Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/3992
Title: La figura mitica di Capaneo nella cultura greca e latina
Authors: Bergerard, Lorenzo
metadata.dc.contributor.advisor: Cerri, Giovanni
Issue Date: 31-Mar-2011
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: Il presente lavoro verte sul mito di Capaneo e prende in esame tutte le testimonianze letterarie antiche ad esso pertinenti, senza trascurare il dato iconografico. Com’è noto Capaneo è uno degli eroi che, al seguito di Polinice e Adrasto, attaccarono Tebe per spodestarne Eteocle: salito sulle mura della città nemica egli osò sfidare Zeus e venne da lui fulminato. Il mito, di grande semplicità (almeno in apparenza), è testimoniato da vari autori, da Omero, che peraltro si limita a nominare l’eroe, fino a Libanio. Particolare attenzione è stata rivolta alle opere drammatiche, in cui il personaggio, pur senza mai comparire in scena, viene evocato con una certa frequenza, e in passi di discreta ampiezza e notevole spessore semantico: Sette contro Tebe (423-456), Antigone (127-149), Supplici di Euripide (860-871, 990- 1030 e passim), Fenicie (1172-1186). Le varie testimonianze, oltre ad essere singolarmente oggetto di specifica disamina filologica, sono state messe a confronto tra loro, al fine di individuare le varianti mitiche e di valutarne la portata. Di estremo interesse, a tal riguardo, è il caso delle Supplici euripidee, che offrono una situazione sorprendente: anzitutto Adrasto, nel discorso funebre pronunciato in onore dei duci argivi, celebra enfaticamente Capaneo per le sue virtù morali; quest’ultimo poi, in quanto folgorato, riceve un trattamento speciale e viene posto su una pira a lui riservata, una pira su cui si lancerà sua moglie Evadne, decisa ad immolarsi sulle spoglie del marito. La morte per folgorazione presso le culture antiche comportava delle forme di sacralizzazione, a prescindere dai meriti o dalle colpe del folgorato; e il gesto di Evadne sembra adombrare antichi rituali indoeuropei: Capaneo si colloca dunque entro una specifica dimensione religioso-antropologica, che spesso è stata messa in ombra da interpretazioni sbrigativamente ‘moralistiche’, tese cioè a cogliere esclusivamente gli aspetti negativi del personaggio ed a liquidare l’episodio come mero caso di u{briı punita. Dalla disamina emerge pertanto una figura mitica meno univoca e stereotipata di quanto non possa sembrare, pur nella fondamentale coerenza del mitologema. Il lavoro è evidentemente incentrato sulla letteratura greca, ma ampio spazio è stato riservato anche alla Tebaide di Stazio, in cui Capaneo ha un rilievo notevolissimo e assume una caratterizzazione psicologica che non ha pari negli autori precedenti. Gli ultimi due capitoli sono infine dedicati, rispettivamente, alla presenza di Capaneo nel canto XIV dell’Inferno dantesco e nella Fedra di d’Annunzio, due esempi emblematici di persistenza del mito classico nel corso dei secoli e della sua capacità di adattarsi alle nuove temperie culturali, pur mantenendo una fisionomia pienamente riconoscibile.
URI: http://hdl.handle.net/2307/3992
Access Rights: info:eu-repo/semantics/openAccess
Appears in Collections:X_Dipartimento di Studi sul mondo antico
T - Tesi di dottorato

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