Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/549
Title: Antonin Artaud : follia, paesaggi del corpo e teatro
Authors: Marenzi, Samantha
metadata.dc.contributor.advisor: Ruffini, Franco
Issue Date: 20-Apr-2010
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: Nel 1943 Antonin Artaud, poeta attore e uomo di teatro internato d’ufficio dal 1937, viene trasferito nell’ospedale psichiatrico di Rodez. Qui riprende contatti attraverso la corrispondenza, recupera in parte le sue condizioni di salute, viene sottoposto a più di cinquanta sedute di elettrochoc, e dal 1945 riprende quotidianamente a scrivere. Nei suoi quaderni elabora il recupero e la rifondazione del linguaggio, del pensiero, della sua storia personale, immergendoli nel suo immaginario presente e trasfigurandoli nell’orizzonte progettuale di una rinascita del suo corpo, della sua poesia e del suo teatro. Questa vasta zona della sua opera, vero e proprio cantiere che scorre parallelo alla corrispondenza e alla scrittura di testi destinati alla pubblicazione, è attraversata dalle figure multiformi, incaricate della sua liberazione e di un vero ritorno alla vita, a cui Artaud da il nome di “filles de cœur à naître”. Si tratta di donne realmente esistite, in parte morte, che tornano con una grande intensità di presenza nell’elaborazione di una famiglia mitica sostituiva a quella biologica, legata alle norme religiose e sociali che il poeta condanna. Le “filles” partecipano al progetto di rifacimento corporeo al quale Artaud dedica gli ultimi e fecondi anni della sua vita, trascorsi a Rodez fino al 1946 e a Parigi, in un regime di semi-libertà, fino alla morte, nel 1948. La tesi indaga il passaggio di questa figura tracciando la sua genesi e il percorso di ogni singola donna, di cui sono ricostruite le biografie in parte inedite, nei quaderni artaudiani e fuori dai confini di questi, nelle opere in cui i loro nomi approdano facendosi portatori dell’universo di senso che hanno partecipato a costruire, e nella vita di Artaud, il quale torna al teatro. Protagonista delle occasioni pubbliche in cui si condensano il corpo dell’attore, la forza della poesia e un nuovo statuto autobiografico segnato dalla denuncia e dalla rivendicazione, Colette Thomas, attrice e allieva, vera incarnazione delle “filles de cœur”, delle quali fin dal primo incontro con Artaud entra a far parte. A lei è dedicato un approfondimento che ne ricostruisce la vicenda biografica e teatrale, poco indagata dalla critica artaudiana e segnata dall’esperienza della follia, approfondimento che indaga la trasfigurazione sulla scena della vita dell’immaginario poetico di Artaud. L’indagine approda a una lettura che usa il linguaggio del teatro per restituire concretezza alla tematica centrale dell’opera dell’ultimo Artaud, quella del corpo, del suo rifacimento, dell’assorbimento in esso della poesia e della memoria. In appendice alla tesi viene proposto un censimento della bibliografia critica, che negli ultimi anni ha prestato un grande interesse agli scritti dell’Artaud “della follia” e alla tematica del corpo. Con lo scopo di tracciare una mappatura dello stato attuale degli studi viene proposta una sintesi delle letture specifiche sulla figura delle “filles de cœur” e, divise per approcci metodologici, vengono fornite le schede degli studi recenti di lingua italiana e francese che hanno proposto letture ed interpretazioni del profondo legame tra il corpo e la scrittura in Artaud, privilegiando l’orizzonte del linguaggio, quello del pensiero, quello del teatro, o quello del corpo biografico e clinico.
URI: http://hdl.handle.net/2307/549
Appears in Collections:X_Dipartimento di Comunicazione e spettacolo
T - Tesi di dottorato

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