Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/590
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dc.contributor.advisorDi Maio, Maria Gaetana-
dc.contributor.authorFortunato, Valentina-
dc.date.accessioned2011-08-05T16:58:17Z-
dc.date.available2011-08-05T16:58:17Z-
dc.date.issued2009-04-20-
dc.identifier.urihttp://hdl.handle.net/2307/590-
dc.description.abstractQuesta tesi di letteratura francese include anche elementi di Storia della Scienza, Storia della finanza e di Storia della Monarchia di Luglio. Abbiamo pensato quindi di suddividerla in tre parti principali: -La prima parte percorre analiticamente la Storia della telegrafia Chappe dai primi esperimenti alla nazionalizzazione dell'apparecchio per volontà della Convenzione nazionale che ne ordina l' installazione tra le piazzeforti di Landau e Lille, per un'accelerazione della comunicazione dal fronte: il 15 agosto 1794, il telegrafo ottico comunica, in meno di due ore, la riconquista di Quesnoy da parte delle truppe della Repubblica. La Convenzione si riserverà la possibilità di comunicare direttamente con le truppe spostando, nel giugno 1794, l'apparecchio telegrafico di Belleville, artefice dei primi esperimenti di trasmissione, sul tetto del Louvre che diventa observatoire télégraphique. Bonaparte dimostrerà un certo interesse per l'invenzione, già dalla primavera del 1799, quando è a capo dell'armata che difende le coste francesi contro uno sbarco degli inglesi, e più tardi la userà nelle vesti di Imperatore, assieme al quale gli Chappe decidono dove impiantare le linee o quale vecchia rete prolungare. Con la Restaurazione si impegnano affinché le linee distrutte dai movimenti delle armate ritornino a funzionare ed alla fine dell' ottobre 1815 la rete telegrafica è di nuovo in piedi. Si trasformano in collaboratori attivi nella politica di controllo dei vertici, attraverso i direttori dei telegrafi che con la loro attività di spionaggio informano alle autorità amministrative di appartenenza del grado di consenso goduto dal re nei territori. Il potere decide le sorti dell'invenzione e di fronte ai prodromi della rivoluzione industriale reagisce respingendo il fisiologico aumento delle richieste per un utilizzo privato della telegrafia aerea, come nel caso di Alexandre Ferrier ed il suo progetto di un telegrafo per le comunicazioni commerciali e di Borsa. La "Storia di un'invenzione" si ferma allo scoppio delle Tre Gloriose giornate del 27, 28 e 29 luglio 1830 per aprirsi ad un'analisi della monarchia di Luglio, momento in cui l'amministrazione dei telegrafi subisce un grande rinnovamento e la sua direzione passa dalla famiglia Chappe alla nuova classe politica che corre ad occupare i posti di comando subito dopo lo scoppio delle Trois glorieuses. È il momento dell'ascesa della classe borghese, una corsa a raccogliere i frutti della rivoluzione. La riscossa di una grande borghesia che si è nutrita di economia, rinnovamento agricolo, capitalizzazione dei possedimenti e delle attività commerciali proprio mentre l'aristocrazia spogliata dei diritti signorili, veniva ricompensata con cariche burocratiche, ma senza lasciare alcun segno della sua presenza. L'analisi prosegue incentrandosi sulla nomina del duca d'Orléans alla luogotenenza generale del regno e poi alla proclamazione a roi des Francais, punti cardine del vizio giuridico congenito ad una monarchia che sarà destinata a vivere d'illegalità: il duca d'Orléans non si presta ad alcuna conferma della legittimità del suo potere da parte del re ancora giuridicamente in carica e non tiene in alcun conto dei diritti del duca di Bordeaux, nominato erede al trono, oltre poi a giurare fedeltà alla costituzione per rendere legittimo il suo potere. Nel quadro della monarchia di Luigi Filippo d'Orléans c'è un patto di sangue che lega il mondo politico e l'aristocrazia finanziaria, una relazione imprescindibile, perchè quello che definiremmo il triangolo del 1830, ovvero il legame politica-telegrafo-finanza, tre poli attraenti l'un l'altro e legati a doppio filo lungo tutto il XIX secolo, non potrebbe essere compreso se non si affrontasse la questione dell'incidenza del mondo dei grandi finanzieri sulla Storia. La dipendenza