Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/40315
Title: Per la nuova edizione del De Verborum significatione di Sesto Pompeo Festo: tradizione manoscritta e specimen di testo critico (lettera O).
Authors: DI MARCO, ALESSIA
Advisor: DE NONNO, MARIO
Keywords: Festo
Lessicografia
De verborum significatione
Filologia latina
Issue Date: 16-Jul-2018
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: La presente tesi di dottorato ha per oggetto la riconsiderazione della tradizione del De verborum significatione di Sesto Pompeo Festo, corredata da uno specimen di testo critico. L’esigenza di superare l’edizione corrente è stata più volte sollevata, nel corso del più recente dibattito bibliografico relativo al glossario festino, da parte di vari studiosi, i quali, avendo dedicato negli ultimi anni contributi specifici al De verborum significatione, hanno rilevato – pur senza negare gli indubbi meriti che vanno riconosciuti a W. M. Lindsay – i gravi limiti della sua edizione teubneriana del testo, soprattutto dal punto di vista della documentazione relativa alla tradizione manoscritta. In primo luogo, infatti, il testimone dal quale deriva tutta la tradizione oggi conservata dell'opera festina, il codice Neap. IV A 3, non fu mai direttamente studiato dal suo ultimo editore. Per ciò che riguarda poi la testimonianza delle copie umanistiche, fondamentali per la costitutio textus del De verborum significatione a causa della perdita, dopo la riemersione di F nella seconda metà del XV secolo, di alcuni suoi fascicoli (VIII, X e XVI), oggi ricostruibili solo grazie alla testimonianza di tali apografi, la documentazione del Lindsay è ancor più gravemente carente. Per supplire a questi limiti, ho scelto dunque di intraprendere un riesame completo e diretto della tradizione manoscritta, nonché di quella a stampa. La tesi si apre con un capitolo relativo alla vexata quaestio dei rapporti tra Verrio Flacco e Festo, che si pone come obiettivo quello di riconsiderare criticamente, aldilà dei rigidi schemi che hanno condizionato sinora il dibattito, la struttura dell’opera e l’apporto originale di Festo. Il secondo capitolo è poi dedicato a una descrizione puntuale di tutti i testimoni del De verborum singificatione ad oggi noti; il terzo si occupa invece di riconsiderare la tradizione a stampa del testo, con particolare attenzione alle soluzioni editoriali adottate nei confronti di un vettore materiale in condizioni di conservazione del tutto singolari com’è il codice farnesiano. Il quarto capitolo, fulcro del lavoro, è relativo alla ricostruzione dei rapporti stemmatici tra i testimoni, ed è frutto di una collazione integrale della tradizione, che mi ha convinto della necessità di tracciare stemmi non coincidenti per le varie porzioni in cui il codice Farnesiano si trovò ad essere smembrato dopo la sua riscoperta in età umanistica. Sulla base dei presupposti metodologici acquisiti grazie a tale lavoro di ricerca, si è scelto di dedicare l’ultima parte della tesi alla constitutio textus vera e propria, selezionando una porzione di testo che permettesse di rappresentare il maggior numero possibile di situazioni con cui l’editore festino si deve confrontare, e di fornire quindi uno specimen significativo, anche dal punto di vista metodologico, dei progressi che si possono fare sia in relazione alle porzioni di testo trasmesse dal codice napoletano, che in relazione a quelle oggi testimoniate solo dai suoi apografi umanistici. Ho scelto poi di corredare il testo, complesso anche dal punto di vista linguistico e contenutistico, con adeguati strumenti esegetici: una traduzione in italiano e delle note che rendano ragione di alcune delle problematiche più spinose.
URI: http://hdl.handle.net/2307/40315
Access Rights: info:eu-repo/semantics/openAccess
Appears in Collections:Dipartimento di Studi Umanistici
T - Tesi di dottorato

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