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Title: L'oggetto e la sua trasfigurazione nei romanzi di Muriel Spark e Laura Mancinelli
Authors: Giorgio, Cinzia
metadata.dc.contributor.advisor: McCourt, John
Keywords: Spark
Mancinelli
Issue Date: 24-Apr-2012
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: Una delle costanti nei romanzi di Muriel Spark e Laura Mancinelli è l’uso sistematico dell’oggetto come protagonista di una narrazione. Un oggetto di uso comune e quotidiano, infatti, può essere talvolta protagonista di una storia. Sia Muriel Spark che Laura Mancinelli utilizzano spesso un oggetto che invade, rivela, lega, divide le vite dei protagonisti umani della vicenda narrata, diventando in tal modo il personaggio principale della storia. Il valore che entrambe riconoscono all’oggetto, elevandolo al rango di personaggio, ha permesso la comparazione tra due autrici apparentemente distanti tra loro, non tanto nel tempo e nello spazio, quanto per la scelta dello stile. Mentre Muriel Spark è cinica, acuta e brillante, Laura Mancinelli è poetica, introversa e leggera. Come molti altri autori, le due scrittrici hanno uno stile raffinato e ricercato, in cui l’attenzione alla singola parola costituisce una conditio sine qua non per lo sviluppo delle loro storie. Entrambe però utilizzano l’ironia per raccontare storie insolite ma nello stesso tempo ordinarie, dove l’ordinario non è sinonimo di concreto. L’oggetto protagonista rende questa discrepanza più forte e nello stesso tempo rende la storia più 3 intensa e credibile. Le situazioni bizzarre fanno da contrasto alle ambientazioni, metropolitane nella maggior parte dei casi in Muriel Spark, storiche in Laura Mancinelli. Tuttavia l’oggetto appare come un comune denominatore, molto presente e che interagisce al meglio con le storie di entrambe le autrici. L’oggetto non riveste semplicemente un ruolo simbolico, ma assurge a vero e proprio protagonista della vicenda narrata. Questa presenza costante nelle due scrittrici ha influenzato la scelta di comparare, confrontare e analizzare i loro romanzi. Sia Muriel Spark che Laura Mancinelli strutturano le loro storie in modo da scoprire le sfumature grottesche della condizione umana anche attraverso l’uso degli oggetti. Non traspare alcun giudizio personale, ma vi è per tutte e due un distacco ironico che, senza criticare direttamente la società, ne evidenzia gli aspetti più bizzarri. Gli oggetti, in una società fortemente globalizzata, hanno una valenza pari a quella dell’uomo stesso che li ha creati. Le due autrici sono pienamente consapevoli di creare loro stesse un oggetto, il libro, che vivrà poi di vita propria, senza la possibilità di poter cambiare il suo percorso di vita e di morte. La questione filosofica e di critica letteraria sull’oggetto-personaggio, presente nei primi due capitoli di questo lavoro, è pertanto necessaria a introdurre il tipo di oggetto quotidiano trasfigurato, che viene utilizzato nei romanzi di Muriel Spark e di Laura Mancinelli. I capitoli dedicati all’analisi delle opere delle due autrici sono stati organizzati in modo tale che siano presentate dapprima le caratteristiche peculiari delle tecniche narrative da loro utilizzate e della loro poetica. Si porrà così l’accento sull’importanza che assumono 4 gli oggetti nelle opere di entrambe. Dopodiché si passerà all’analisi di tre romanzi significativi per ciascuna autrice. Il criterio di selezione delle opere è stato prevalentemente influenzato dagli oggetti presenti nelle varie narrazioni e dal loro ruolo di protagonisti quasi assoluti delle vicende. Le opere di Muriel Spark scelte per l’analisi testuale, nelle quali è evidente il ruolo fondamentale di oggetto protagonista della vicenda narrata, sono: The Girls of Slender Means (Macmillan, 1963), The Abbess of Crewe (Bibelot, 2005, prima ed. 1974) e Loitering with Intent (Virago Press, 1981). The Girls of Slender Means è ambientato nella Londra del 1945. La città è devastata dalle bombe del secondo conflitto mondiale. Un residuo bellico che si trova nel loro cortile preoccupa le inquiline del May of Teck Club. Il romanzo è pieno di oggetti protagonisti: dal residuo bellico, che determinerà la fine dell’esistenza del club, alle lettere di Jane, al nastro contenente la poesia di Hopkins registrata da Joanna, al trattato di Nicholas, all’abito di Schiapparelli e al coltello del marinaio. Anche The Abbess of Crewe (1974) è un romanzo costellato di oggetti che prevaricano sugli stessi personaggi nella loro funzione di protagonisti. La storia narra della complicata scalata per la successione al ruolo di Badessa e degli intrighi interni a un convento di suore benedettine. Oggetti del romanzo sono le cimici che “infestano” l’abbazia e il ditale che incrimina Felicity, ma anche i libri di Machiavelli e le lettere che arrivano dal Vaticano. Un discorso analogo vale per il romanzo Loitering with Intent (1981). Fleur Talbot, la protagonista, è una giovane e promettente scrittrice alle prese con il suo primo romanzo. 