Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/519
Title: Preludes to ontic structural realism : Eddington and Weyl : a theoretic route from general relativity to quantum mechanics through group theory.
Authors: Cometto, Miriam
metadata.dc.contributor.advisor: Dorato, Mauro
Issue Date: 24-Apr-2009
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: La mia ricerca verte sui fondamenti storico-epistemologici del realismo strutturale ontico, con particolare riferimento alla riflessione epistemologica di A.S.Eddington e agli esiti del profondo connubio tra scienze matematiche e fisiche che trova una valida testimonianza nel pensiero di Herman Weyl ed una fondamentale applicazione nel lavoro che questi, insieme a Wigner, portò avanti intorno agli anni '30, sulla 'traduzione' della teoria dei gruppi di trasformazione nella meccanica quantistica. Dall'opera di questi autori emerge una riflessione i cui esiti concettuali si rivelano assai fruttuosi per una più ampia comprensione dei recenti sviluppi strutturalisti in seno al dibattito sul realismo scientifico, ovvero sulla portata epistemica, semantica e/o ontologica delle teorie scientifiche. La tesi si articola in 5 capitoli preceduti da una introduzione al realismo strutturale ontico che ne metta in luce sia le motivazioni sia alcune difficoltà nel produrre una soddisfacente definizione della nozione chiave di struttura. In base ad esse la ricerca si rivolge all'opera dei menzionati precursori nella convinzione che la sistematicità con la quale questi autori affrontano le questioni epistemologiche portando alla luce i nodi concettuali soggiacenti, si riveli molto utile per la chiarificazione delle problematiche sopra citate. In particolare appaiono con chiarezza i motivi per cui la teoria della relatività e la meccanica quantistica suggeriscano un approccio strutturalista. L'aspetto forse più significativo per la genesi di questo punto di vista risiede nel sodalizio crescente tra gli sviluppi del pensiero matematico, in particolare geometrico, e quelli del pensiero fisico. Lo studio condotto rivela di una riflessione affatto isolata, e nondimeno privata della dovuta risonanza, generata da una profonda analisi concettuale delle nozioni fondamentali coinvolte nelle teorie scientifiche considerate. Tale riflessione manifesta la genesi in parte geometrica degli aspetti relazionali della costituzione degli oggetti. In questo modo emerge quel particolare sguardo sulla realtà fisica in cui l'elemento di rivoluzione è costituito da un mutamento della logica soggiacente alla predicazione degli oggetti fisici. Primo Capitolo - Eddington.s Philosophy of Science Lo strutturalismo in Eddington è il risultato di un approccio epistemologico alla scienza che egli stesso qualifica come soggettivismo selettivo o strutturalismo. Un elemento fondamentale delle tesi eddingtoniane è che esse sono limitate in due direzioni: in primo luogo si limitano alla fisica, in secondo si limitano all'ambito specifico della fisica post-relativistica. In questo senso si evince una prima differenza con l'approccio in ambito realista, che si presenta piuttosto come un approccio alla conoscenza scientifica in senso lato e tende ad allargarsi oltre il dominio della scienza strettamente positiva. Se da un lato il primo approccio rischia di generare eventualmente un riduzionismo troppo forte al dominio fisico, il secondo punto di vista ha il problema di dar conto del fatto che a seconda del tipo di disciplina (fisica, chimica, biologica, sociale, economica) cui lo si voglia applicare esso può mutare radicalmente e richiedere una nozione di individuo incompatibile con l'eliminativismo adottato a livello fondamentale. I due appellativi sopraccitati non sono strettamente sovrapponibili, individuando bensì due diversi momenti della riflessione del nostro autore: un momento epistemologico fortemente idealista (trascendentale) guida in maniera generale l'approccio alla scienza fisica (che è una epistemologia scientifica secondo Eddington); un secondo momento eminentemente strutturalista guida in maniera particolare l'interpretazione delle teorie contemporanee, con un enfasi sulla teoria della relatività generale. Una comprensione del rapporto tra i due momenti è fondamentale nel confronto con il dibattito contemporaneo, nel quale il primo momento è messo da parte in favore di un approccio realista. In questo senso i due devono essere relativamente indipendenti, nel senso che la tesi strutturalista non deve necessitare di un sfondo kantiano o neokantiano. D'altro canto lo strutturalismo in Eddington, la sua tesi che la fisica contemporanea generi una visione strutturale della conoscenza e della realtà, è effettivamente derivante da quel tipo di epistemologia. Da questo intimo collegamento fra i due momenti dell'analisi, nasce