Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/5926
Title: I nomi astratti : uno studio sul creolo della Martinica e della Guadalupa
Authors: Tramutoli, Laura
metadata.dc.contributor.advisor: Simone, Raffaele
Keywords: linguistica generale
nomi astratti
creoli
Issue Date: 22-Apr-2016
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: 1. Oggetto dello studio: i nomi astratti si presentano come elementi linguistici che nascono dalla combinazione della nozione di nome e della nozione di astratto, entrambe problematiche dal punto di vista dell’individuazione, e da cui essi ereditano una forte complessità definitoria. Il termine si applica in letteratura a elementi di natura diversa, non sempre accomunabili nella fenomenologia e appartenenti a piani differenti: è valida per una nominalizzazione di evento, un nome puro che denoti un individuo non reale, un nome generico, una metafora, ecc., ed è probabilmente tale varietà il motivo per cui, sebbene a questi fenomeni siano stati dedicati singolarmente dei contributi, un lavoro omogeneo che li raggruppi tutti insieme non esiste ancora. È innanzitutto a livello semantico che si incontrano dei problemi, dal momento che il significato dell’aggettivo astratto risulta esso stesso in una certa misura astratto, cioè è generico, visto che non denota nessuna proprietà nello specifico, come dimostra anche il fatto che il lessema prende un senso diverso a seconda dell’area semantica in cui viene utilizzato. La combinazione dell’aggettivo con il nome nome produce un’espressione in grado di denotare un nome immateriale, un nome generale, un nome concettuale, un nome ridotto, un nome derivato, un nome figurato, ecc…, o nessuna o tutte queste cose insieme. In secondo luogo, anche il concetto di nome manca di una definizione univoca, almeno dal punto di vista interlinguistico. Tradizionalmente, infatti, il nome si identifica con la parte del discorso che risponde ad una delle funzioni enunciative di base, la referenza, e a cui si associano tipicamente determinate classi semantiche di referenti e, a seconda del sistema linguistico, alcune caratteristiche grammaticali. A livello generale, un componente della classe semantica degli oggetti, materiale e individuale, viene codificato prototipicamente da un elemento linguistico la cui funzione sintattica è quella del nome, rappresentando il candidato migliore per l’instaurazione della funzione discorsiva della referenza. I nomi astratti rappresentano i casi in cui la convergenza tipicamente nominale fra tratti formali e contenuto semantico non si verifica, cioè in cui le occorrenze di formati semantici non prototipici (proprio perché codificano referenti immateriali, generici, derivati, figurati, ecc,…) espressi in una struttura grammaticale nominale. Con lo studio di questi fenomeni, quindi, si prospetta una riflessione generale sulle categorie prototipiche delle parole e sulle classi del discorso, in cui un’attenzione particolare verrà riservata alla dimensione semantica. L’attenzione al significato delle parole vale soprattutto per le lingue che mostrano un debole apparato di marche morfologiche, come i creoli della Martinica e della Guadalupa, nelle quali rintracciare il nucleo semantico dei lessemi è un’operazione essenziale per comprenderne le modalità di utilizzo nel discorso ed esaminarne l’espressione di tratti strutturali. 2. Obiettivi e struttura del lavoro: l’obiettivo del lavoro è lo studio della codifica linguistica dei nomi astratti, svolto prima in una prospettiva generale e in un secondo momento sull’analisi dei dati delle lingue creole della Martinica e della Guadalupa. This work aims to study the linguistic encoding of abstract nouns, firstly in a general frame and then examining datas from Martinique and Guadeloupe’s creoles. Nel primo capitolo vengono inquadrate le caratteristiche semantiche comuni alla classe dei nomi astratti e ne vengono elencati i tipi. La riflessione sulle categorie di astratto e concreto comincia dagli studi di filosofia logica sulla categorizzazione delle entità del mondo reale, che mostrano che l’esistenza del concetto di astratto non sarebbe possibile senza l’esistenza di quella di concreto, e che dunque per una