fra questi due universi prepara l'avvento della monarchia di Luglio e la caratterizza per tutti i suoi diciotto anni di vita. Il pugno di ferro del governo Perier fa certamente pensare ad un riavvicinamento alla Restaurazione, ai suoi uomini, anche per il modo di concepire il dominio del territorio, attraverso l'uso poliziesco del telegrafo ottico per monitorare in poche ore il polso della protesta ed intervenire militarmente. Già dai primi mesi del nuovo regno, le testate repubblicane manifestano il proprio dissenso soprattutto in merito alla politica estera di Luigi Filippo, mentre la stampa legittimista pone l'accento sull'inclinazione borghese del monarca, il quale d'altro canto si muove goffamente nel ruolo di roi-citoyen, un re borghese che si affretta a creare delle distanze dal popolo ordinando che venga scavato un fossato tutto attorno al suo palazzo, le Tuileries, per poter passeggiare senza essere importunato continuamente. Una mossa che i giornali trasformano in un "tormentone" antiorléanista, per poi essere rappresentato a teatro con una nuova pièce satirica dal titolo le Fossé des Tuileries. Se Lammenais parla di una vera e propria marinade de fange a cui è sottoposto ogni giorno il monarca, calcando talvolta sui difetti del reggente, è pur vero che si cominciano ad affacciare, con accenti più vicini alla cronaca che all'"invenzione" satirica, quelle insinuazioni che torneranno negli anni 1833-1835, ovvero l'utilizzo dei beni della lista civile per scopi personali, lo spostamento di fondi in banche straniere, ma soprattutto l'attività di speculatore alla Borsa sotto falso nome. Attacchi di questo genere diminuiranno dopo la promulgazione della legge del 15 febbraio 1834 contro i venditori ambulanti di quotidiani, scritti, disegni, litografie, emblemi, per poi scomparire con le leggi di settembre. Queste ultime promulgate il 9 settembre 1835, rispondono all'attentato intentato contro Luigi Filippo da Fieschi, il 28 luglio 1835, ed in particolare allo scetticismo generale della stampa nei confronti di una serie di complotti che si dice minaccino il re da tempo. La Caricature non aspetta la promulgazione delle leggi. Il 27 agosto 1835 decide di non comparire più e saluta i suoi lettori con la pubblicazione del testo normativo di quelle che saranno le leggi di settembre. -La seconda parte si apre con una panoramica del rapporto fra scoperta scientifica e società civile a partire dal 1750 e della difficoltà di adattamento di quest'ultima ai diversi prodotti della scienza. La società moderna incontra una certa difficoltà ad adattarsi alle prime invenzioni meccaniche (gli alti forni, i telai, il maglio, etc), sia per i materiali con cui vengono fabbricate che per i movimenti sincronici, ma sinistri. Questo suscita timore e ammirazione nelle menti degli scrittori a partire dal 1850, quando gli effetti della rivoluzione industriale attraversano la società francese al punto da innalzare la macchina ad oggetto letterario, in corrispondenza dell'affermarsi della ricerca sociale e della nuova metodologia d'investigazione imposta dal romanzo naturalista. Prima di questa possente spinta analitica verso il mondo della tecnica e della scienza, prima ancora della comparsa della locomotiva, dell'areostato, dei prodigi della telegrafia elettrica, nel corso del XVIII secolo, gli scrittori si trovano in presenza di invenzioni meccaniche, la bussola, il telescopio, il parafulmine, e lodandone le proprietà, entrano in contatto con invenzioni estranee al mondo conosciuto sino ad allora, affascinati dal mistero che le avvolge. Il telegrafo inventato da Claude Chappe nel 1793, si pone fra il jouet inoffensif (J.Noiray) rappresentato dai primi marchingegni e le macchine che emergeranno dalla seconda metà del XIX secolo, o meglio, è la sentinella dell'emisfero delle macchine-automa ma solo per forma e meccanica, perché per quel che riguarda il suo ruolo politico e sociale, si spingerà ben oltre gli esemplari tecnologicamente più avanzati dei decenni successivi. A partire dal 1794, la creatura dell'inventore Claude Chappe, si erge per chilometri dalle colline della provincia fino ai campanili delle maggiori città francesi ed arriva a misurare nel 