la necessità di suddividere l'approccio con il nostro autore in due capitoli. Il primo capitolo più espressamente dedicato ad una comprensione globale della sua visione epistemologia. Il secondo dedicato ad una disamina del momento strutturalista come direttamente discendente dall'analisi della teoria scientifica, in primis la relatività generale. La filosofia della scienza è per il nostro autore un'indagine del come la scienza proceda ed una spiegazione dei suoi metodi. In questo si declina la tesi che la conoscenza empirica possa essere ottenuta attraverso un'analisi degli strumenti metodologici e delle categorie di pensiero in essa coinvolti. Da ciò deriva per un verso l'attenzione per le procedure di misurazione, per l'altro il carattere marcatamente aprioristico, secondo una direttrice in primo luogo temporale, nella quale il carattere aprioristico della conoscenza scientifica è intesa come possibilità di derivarne le conclusioni prima di una effettiva osservazione. Ponendo l'enfasi ora sull'uno ora sull'altro di questi due aspetti della conoscenza la critica ha dunque sviluppato due immagini quasi incompatibili di un Eddington operazionista e di un Eddinton idealista à la Berkeley. Nel mostrare i limiti dell'una e dell'altra 'estremizzazione' del pensiero del nostro autore si cercherà di porre in giusta luce quegli elementi teorici attraverso cui l'analisi delle teorie scientifiche è effettivamente impostata. Infine, dalle precedenti riflessioni emergerà che i due aspetti dell'epistemologia eddingtoniana vadano piuttosto concepiti come due momenti di un unicum le cui suggestioni sono spiccatamente kantiane, in modo tale da mostrare il percorso che porta Eddington all'affermazione del soggettivismo selettivo. Una volta chiarito ciò che la sua filosofia della scienza non è si perviene dunque ad una analisi di ciò che essa sia, declinando il contenuto delle due denominazioni ad essa associate( selective subjectivism or structuralism). Eddington sostiene che le generalizzazioni della fisica possano essere raggiunte per via epistemologica, intendendo con questo termine l'analisi delle categorie di pensiero e degli strumenti metodologici soggiacenti e strutturanti le nostre osservazioni. Tale analisi ci fornisce una comprensione delle forme in cui gli oggetti si possono presentare alla nostra conoscenza, ossia per essere oggetti possibili della nostra conoscenza. Nell'analisi delle categorie di pensiero si situa la riflessione sui concetti di analisi e di sostanza. Nell'analisi degli strumenti metodologici, la riflessione sui principi guida della pratica scientifica: in relatività generale, per esempio, la 'regola' o il principio guida che informa tutto il procedere è la richiesta che la conoscenza fisica, basata sulla misurazione di quantità fisiche ( in primo luogo lunghezze e durate) sia formulata in modo da tener conto delle misurazioni possibili di una sempre più ampia classe di osservatori (vedi Ryckman[2005]). Le due etichette di soggettivismo selettivo e strutturalismo si possono dunque situare come rispettivamente una riflessione sul carattere aprioristico della conoscenza ed una riflessione sulla sua formulazione matematica. Il passaggio tra i due momenti si ha nel concetti di struttura. Lo strutturalismo appare così una lettura delle teorie scientifiche in cui uno spazio consistente è lasciato ancora una volta all'apparato concettuale ereditato dal soggettivismo. Ad esso si affianca tuttavia un punto di vista operativo(che considera nella fattispecie l'apparato matematico della teoria, in primo luogo la relatività generale). Di fatto lo strutturalismo porta avanti quanto ha guadagnato dall'approccio olistico (concetto di analisi) in un dominio specifico della conoscenza umana (la fisica). Perché dunque strutturalismo, piuttosto che olismo? Perché l'approccio olistico si salda con la riflessione sulle strutture geometriche emergenti dalla RG e fisicamente significanti. Eddington incontra un mondo geometrico. Questo motiva l'associazione della qualifica strutturale della conoscenza fisica con la sua caratterizzazione simbolica. Gli strumenti metodologici considerati sono: le procedure in base a regole con sui tali simboli sono raggiunti ed i simboli attraverso cui le quantità fisiche sono rappresentate. Questi ultimi costituiscono il limite della nostra conoscenza, in quanto riassumono l'informazione massima disponibile su certe condizioni definite e assolute del mondo. Essi sono l'unico modo in cui acquisiamo conoscenza delle quantità fisiche. Con questa impostazione dell'approccio strutturale in collegamento con l'epistemologia di sfondo simil-kantiana si chiude il primo capitolo come introduzione al secondo nel quale la prospettiva strutturalista è analizzata più nel dettaglio in connessione con la teoria della relatività