὶ τὸ τῶν ἄστρων φέγγος ἰδὼν τὸν ποιήσαντα ἐνθυμεῖται καὶ ζητεῖ, οὕτω χρὴ καὶ τὸν νοητὸν κόσμον ὃς ἐθεάσατο καὶ ἐνεῖδε καὶ ἐθαύμασε τὸν κἀκείνου ποιητὴν τίς ἄρα ὁ τοιοῦτον ὑποστήσας ζητεῖν, [ἢ ποῦ] ἢ πῶς, ὁ τοιοῦτον παῖδα γεννήσας νοῦν, κόρον καλὸν καὶ παρ’ αὐτοῦ γενόμενον κόρον. Dallo sguardo rivolto al cielo per ricercare il Principio della Natura è necessario giungere ad un nuovo sguardo rivolto all’Intelletto in grado di indirizzare la ricerca verso il Primo Principio. Sia la prima che la seconda ricerca sono espresse dal verbo ζητεῖν, ma gli atti del primo osservatore sono espressi dai verbi ἀναβλέπειν, ὁρᾶν, ἐνθυμεῖσθαι, mentre quelli del secondo osservatore sono espressi dai verbi θεᾶσθαι, ἐνορᾶν, θαυμάζειν. Così nel trattato un’unica ricerca sul principio della Natura ha condotto ad una seconda ricerca, sull’Intelletto e il Primo Principio, ma affinché sia possibile rivolgersi ai primi livelli del sistema metafisico plotiniano è necessario un cambiamento nello sguardo di colui che ricerca. Un cambiamento che conduce anche il linguaggio ad assumere un nuovo punto prospettico.
URI: http://hdl.handle.net/2307/40555
Access Rights: info:eu-repo/semantics/openAccess
Appears in Collections:Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo
T - Tesi di dottorato

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