1850 già 5000 chilometri di linee. Se l'uomo comune si limita a gettarle un'occhiata dalle strade più frequentate di alcune della maggiori città francesi, alle campagne più isolate, nelle strade di montagna, sui Pirenei, sul Moncenisio al confine con l'Italia, quando addirittura non vi si scaglia contro scardinandolo e facendolo materialmente a pezzi, romanzieri come Hugo, Chateaubriand, Stendhal, Balzac, Dumas, non possono non scriverne. Questi ed altri autori, sembrano non riuscire a tacere dell'effetto prodotto in loro da questo mezzo di comunicazione a lunga distanza, che li intimorisce, li irrita, alimenta dei sospetti e che s'impone allo sguardo proprio per i luoghi e gli edifici che lo ospitano: gli spazi della socialità, del raccoglimento religioso, le colline più pronunciate di una campagna sino ad allora incontaminata, il nord, il cui valore simbolico di espansione e la cui distanza conosce da subito lo stravolgimento dei primi collegamenti telegrafici (basti pensare a quando nel 1794, l'esercito della Repubblica comunica alla Convenzione la riconquista di Quesnoy e Condé). Osservando un'invenzione attraverso quel velo di mistero che la caratterizza, ed il cui linguaggio, funzionalità e destinazione dei messaggi resta oscuro alla massa quanto ai letterati, le reazioni di questi scrittori oscillano fra il disprezzo ed il sospetto, la curiosità e il disincanto, tutti sentimenti votati al negativo ed espressi in alcuni interventi poetici, ma soprattutto nel romanzo della prima metà del XIX secolo. Se la necessità di distinguere i diversi autori che ospitano il telegrafo ottico all'interno delle loro opere, va fatta sulla base della corrente letteraria di appartenenza, l'aspetto soggettivo è l'ulteriore criterio che ci siamo prefissati al fine di individuare delle linee comuni all'interno dell'analisi di tanti autori, per provare l'esistenza di una visione unanime nei confronti della macchina in questione. Il telegrafo Chappe appare per la prima volta in letteratura nel 1819. In una poesia intitolata Le Télégraphe un giovane Victor Hugo si scaglia contro un messaggero di menzogne, ce maudit télégraphe, situato sul campanile della chiesa di Saint-Sulpice a Parigi e che scorge dalla pensione Cordier. Il sottotitolo di questi versi è Satire, la satira politica domina i versi, il telegrafo è maltrattato, accusato di essere stato il sostegno della gloria del Corse, d'Attila, ovvero di Napoleone il despota, di essere il mandante di tutti i crimini politici e tuttavia di riuscire a rimanerne estraneo. Nel corso degli anni e delle opere di questo autore, il telegrafo se non stimola impressioni funeree, come nel caso delle riflessioni sull'apparecchio della città di Dreux, suscita senso di riscatto, come in Notre-Dame de Paris (1831), in cui nel descrivere la chiesa di Saint- Sulpice si compiace di quello che per tanti anni è stato un ospite scomodo e la cui presenza sembra ora vendicarlo di un edificio tanto odiato. Se è innegabile che l'odio hugoliano per il telegrafo ottico sia di matrice psicologica, è altrettanto vero che questa reazione appartiene a quella che è stata definita la courant misotechnique (J.Noiray) della prima metà del XIX secolo, un'avversione verso il prodotto della mente umana, verso ciò che si allontana dalla natura, e che si spiega anche con le ragioni estetiche legate all'idealismo romantico. Qualche anno più tardi, Le Rhin (1842), opera che sembra segnare una certa indifferenza nei confronti delle torri del telegrafo ottico, ma solo fino al 1851, quando con Les Chatiments (1851-1853) si trasforma in nuova ammirazione. Una technolatrie nouvelle (J.Noiray), prodotta dall'influenza sugli ambienti letterari delle idee saint-simoniane, in particolare con la nascita nell'ottobre 1851 di La Revue de Paris di Maxime Du Camp e Louis de Cormenin, che lo spinge all'idolatria del progresso ed in particolare del telegrafo Morse, un filo che dal fondo dei mari unisce i più grandi continenti e che fa si che L'hymen des nations s'accomplit. Un autore che con le sue opere testimonia dell'importanza del telegrafo ottico come mezzo di comunicazione di Stato, inserendolo nei suoi ricordi autobiografici di ambasciatore e ministro