generale. Capitolo Secondo . Eddington's structuralism: the route from General Relativity Il dominio primo da cui emerge lo strutturalismo è la lettura della la relatività, nella quale il concetto di conoscenza fisica sarebbe concepita come relativa principalmente alla struttura del mondo esterno, piuttosto che alla sua sostanza, dove con struttura si intende un complesso di relazioni e di relata, di cui la sostanza in quanto materia costituisce solo un elemento parziale (la materia non è che una fra milioni di relazioni, più evidente agli occhi della nostra mente). Dunque l'intento di Eddington è quello di ridurre l'analisi dei fenomeni alla loro espressione in termini di relazioni (intervalli) e relata (eventi o punti-evento, indistinguibili). (Mathematical Theory of Relativity 1923, 4). In primo luogo dunque la struttura-mondo che conosciamo è quella ottenuta come sintesi di tutti gli aspetti misurabili degli oggetti di un mondo assoluto, rappresentata nel continuum quadridimensionale di Minkowsky, che ne manifesta un aspetto intrinseco: la quadridimensionalità. L'immagine/indagine ontologica prende le mosse da eventi puntuali indistinguibili e privi di caratteristiche se non quella di essere punti-evento del continuum quadridimensionale (struttura in quanto complesso di relazioni). Tra di essi sussiste una relazione quantitativa primaria, l'intervallo, e dal confronto tra tutte le relazioni tra punti della varietà quadridimensionale emerge una regola di connessione che esprime una qualità intrinseca del mondo ed è misurata dai coefficienti del tensore metrico ( ). Operando su questi coefficienti Eddington ottiene il tensore di Einstein ed introduce le equazioni del campo. Tali equazioni non sono tanto leggi che collegano i punti, ma sono condizioni definite ed assolute del mondo. Da esse le nostre percezioni (o forse meglio sarebbe dire concettualizzazioni) di materia e di assenza di materia (vuoto) che corrispondono a due momenti caratteristici del peculiare strumento utilizzato, il tensore (annullamento ed equivalenza altri oggetti esprimenti caratteristiche fisiche). In che senso le equazioni del campo sono condizioni del mondo? Nel senso che esse indicano i parametri di connessione unici in cui i fatti fisici accadono e si mostrano: la relatività non ci fornisce tanto delle leggi derivate dalle proprietà di certi punti, quanto piuttosto i parametri di interrelazione e le dinamiche (di metrica e materia) che sono condizioni di esistenza del mondo e che fondano (in senso kantiano) il modo in cui possiamo comprendere le nostre stesse percezioni, ciò che chiamiamo materia e ciò che chiamiamo assenza di materia. Le differenti configurazioni risultanti o ( nella forma estesa e ) sono diverse possibilità fisiche, in cui rappresenta un insieme di relazioni piuttosto che di oggetti. Ciò che la mente fa è dotare di qualità vivide(vive, colorate) certe proprietà strutturali selezionate del mondo. Il mondo fisico non è strettamente dipendente dalla mente: esso si compone di una unità sintetica quadridimensionale che non è rappresentabile nello spazio e nel tempo(in quanto separati), bensì ad un livello superiore. Il modo in cui la nostra conoscenza del mondo si sviluppa a partire da questa qualità intrinseca del mondo è attraverso la sintesi data dal 'no one in particular' point of view. Le risultanti della sintesi sono l'intervallo spaziotemporale o altri oggetti geometrici invarianti rispetto agli specifici gruppi di trasformazione che collegano i sistemi di riferimento concepibili. Così si conosce il mondo in quanto struttura geometrica. Dice Eddington: non siamo partiti in questa analisi con l'obiettivo di derivare un mondo geometrico; abbiamo analizzato la teoria e questo è ciò che abbiamo ottenuto: un mondo geometrico. D'altro canto nella teoria della relatività si mettono in primo piano alcune particolarità del rapporto tra geometria e fisica, giacchè se da un lato attraverso le equazioni del campo riceviamo informazioni sul come le caratteristiche geometriche dello spaziotempo (la metrica ) influenzano i campi di materia (le caratteristiche fisiche raccolte da ), dall'altro otteniamo anche informazioni sul come la materia stessa influenza le caratteristiche geometriche: ossia, laddove la metrica dice alla materia come muoversi, la materia dice alla metrica come curvarsi. Questa caratterizzazione ( reciprocità geometria/fisica e invarianze) si sviluppa in Eddington con l'idea che quello che si individua in relatività sia un pattern of interrelatedness, potremmo dire un tessuto complessivo delle relazioni (rapporto fondante). Queste relazioni portano con sé i relata in maniera inscindibile, non come individui (intesi come base costruttiva delle relazioni in quanto dotati di proprietà), bensì come nodi esistenti all'interno della rete