definizione del primo è innanzitutto necessario stabilire la natura del secondo. Il prototipo di concreto si identifica in un individuo materiale, che, inserito nel discorso, codifica un nome puro caratterizzato da specificità. In the first chapter, common semantic properties in abstract noun classes are presented, and a first classification of the category is given. An insight into the abstract and concrete categories starts with logical studies on categorization of the entities of the world, showing that abstract couldn’t exist without concrete, and that the first one is cut out of the second. The logical concrete prototype is an entity which is material and individual, and, when is set into the discourse, encodes a pure noun, carachterized by specificity. I nomi astratti sono di base delle strutture nominali che non denotano il prototipo concreto, ma possono distaccarsene per diversi aspetti: possono esprimere entità di II o III ordine (Lyons 1977), o non individuare un elemento specifico nel discorso, o essere sottoposti ad un’espansione di significato. Ognuna di queste modalità di codifica del valore dell’astratto dà vita a una diversa tipologia di nomi, che, nonostante rechino ciascuna dei tratti grammaticali che le differenziano dalle altre, sono accomunate dall’essere meno specifiche di un nome concreto. Nel secondo capitolo si esplorano le proprietà strutturali delle nominalizzazioni di entità di II ordine. Le nominalizzazioni sono delle trasposizioni di contenuto predicativo in funzione sintattica nominale, pertanto sono caratterizzate sia da categorie grammaticali nominali sia da categorie verbali, di cui si esamina l’espressione cercando di individuare le più rappresentative del tratto semantico della specificità. Come si vedrà, le caratteristiche dell’astratto si riflettono maggiormente del numero, nella definitezza e nella specificità. Nel terzo capitolo viene presentata la codifica dei nomi II ordine nelle lingue creole della Martinica e della Guadalupa, in particolare dei nomi che denotano proprietà e stati. In una prima parte viene introdotto il sistema di funzionamento dei due creoli, seguito da una riflessione sulla definizione tradizionale di parte del discorso, la quale sembra poco compatibile con la struttura delle lingue in questione. Queste ultime, inoltre, mostrano un’alta marcatezza della categoria della specificità, e infatti l’opposizione dei valori di astratto e concreto è spesso ben visibile a livello grammaticale; ciò porterà anche a ridefinire la nozione di nome astratto, mostrando che nelle lingue creole essa è rappresentata tanto quanto nelle lingue indoeuropee. Infine, sarà possibile formulare una scala di astrattezza su cui disporre i nomi che esprimono i vari tipi semantici di II ordine. Nel quarto e ultimo capitolo vengono analizzate le clausole completive esprimenti entità di III ordine nelle lingue creole partendo dalla classificazione semantico-sintattica proposta dalla Grammatica Funzionale di Dik. La selezione di alcuni tratti strutturali della frase che ospita la clausola completiva, dal verbo reggente alla forma del complementatore, sembra essere influenzato dallo stesso fattore di specificità, correlandole ancora una volta ai valori semantici di concreto e astratto, permettendo una suddivisione delle strutture a livello di frase tra fattive e non fattive. 3. Metodologia L’approccio adottato per lo studio è quello funzionalista, e la dimensione d’analisi privilegiata è quella semantica. Il termine nome astratto, infatti, si applica a fenomeni linguistici che si verificano su diversi piani, i quali vanno opportunamente separati. Livello 1: semantico Il livello 1 identifica le classi semantiche dei referenti. Si tratta di gruppi di referenti che portano proprietà comuni, e, nel caso dei referenti astratti, di entità che non sono oggetti concreti, quindi eventi, come i processi, le proprietà, i risultati, ecc. Livello 2: formale Il livello 2 identifica la codifica grammaticale (morfologica e sintattica) del prototipo semantico (formati semantici, Simone e Lombardi Vallauri 2010, 2011) del referente (livello 1); in altre parole, quando vengono introdotti nel discorso, in base alle loro proprietà, i