degli Esteri, è Chateaubriand (1768-1848). Nominato a Berlino dal gennaio all'aprile 1821, utilizza la linea di telegrafia ottica Parigi-Strasburgo da cui riceve notizie in anticipo, come nel caso della comunicazione della sottomissione del Piemonte e della conseguente abdicazione del re di Sardegna. Nei Mémoires d'outre-Tombe (1846), è interessante sottolineare la descrizione di un colloquio fra l'autore, dal 1822 nominato a capo del ministero degli Affari Esteri, e quello che lui definisce "anonimamente" un homme de Banque e che si trova a ricevere nel suo ufficio di Ministro: gli propone la comunicazione di alcuni dispacci telegrafici in cambio di sicure speculazioni finanziarie su fondi pubblici, facendo di Chateaubriand, il primo di una serie di autori-testimoni del legame reale esistente fra il telegrafo e le speculazioni borsistiche. Quello che abbiamo definito il triangolo del 1830, ovvero il legame politica-telegrafo-finanza, tre poli attraenti l'un l'altro e legati a doppio filo lungo tutto il XIX secolo, mostra nei Mémoires d'outre-Tombe uno dei suoi angoli, per poi emergere completamente dodici anni dopo, attraverso le opere di Stendhal e Dumas. Questa funzione di testimonianza storica dell'utilizzo "d'ufficio" del telegrafo ottico, non è però guidato da una precisa linea narrativa come nel caso di Lucien Leuwen (1834- 1835) di Stendhal (1783-1842). A partire da Henri Beyle, diventato Stendhal nel 1817, il telegrafo ottico si stacca dalla visione romantica dell'affronto della macchina che sfida la superiorità della natura e di Dio, ed è descritto seguendo passo dopo passo la cronaca dei giornali del tempo: l'autore gli attribuisce un ruolo narrativo ispirato alla realtà. Il telegrafo si trasforma nel simbolo della corruzione politico-finanziaria del regno di Luigi Filippo d'Orléans e macchina legata ad una classe politica corrotta, centro delle speculazioni finanziarie messe in piedi dall'accordo fra i ministeri e gli uomini dell'alta finanza, e strumento attraverso cui pilotare le elezioni ordinando destituzioni e cariche prefettizie. Questa testimonianza storico-giornalistica sotto forma di romanzo inedito è alimentata dalla curiosità verso le nuove realtà socio-politiche e dalla convinzione della fine of the present comedy, ovvero di quella farsa rappresentata dal regno di Luigi Filippo, poi smascherata con il gabinetto Perier. L'indecisione sul titolo è un sintomo delle intenzioni del romanziere, tra le diverse opzioni figurano Lucien Leuwen ou l'Amarante et le Noir, l'Orange de Malte e Le Rouge et le blanc ou le Bleu et le Blanc, ma soprattutto Le Télégraphe ou l'Orange de Malte, evocativo delle furfanterie veicolate dal telegrafo ottico per mano del ministro degli Interni De Vaize, (personaggio che nel Leuwen ha vari modelli, tra cui il ministro Thiers e il conte d'Argout ), e metafora del denaro ispirata ad una pièce di Fabre d'Eglantine. Ciò nondimeno, il riferimento al telegrafo ottico non si limita solo ad un possibile titolo, è menzionato all'interno del romanzo in corrispondenza dell'entrata del protagonista nel gabinetto del ministro degli Interni, da cui riceve l'incarico di una missione elettorale nel dipartimento dello Cher, per impedire l'elezione alla Camera di un temibile repubblicano. Questo giovane referendario avrà a sua disposizione il telegrafo ottico, con cui piloterà liberamente le elezioni, chiedendo telegraficamente destituzioni o cariche in cambio di qualche voto in più contro l'integerrimo avversario, attivando una battaglia contro i prefetti delle province. Dall'analisi del Lucien Leuwen, emerge il valore storico di quest'opera a metà fra cronaca e romanzo, atto d'accusa nei confronti di un regime alterato per mano di un re che con le sue passions brocanteuses, come le definisce la testata Le Charivari, guida il paese verso "l'attività di fabbrica", e sogna un ministero Rothschild che possa gestire questa grande industria. Nel riportare gli scandali politici denunciati dai quotidiani giorno dopo giorno, Stendhal fa riferimento anche alla tempesta finanziaria delle speculazioni sui fondi di Stato spagnoli, pilotate dal telegrafo ottico tra il 1833 ed il 1835. Si tratta delle rendite di Stato