Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/3904
Title: Esperienza e ritualità massoniche nella letteratura della goethezeit
Authors: Paulucci, Gianluca
metadata.dc.contributor.advisor: Freschi, Marino
Keywords: massoneria
esoterismo
performatività
Issue Date: 24-Apr-2012
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: In uno studio epocale del 1959, dal titolo Kritik und Krise, ancora oggi rimasto ineguagliato per la capacità critica e il taglio intellettuale con cui seppe considerare il fenomeno sociale, politico, culturale dell’Illuminismo, Reinhart Koselleck individuava una significativa affinità tra la Massoneria e le elite letterarie nel Settecento europeo: «Nel continente, due formazioni sociali hanno dato un’impronta decisiva all’età dell’Illuminismo: la République des lettres e le logge della Massoneria. L’Illuminismo e il segreto appaiono fin dall’inizio come una coppia storica. […] Un raffronto tra le due formazioni, relativamente indipendenti tra loro, proverà il sorprendente parallelismo esistente tra di esse». Il presente studio si propone di rettificare le affermazioni di Koselleck, di verificarne le intuizioni, fino a dimostrare come i rapporti tra la Massoneria e le elite letterarie europee furono, in realtà, più profondi di quanto appaia a uno sguardo superficiale. La critica che si è occupata della Massoneria ha già richiamato l’attenzione sull’incisiva presenza di motivi massonici nella letteratura europea tra Settecento e Ottocento, soprattutto nell’ambito di lingua e cultura tedesche, in un’epoca che è stata definita «l’età della Massoneria». Da Goldoni a Goethe, da Lessing a Mozart, l’esperienza rituale latomistica sembra aver affascinato intellettuali e artisti europei, che trovarono nell’atmosfera delle logge materia da trasfigurare attraverso la loro arte e che seppero altresì farsi mediatori della cultura massonica presso un pubblico di lettori costantemente alla ricerca di novità. A ben vedere, ci furono momenti significativi – e sono questi, in particolare, che qui ci interessa individuare – in cui i due ambiti, il massonico e il letterario, giunsero a sovrapporsi consapevolmente, e ciò in virtù dell’intuizione da parte delle elite settecentesche del profondo significato dell’esperienza e della ritualità massoniche. Attraverso tale ricognizione critica si vuole quindi documentare come molti autori della Goethezeit (da Goethe a Schiller, da Jung-Stilling a Saint-Martin, da Blake a Lessing) abbiano inteso rielaborare narrativamente suggestioni provenienti dall’ambito della cultura, dell’esperienza e della ritualità massoniche. Ci si sofferma sugli esempi più significativi, con i quali – riprendendo i termini utilizzati da Koselleck – il “segreto” custodito gelosamente dalla Massoneria venne reso “pubblico” dalla Repubblica delle Lettere attraverso i media della letteratura, della poesia e del teatro, non in base a una presunta, ideale finalità comune o per un puro vezzo esotico e ornamentale – per non dire triviale, come è stato più volte affermato dalla critica –, bensì in virtù della comprensione da parte degli autori presi in considerazione del potenziale estetico, narrativo, performativo dei rituali massonici, che furono rielaborati in numerosi romanzi e drammi di quella che, insieme a Goethe, dal Settecento in poi, possiamo propriamente definire Weltliteratur. A ben vedere, infatti, all’epoca la Massoneria rappresentava sì un vincolo ideale tra uomini di differenti ceti, nazionalità e confessioni religiose, la piattaforma comune per un superamento di confini di ogni tipo in nome dell’ideale di un modernissimo cosmopolitismo, ma lo spazio della loggia, “libero” dalle ingerenze del potere secondo l’analisi di Koselleck, sembrava offrire soprattutto un sistema coerente e conchiuso di pratiche rituali e iniziatiche che, spesso in virtù di una “educazione estetica”, prevedevano un difficile e lento lavoro dell’iniziato su se stesso e sulla propria personalità, al fine di una rigenerazione intellettuale e spirituale. In tal senso, con uno sguardo costantemente rivolto alle peculiarità della ritualità massonica (presso i sistemi latomistici degli Illuminati di Baviera, della Rosacroce d’oro, dei Fratelli d’Asia, degli Eletti Cohen, ecc.) si intende dimostrare come una serie di opere letterarie (dal Nathan der Weise di Lessing a Das Heimweh di Jung-Stilling, dai Wilhelm Meisters Lehrjahre di Goethe al Don Karlos di Schiller, fino al Frankenstein di Mary Shelley) tra Settecento e Ottocento, possano essere considerate quali consapevoli estensioni di tali pratiche iniziatiche, ora rivolte, a partire dall’intuizione del potenziale dei nuovi mezzi di comunicazione settecenteschi, al pubblico di lettori o di spettatori al di fuori dello spazio “eteropico” delle logge massoniche
URI: http://hdl.handle.net/2307/3904
Access Rights: info:eu-repo/semantics/openAccess
Appears in Collections:X_Dipartimento di Letterature comparate
T - Tesi di dottorato

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