5 Il manoscritto di Fleur a un certo punto viene rubato dal suo appartamento e la giovane autrice comincerà a cercarlo ovunque, arrivando anche a escogitare piani intricati e complessi per riaverlo. Quell’oggetto sparito e poi ritrovato cambierà la vita di Fleur e ne segnerà l’evoluzione, assieme ad altri due libri: la Vita di Benvenuto Cellini e l’Apologia pro vita sua di John Henry Newman. A parlare è proprio lei, Fleur, che narra della nascita, della perdita e del ritrovamento di quello che in quel momento era l’oggetto più importante della sua vita. E ha ragione: la pubblicazione del romanzo le darà la fama e il successo. In realtà la narrazione della genesi del suo scritto genera a sua volta una biografia, stavolta non di Cellini o Newman ma della stessa Fleur. Per Laura Mancinelli, invece, sono stati analizzati: La lunga notte di Exilles. Una sacra rappresentazione (Einaudi, 2006) e Il Codice d’Amore (Einaudi, 2002) a sua volta diviso in: Il Biglietto d’Amore e I Colori del Cuore. L’oggetto nei romanzi di Laura Mancinelli interagisce con gli altri personaggi, influenza l’intreccio e ha spesso per l’autrice un valore simbolico. La lunga notte di Exilles narra di una sacra rappresentazione, dedicata a San Rocco, che è anche il fulcro intorno a cui ruota l’intera comunità di Exilles. Il romanzo prende spunto dal passaggio del forte di Exilles dalla Francia ai Savoia, avvenuto dopo una notte di baldoria della guarnigione francese nel 1708. Un pupazzo di neve trasforma gli animi dei concittadini e, manipolato in diversi modi, determina il destino degli abitanti di Exilles. Un vero e proprio oggetto rivelatore, che però in questo caso ha anche valenza di oggetto che lega tra loro le vicende narrate ed è capace di incidere sui destini dei protagonisti della storia. Quando compare il pupazzo di neve, infatti, la sorte di Exilles cambia radicalmente. 6 Il volume Il Codice d’Amore infine raccoglie la trilogia che Laura Mancinelli aveva cominciato nel 2002. Si tratta di tre romanzi che hanno come perno centrale un oggetto prezioso, un codice di poesie d’amore, che lega tra loro i personaggi. È un oggetto che si forma e trasforma man mano che i protagonisti vivono le loro avventure e che lega indissolubilmente le loro vite. È una storia che prende il via da un manoscritto della fine del Trecento, che raccoglie le poesie d’amore dei cosiddetti “Minnesänger”, cantori d’amore tedeschi vissuti tra la fine del XII secolo e la fine del XIV. Il titolo del romanzo riprende il primo verso di una poesia di Johannes Hadlaub, che giovanissimo fu mandato dal suo padrone, il ricco mercante zurighese Rüdiger Manesse, a trascrivere tutte le poesie ancora reperibili conservate nei castelli e nei conventi: quelle poesie sono raccolte nel Codex Palatinus Germanicus della Biblioteca Universitaria di Heidelberg, meglio conosciuto come Codice Manesse. Anche in questo caso l’oggetto, il manoscritto, determina la storia del poeta e prende forma parallelamente allo sviluppo della narrazione. L’oggetto che si trasfigura, diventando il protagonista – talvolta assoluto – della narrazione rende il plot più forte e imprevedibile, catalizzando così l’attenzione del lettore. Nell’oggetto si riconosce immediatamente l’ente inanimato che ci si illude di possedere. È il caso di Fleur Talbot, protagonista di Loitering with Intent; così com’è il caso di Johannes Hadlaub in Il Biglietto d’Amore. Si tratta in entrambi i casi di manoscritti. Del resto ciò che un romanziere conosce meglio è proprio l’oggetto libro, che possiede, a cui da vita e per il quale è disposto a tutto – o quasi. Tuttavia moltissime opere, sia di Muriel Spark che di Laura Mancinelli, sono costellate non solo di libri ma 7 di oggetti di qualsiasi tipo. Non è un caso che una delle passioni che le accomuna sia proprio il collezionismo di oggetti, siano questi libri, documenti o spartiti. Entrambe hanno dedicato pagine molto significative delle loro autobiografie proprio agli oggetti a cui erano legate fin dall’infanzia. Oggetti che dalla vita vissuta sono passati poi