offerte da Isabella II, al momento della sua successione al trono nell'ottobre del 1833 ed acquistate dalla Francia dopo l'approvazione delle Cortès. In Lucien Leuwen, il ministro degli Interni De Vaize, il cui modello reale è sia il conte D'Argout che Thiers, è tutto preso nel suo andare e venire dal ministero alla Borsa e dalla Borsa al palazzo del più ricco banchiere di Parigi, e padre del protagonista, ovvero Francois Leuwen, con il quale sembra essersi alleato in un progetto di speculazioni borsistiche via telegrafo: il ritratto della missione di Adolphe Thiers, che in questo periodo non ha altra preoccupazione che ritardare i dispacci telegrafici relativi al riconoscimento dei titoli, come testimoniano diversi quotidiani, tra cui Le National, Le Constitutionnel La Mode. La stretta relazione fra le speculazioni sui titoli spagnoli ed il telegrafo ottico, avrà un tale impatto nella società francese da rimanere impressa non solo sui giornali del tempo, ma anche nei romanzi di altri autori, come nel caso di Le Comte de Monte-Cristo (1846) di Alexandre Dumas. Al di là del celebre capitolo LX, Le Télégraphe, e LX, Le Moyen de délivrer un jardinier des loirs qui mangent ses peches, diversi altri capitoli menzionano l'invenzione di Chappe e sarà proprio questa macchina a vendicare Edmond Dantès: la utilizzerà contro il banchiere Danglars, speculatore sui fondi di Stato spagnoli, su cui gioca a colpo sicuro grazie alle notizie ottenute da sua moglie ed arrivate via telegrafo. Proprio l'invio di un falso dispaccio telegrafico da una torre della linea diretta al confine spagnolo, incrinerà la sua mirabolante ascesa di banchiere dell'aristocrazia finanziaria ed andrà, non solo a soddisfare la sete di vendetta del conte, ma anche i progetti di Mme Danglars. Se però in Stendhal alla visione dell'apparecchio telegrafico non è mai associata la digressione fantastica, lontana dalla funzione di cronaca "dell'ultimo minuto" della seconda parte di Lucien Leuwen, Dumas vi si libera per qualche riga quasi a voler dipingere quell'ammirazione timorosa verso l'universo delle macchine, propria della visione romantica, legata alla "magia" dei prodotti dell'ingegno umano e che è funzionale all'impatto con il reale utilizzo che ne farà "il conte". Alla visione dell'apparecchio telegrafico corrisponde l'immagine d'un insecte au ventre blanc, aux pattes noires et maigres, termini che appartengono al maniérisme nécessaire de l'expression littéraire de la machine (J.Noiray), alla necessità che parole chiave ed immagini comuni rendano più vicina una realtà, che altrimenti non potrebbe essere rappresentata. Questa tendenza propria della successiva corrente realista, sembra essere anticipata da Dumas che la utilizza per rendere familiare qualcosa che è profondamente lontano dalla realtà conosciuta identificandola con un mondo, il microcosmo animale, che ne esorcizza l'artificialità potenziandone il mistero ed inserendo la macchina telegrafica nel mondo del fantascientifico alla Verne. Nel capitolo LX, Le Télégraphe è l'imménse coléoptère, chrysalide vivante, sotto le cui ali il conte dice di avere sempre immaginato le petit génie humain, bien gourmé, bien pédant, bien bourré de science, di averlo guardato sempre come il prodotto del genio scientifico, mentre all'interno delle torri c'è solo un impiegato mal pagato, sottoposto al rigido regolamento delle trasmissioni aeree. Questi due capitoli rappresentano una denuncia sociale. Lo stationnaire è un'appendice del telegrafo, è schiavizzato da una macchina che serve a sua volta il potere e gli speculatori alla Borsa, e questo doppio attacco è sferrato da Dumas con la raffinatezza dei doppi sensi e delle metafore: non è un caso che la vicenda telegrafica si svolga su di una linea diretta al confine spagnolo e che si parli ancora una volta dei lucrosi titoli spagnoli di cui è titolare un banchiere, ossia Danglars. Attraverso la metafora posta a titolo del capitolo, Le Moyen de délivrer un jardinier des loirs qui mangent ses peches, di quei ghiri che rosicchiano i frutti fatti crescere dalla passione e dalle fatiche dello stationnaire, l'autore fa riferimento, anche a tutti quei piccoli investitori i cui risparmi vengono