Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/6070
Title: An investigation of E. E. Cummings's poetics through his individualist politics
Authors: Specchiulli, Antonio
metadata.dc.contributor.advisor: Russo, John Paul
Issue Date: 31-May-2011
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: Il presente lavoro si propone di dimostrare come l’impegno sociale del poeta americano E. E. Cummings (1894-1962) si snodi lungo due traiettorie parallele: la denuncia esplicita mediante l’impiego del genere satirico e una sperimentazione poetica volta a smascherare i presupposti ideologici che si annidano nella struttura della lingua, dai quali dipenderebbe una percezione distorta e parziale della realtà. Dopo aver definito le caratteristiche intrinseche della satira, e in particolar modo la natura persuasiva del genere, il primo capitolo intende da un lato sottolineare l’intenzione comunicativa del poeta, dalla quale emerge una concezione decisamente impegnata della poesia, e dall’altro definirne l’identità politica ripercorrendo alcune tappe storiche nel periodo che va dal suo esordio letterario all’anno della sua morte. Dall’analisi tematica degli scritti satirici si evince una profonda consapevolezza del contesto sociale, ma una difficile maturazione politica. Ciononostante, il poeta resta fedele a un individualismo anti-autoritario di stampo emersoniano, fondato sull’autonomia di giudizio e sullo scetticismo nei confronti di ogni ideologia che non ritenga di primaria importanza l’unicità dell’individuo. Avendo inquadrata la posizione ideologica del poeta e la particolare funzione da questi attribuita alla poesia, il secondo capitolo affronta la questione della sperimentazione poetica come attivismo sociale. Dimostrando piena coerenza con il suo credo politico, la tecnica poetica di Cummings si incentra sulla ricerca di una dizione che permetta una presentazione complessa ed imparziale della realtà, sfidando i limiti imposti dalla progressione lineare del linguaggio. Attenendosi fedelmente al principio poundiano di condensazione, Cummings concepisce in una prima fase artifici tipografici iconici, integrandoli successivamente con strategie tese a sovraccaricare il significato lineare mediante relazioni associative, tra le quali quelle antitetiche ricevono un’attenzione particolare. L’obiettivo che si prefigge il poeta è di riportare in superficie ed enfatizzare tutti i significati esclusi dal linguaggio. Mentre la sperimentazione tipografica caratterizza notevolmente la sua prima produzione, nel corso della sua carriera si avverte un progressivo abbandono delle tecniche che incidono sull’aspetto visivo (paralinguistico) della poesia e un crescente interesse verso una polisemia ricavabile dalla manipolazione delle strutture della lingua. In particolare, gli artifici scaturiscono dalla necessità di scoprire o creare ambiguità di tipo morfologico e sintattico al fine di decentrare il senso, e di enfatizzare la connotazione (plurale e soggettiva) rispetto alla denotazione (univoca e apparentemente oggettiva). La poesia che ne risulta è un complesso di significati lineari, visivi e associativi. Pertanto quella di Cummings si può definire una poetica della massima inclusione e del rovesciamento delle gerarchie linguistiche. Il capitolo terzo si propone di analizzare l’applicazione al livello del discorso dei principi poetici discussi. Dato il carattere inclusivo del linguaggio poetico di Cummings, il suo vocabolario non esclude l’oscenità e il politicamente-scorretto, che porteranno il poeta ad incorrere nella censura, contro la quale difenderà non solo la propria libertà di parola, ma gli stessi principi estetici sui quali si regge la sua poesia. La censura è infatti in netto contrasto con la sua poetica poiché impone una parzialità alla realtà presentata nelle opere. Allo stesso modo, ma in senso più ampio, la varietà standard di una lingua tende a sopprimere quelle dialettali e gli idioletti, imponendo una omologazione al tempo stesso linguistica e ideologica. Pertanto la poesia di Cummings dà voce sia alle varianti “minori” della lingua, sia al discorso degli oppressi e dei disadattati, rovesciando le gerarchie soprattutto mediante la parodia del discorso ufficiale. La tesi si conclude con alcune considerazioni sul carattere del vero artista così come definito dal poeta: l’artista come fallimento. Questa definizione sintetizza coerentemente il suo sforzo poetico di riportare in superficie gli elementi della realtà e della società che la struttura della lingua e il discorso ufficiale tentano di sopprimere, nonché al fallimento del suo impegno sociale come poeta.
URI: http://hdl.handle.net/2307/6070
Access Rights: info:eu-repo/semantics/openAccess
Appears in Collections:X_Dipartimento di Studi americani
T - Tesi di dottorato

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