alle loro opere. Ci si potrebbe chiedere come mai Muriel Spark e Laura Mancinelli abbiano utilizzato proprio oggetti di uso quotidiano come protagonisti di alcuni dei loro romanzi più significativi. Nei loro scritti autobiografici o nelle interviste, nessuna delle due in realtà fornisce una risposta vera e propria a questa domanda. Entrambe sono accumulatrici e collezioniste di oggetti, sono ben consce del ruolo preponderante che gli oggetti hanno assunto nell’era contemporanea. Gli oggetti, infatti, hanno sempre più assunto un ruolo centrale nelle nostre vite perché durano nel tempo, mentre tutto il resto o è già passato o passa via velocemente. L’illusione di eternità che l’oggetto regala è una delle ragioni dell’attaccamento dell’uomo alle cose che lo circondano. È anche la ragione per cui l’uomo combatte per possedere certi oggetti, illudendosi che questi sopravvivranno all’incuria del tempo. L’oggetto è il trofeo di chi lo acquista, ma è anche qualcosa che ci può rendere schiavi, che può influenzare la nostra vita. La sua apparente univocità si frantuma davanti alla percezione soggettiva degli individui. La riflessione sugli oggetti ha permeato la cultura del Novecento anche grazie a felici intuizioni e interpretazioni creative, come nei movimenti letterario-artistici dei futuristi e dei surrealisti, in Alain Robbe-Grillet, Italo Calvino, Eugenio Montale, e anche in Muriel Spark e Laura Mancinelli. 8 Gli oggetti hanno da sempre affascinato letterati, filosofi e artisti perché percorrono le epoche, i secoli, le culture, cambiano la loro funzione e la loro forma, pur conservando la propria identità. George Perec nella sua opera Les Choses. Une histoire des années soixante (Juillard, 1965) rivela come spesso gli oggetti nella nostra epoca abbiano sostituito le persone e siano diventati protagonisti della scena. La storia narra infatti di una coppia che viene a poco a poco inghiottita dagli oggetti che ha intorno: elettrodomestici, riproduzioni di quadri famosi, pubblicità, e così via. Perec enfatizza l’effimero che diventa però vitale, il tutto attraverso un occhio analitico e ironico che non perde di vista l’ossessione dell’uomo di voler possedere la materia. Il processo di mercificazione capitalista ha accentuato la natura di importanza e precarietà degli oggetti, simboli di proprietà e ricchezza, ma allo stesso tempo destinati a divenire rifiuti e detriti. Persino l’arte e la letteratura sembrano diventare oggetti riproducibili in serie e acquistabili. Autori, artisti o scrittori che siano, fanno irrimediabilmente parte del processo del consumo. È l’arte in tutte le sue forme che sostituisce l’artista all’oggetto artistico e, come accade per esempio con gli attori di teatro, è la stessa persona dell’artista che viene immediatamente mercificata. Simbolo della modernità, il cinema assorbe dalla speculazione letterario-filosofica questa centralità dell’oggetto. Nel cinema l’oggetto è spesso presente, soprattutto nei cortometraggi, in cui è più facile che vi siano oggetti che svolgono un ruolo predominante nella vicenda narrata. Questa presenza di oggetti è favorita sia dalla brevità delle storie, sia dall’effetto catalizzatore che gli oggetti hanno in un racconto cinematografico che vuole ottenere un impatto immediato. Fu proprio un cortometraggio 9 con protagonista un oggetto una delle prime espressioni della Nouvelle Vague francese negli anni Cinquanta: Le coup du berger (1956) di Jacques Rivette. Il cortometraggio, prodotto tra gli altri da Claude Chabrol, narra infatti le vicende di una pelliccia. Un discorso più complesso da un punto di vista tecnico-artistico merita invece il film di Michelangelo Antonioni Blow-Up del 1966, in cui l’oggetto protagonista della pellicola è un insieme di fotografie che di fatto formano la trama di un film nel film. Il rapporto fra le immagini e le cose è evidente: a ogni ingrandimento la realtà rivela nuovi e insospettabili dettagli che l’occhio non era in grado di percepire; è l’oggetto che prende il sopravvento sulle possibilità umane. La sempre più invadente presenza degli oggetti nelle opere filosofiche, letterarie, cinematografiche e artistiche è lo specchio della spersonalizzazione e frantumazione dell’essere umano in una società in cui l’avere è più importante dell’essere. L’oggetto in letteratura come nelle arti figurative spesso è un simbolo, un qualcosa che va al di là del suo uso estrinseco, così come altrettanto spesso è semplicemente un espediente che serve per spiegare qualcos’altro. Una distinzione da tener presente è quella fra l’oggetto inteso come espediente da cui parte o con cui si conclude la narrazione, e l’oggetto che invece ne entra a far parte a tutto tondo. Nella gerarchia dei personaggi il ruolo attribuito all’oggetto può essere vario e assumere svariate tipologie. Talvolta l’oggetto è simbolo e strumento di un sentimento o di un tipo di persona/personaggio; talaltra si anima e vive di vita propria, il che accade in favole come Pinocchio. Spesso è la chiave per introdurre nuovi percorsi narrativi, diventando in tal modo un momento di passaggio importante per lo sviluppo della trama. 