derubati dagli speculatori che per mesi, attraverso le manovre telegrafiche, gettano intere famiglie nella disperazione, determinando attraverso delle false notizie provenienti dalla Spagna, ribassi improvvisi ed altrettanti repentini rialzi dei titoli spagnoli, come testimoniano i giornali dal 1833 al 1835. Seguendo il corso del tempo, il numero delle opere in cui il telegrafo Chappe fa le sue apparizioni sembra non diminuire affatto, ma anzi susseguirsi di anno in anno come nel caso della Comédie humaine di Honoré de Balzac (1799-1850) L'invenzione di Chappe appare nelle Scènes de la vie privée con La Maison du Chat-qui-pelote (1830); negli Etudes philosophiques, con Les Marana (1832); nelle Scènes de la vie parisienne, con l'Histoire des Treize (1834) e ancora nelle Scène de la vie de province in La Rabouilleuse (1842); nelle Scènes de la vie politique in Une ténébreuse affaire (1843). Balzac accenna alla macchina attraverso piccoli aneddoti, significativi di come il telegrafo ottico sia stato assimilato socialmente, nel linguaggio e nella gestualità, facendo sentire la sua presenza all'interno della narrazione nelle vesti di mezzo di comunicazione e di controllo del governo. Negli altri autori che chiudono le apparizioni nel XIX, quello che emerge è il continuo riferimento al telegrafo come strumento per guadagni sicuri alla Borsa, soprattutto per i deputati e ministri, come nel caso di Louis Reybaud in, Jérome Paturot à la recherche d'une position sociale (1845) ; il suo ruolo sociale e politico, anche nella formazione di una classe di addetti alle trasmissioni, i quali resteranno sempre all'oscuro dei messaggi di cui sono portatori, come in Flaubert, in Voyages en Bretagne par les champs et par les grèves (1847). Per poi constatare in Jules Verne, Maxime Du Camp, Jules Vallès e nei versi dello chansonnier Gustave Nadaud, la nostalgia per una macchina che nel bene e nel male ha rappresentato un'epoca. Attraverso lo sguardo di questi autori, influenzati dall'epoca e dai diversi movimenti letterari che li hanno nutriti o da cui si sono ispirati, la macchina non è mai collegata a quell'entusiasmo verso i prodotti del progresso tecnico-scientifico che caratterizza dal 1853 l'opera di Victor Hugo, o gli articoli della Revue de Paris. Il telegrafo ottico è la sentinella delle macchine-automa, è solo il preludio all'invasione sociale delle macchine, ma proprio perché marchingegno, e non macchina, perché imperfetto ed allo stesso tempo esposto brutalmente, rappresenta l'indice dell'impatto sociale che i futuri mezzi di industrializzazione e comunicazione avranno sulla collettività, ma con qualcosa in più: quell'estetica caratterizzata, una struttura mobile sinistra che rassomiglia spaventosamente alla sagoma avvizzita di un corpo umano. L'assenza di suoni emessi da quelle braccia in continuo movimento, il silenzio all'apertura, alla chiusura, alla ruotazione delle braccia legnose, inchiodate da solidi cardini in ferro, eppure tutte miranti a trasmettere qualcosa di indecifrabile, balza agli occhi dell'osservatore come un'imperfezione socialmente inutile, se non addirittura dannosa e stranamente rassomigliante al genere umano. Diverse litografie testimoniano di questa similitudine, opere di grande valore storico-artistico che andranno a costituire un'appendice iconografica alla fine del testo e che per la maggior parte provengono da giornali come La Caricature.it_IT
dc.language.isoitit_IT
dc.publisherUniversità degli studi Roma Treit_IT
dc.titleIl telegrafo ottico nella Francia di Luigi Filippo : da simbolo di regime a simbolo letterarioit_IT
dc.typeDoctoral Thesisit_IT
dc.subject.miurSettori Disciplinari MIUR::Scienze dell'antichità, filologico-letterarie e storico-artisticheit_IT
dc.subject.isicruiCategorie ISI-CRUI::Scienze dell'antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche::Literatureit_IT
dc.subject.anagraferoma3Scienze dell'antichita', filologico-letterarie e storico-artisticheit_IT
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item.fulltextWith Fulltext-
item.grantfulltextopen-
Appears in Collections:X_Dipartimento di Studi Internazionali
T - Tesi di dottorato
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