referenti sono codificati da lessemi recanti un certo set di tratti strutturali, cioè una determinata forma. Quando la funzione referenziale è instaurata su un evento, le strutture che lo codificano sono nominalizzazioni morfologiche o solo sintattiche (conversioni), o clausole argomentali. Livello 3: modulazione di referenza Il livello 3 si identifica nell’interfaccia tra la semantica e la pragmatica, dal momento che il significato di un lessema (che ha una sola forma) può cambiare in base al tipo di referenza (generica o, all’opposto, specifica) che viene su di esso instaurata. L’astrazione coincide in questo caso con il concetto di referenza generica. La modulazione della referenza può applicarsi a qualsiasi nome, indipendentemente dal tipo semantico che esso codifica con il suo significato lessicale, perciò si differenzia dagli altri due livelli descritti perché, seppur concorra alla formazione di un senso astratto (generico), non si vincola alla corrispondenza biunivoca tra forma e significato primario del lessema, dipendendo piuttosto dall’uso nel contesto. Un nome che denota un oggetto, quindi, mantenendo esattamente la stessa forma, può avere una referenza (prototipica) specifica, prendendo un significato concreto, o una referenza generica, prendendo un significato astratto. Tuttavia, se si adotta un punto di osservazione puramente semantico, i valori della modulazione della referenza applicati ai nomi possono identificare due tipi diversi di entità, ossia la classe, quando la referenza è generica) e l’individuo (quando la referenza è specifica). Vi sono lingue, infatti, in cui il livello della codifica formale è meno sviluppato che in altre, e come è già stato accennato, tra queste compaiono le lingue creole della Martinica e della Guadalupa, in cui il set di tratti strutturali deputato a segnalare la differenza tra le parti del discorso, per esempio, è assai ridotto rispetto a quello della loro lingua di base, il francese. Nonostante ciò, in queste due lingue la proprietà della specificità riceve una codifica ricca e sistematica, attribuendo ai concetti di classe e di individuo una salienza forse maggiore rispetto alla codifica dei tradizionali formati semantici. Per queste ragioni, nel lavoro lavoro si è preferito incentrare l’analisi partendo sempre dal significato dei nomi, trattando le marche di generico e specifico come realizzazione formale dei formati di classe e individuo, cioè privilegiando il punto di osservazione semantica appena presentato. 4. Raccolta dei dati La maggior parte dei dati utilizzati per questo lavoro è stata raccolta personalmente intervistando degli informatori madrelingua durante un periodo di ricerca presso il Dipartimento di Scienze del linguaggio dell’Università di Paris 8 Saint-Dénis (Parigi), sede del laboratorio del gruppo di ricerca sulle grammatiche creole, CRGC (Groupe de Recherche des Grammaires Créoles), diretto dalla Prof.ssa Anne Zribi-Hertz. I parlanti selezionati sono tutti bilingui di creolo della Martinica o della Guadalupa e di francese, di età tra i 21 e i 65 anni; i questionari che sono stati loro rivolti si sono composti di frasi in francese da tradurre in creolo, o frasi in creolo di cui approvare o disapprovare la grammaticalità. Ci si è avvalsi dell’aiuto degli informanti soprattutto per i dati relativi allo studio sulle parti del discorso e le nominalizzazioni sintattiche, i nomi di proprietà e di processo, gli aggettivi e la complementazione. Inoltre, sono stati utilizzati alcuni file sonori, trascritti e talvolta glossati, disponibili in linea sul sito dell’APICSOnline (The Atlas of Pidgin and Creole Languages Structures Online, www.apics-online.info/, sezione del WALS, The World Atlas of Language Structures, dedicata esclusivamente ai pidgins e ai creoli, diretto da Michaelis, Maurer e Haspelmath) oppure messi a disposizione da Zribi-Hertz e da Glaude sul sito di Ethnologue,nella sezione Risorse OLAC (www.language-archives.org/language/gcf ).
URI: http://hdl.handle.net/2307/5926
Access Rights: info:eu-repo/semantics/openAccess
Appears in Collections:Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo
T - Tesi di dottorato

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