10 L’oggetto può essere considerato a tutti gli effetti il protagonista di una narrazione quando viene trasfigurato dal suo mero ruolo quotidiano per assurgere a un ruolo letterario vero e proprio. Gli oggetti trattati in questo lavoro sono prettamente oggetti di uso quotidiano che per varie ragioni acquistano il ruolo di protagonisti delle vicende narrate. Nei primi due capitoli verranno approfondite le tipologie di oggetti di uso quotidiano che svolgono, all’interno di una narrazione romanzesca, un ruolo da protagonista. Sono pertanto stati esclusi, oltre agli oggetti simbolici e agli oggetti che fungono da espedienti per avviare o concludere la narrazione, anche i luoghi, gli animali, le architetture (case, chiese, scuole, ponti, monumenti), i tesori, gli oggetti magici, gli abiti che servono a travestirsi e il denaro, per dare spazio a oggetti di uso meramente quotidiano, per lo meno per i protagonisti che vi hanno a che fare. Tra i tanti, si troveranno: quadri, ventagli, abiti, tisane (anche quando spacciate per pozioni magiche, senza esserlo), coperte, libri, scudi, statuette, ditali, manoscritti, pupazzi di neve e lettere. In Muriel Spark e Laura Mancinelli, come in molti altri autori, le tipologie classificabili dell’oggetto che si trasfigura, assumendo un ruolo di protagonista, sono molteplici e complesse. Le maggiori e più frequenti categorizzazioni dell’oggetto nella sua trasfigurazione si possono classificare in sei casi o tipologie: 1. Gli oggetti che ritornano, che non lasciano mai il loro possessore, di cui non ci si riesce a liberare nonostante gli sforzi. 11 2. Gli oggetti che non si vedono mai, ma che durante la narrazione si cercano costantemente. 3. Gli oggetti che spariscono e che per la loro sparizione provocano reazioni a catena. 4. Gli oggetti in fieri, che vengono costruiti durante la narrazione e che di fatto sono il fulcro della stessa. 5. Gli oggetti rivelatori, che durante la Spannung della narrazione svelano un aspetto decisivo fino a quel momento rimasto nell’ombra. Una sorta di prova d’accusa o di difesa, rimasta opportunamente celata e che poi semplicemente, con il solo fatto di esistere, fornisce la spiegazione di un evento narrato. 6. Gli oggetti che legano tra di loro personaggi e storie narrate. È una caratteristica tipica dei romanzi che hanno come perno centrale un oggetto che passa da personaggio a personaggio, spesso modificando l’esistenza del possessore. I testi delle due autrici verranno pertanto confrontati tenendo presente questa classificazione degli oggetti. Per meglio spiegare come anche altri autori abbiano applicato le stesse categorie, verranno forniti alcuni esempi di oggetto protagonista in altri scrittori di svariate epoche. Non si avrà ovviamente la pretesa di citare in questo studio tutti i romanzi che abbiano come protagonista un oggetto appartenente a una delle sopraelencate categorie, ma solo quella di fornire alcuni esempi per meglio comprendere le varie tipologie di oggetti e come questi svolgano un ruolo preminente nella narrazione. Nelle comparazioni vi saranno riferimenti a opere di periodi e letterature molto differenti, poiché lo scopo è di individuare la presenza e la funzione dell’oggetto nelle varie tipologie narrative e di approfondire poi questo tema in alcuni romanzi di 12 Spark e Mancinelli in cui l’oggetto ha un ruolo dominante. Nei capitoli terzo e quarto si porrà infatti l’attenzione sulle opere di Muriel Spark e di Laura Mancinelli, proponendo un’analisi testuale di alcuni romanzi delle due autrici in cui l’oggetto svolge un ruolo predominante nella narrazione. Nella scelta delle opere prese in esame si è dunque tenuto conto della presenza di un uso sistematico dell’oggetto trasfigurato.
URI: http://hdl.handle.net/2307/3907
Access Rights: info:eu-repo/semantics/openAccess
Appears in Collections:X_Dipartimento di Letterature comparate
T - Tesi di dottorato

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