di relazioni. A questo punto si specifica la natura della rapporto tra relazioni e relata, che sono dati insieme, come un pacchetto. Per quanto siffatta visione del rapporto sia meno radicale rispetto a quanto espresso nella forma eliminativista del realismo strutturale ontico, bisogna comunque notare che è già in atto una rivoluzione concettuale laddove l'ontologia tradizionale assume come primitive gli individui, mentre qui la primitiva è una relazione fondamentale tra elementi indistinguibili: l'intervallo. Come non ci sono relazioni senza relata, non ci sono relata senza relazioni, pertanto i relata stessi non sono scindibili dalla struttura in cui sono inseriti e non ha senso parlare delle proprietà da essi possedute intrinsecamente, dove per intrinsecamente si intenda indipendentemente da tutto il resto. Il punto di vista sviluppato è così genuinamente olistico. La teoria della relatività si presenta come il dominio primo in cui l'approccio strutturale si sviluppa e in cui trova una sua comprensione è attuabile. Una piena manifestazione di questo si trova nelle pieghe del dibattito più recente, nel quale l'approccio strutturale allo spaziotempo appare come un valido candidato per risolvere annosi dibattiti in merito alle concezioni sostanzialiste e relazionali dello spaziotempo. Capitolo Terzo . Eddington, Russell and Newman's Problem La prima obiezione filosofica con la quale la posizione di Eddington si deve confrontare è mossa da Braithwaite l'anno successivo alla pubblicazione di The Nature of the Physical World : la rappresentazione fornita da Eddington rischia di essere vuota, se non si specificano le relazioni della struttura-mondo nei loro aspetti qualitativi e dunque extra-strutturali (secondo Braithwaite). Questa obiezione ricalca una ben più famosa obiezione mossa dal prof. M.H.A.Newman (1928) al prof. B.Russell e citata nella letteratura come 'Newman's problem'. Il terzo capitolo si concentrerà dunque sul confronto tra le due prospettive di Eddington e Russell volta a metterne in luce le fondamentali differenze in ragione delle quali le due posizioni pur simili si presentano diversamente equipaggiate al vaglio della obiezione di Newman. L'argomento è tanto più interessante se si tiene conto che i due autori sono collegati con il dibattito recente sullo strutturalismo secondo due cammini differenti: Russell è ripreso da posizioni epistemiche, Eddington da posizioni ontiche. I due approcci condividono la linea di fondo (shift sulle relazioni/approccio relazionale) ma non le motivazioni né il dominio e i modi di applicazione. La prima parte del capitolo è dedicata ad una disamina della tesi strutturalista di Russell, che fornisca le basi per un confronto tra i due autori. Essa fu introdotta in parte nella Introduction to Mathematical Philosophy del 1919, ma compiutamente sviluppata poi nell' Analisi della materia (1927). Secondo Russell l'unica conoscenza ottenibile del mondo esterno è una conoscenza di tipo strutturale che ci impedisce di attingere alle caratteristiche intrinseche del mondo esterno, quelle che egli chiama 'qualities' (alcune suggestioni in questo senso sono riprese dagli scritti di Poincarè e Duhem), ma ci fornisce informazioni sulla sua struttura, intesa come rete di relazioni tra eventi. Il capitolo propone una tesi secondo la quale il fallimento dello strutturalismo in Russell non è dovuto alla dottrina della struttura di per sé (cioè al fatto che si avanzi una prospettiva strutturalista) quanto piuttosto ad alcuni aspetti soggiacenti dell'epistemologia russelliana, in particolare una dicotomia di fondo tra la struttura della realtà e la sua natura, il riduzionismo logico, la prospettiva atomistica. Fondamentalmente Russell sviluppa una tesi sul modo in cui le nostre teorie rappresentano la realtà: ci sarebbe una somiglianza (isomorfismo) tra la struttura delle nostre percezioni e la struttura degli stimoli. In particolare la motivazione di Russell è difendere il monismo neutrale attraverso una teoria causale della percezione, rispondendo fra l'altro all.esigenza di sviluppare un opportuno raccordo tra le evidenze empiriche e la crescente astrattezza della fisica. I due fondamentali postulati della sua teoria causale della percezione sono la continuità causale e il postulato di somiglianza strutturale tra percezioni e stimoli. E' quest'ultima nozione il centro dell'obiezione del prof. Newman: essa, che dovrebbe caratterizzare sostanzialmente la nostra conoscenza del mondo, in realtà la riduce ad una conoscenza della cardinalità dei sistemi fisici e quello che poteva esserne il contenuto significante ne rimane escluso. Inoltre, seppure le strutture logiche catturano qualcosa di architetturale nel mondo, abbiamo di fatto troppi modelli per rappresentarle. Gli esiti di questa analisi conducono a due conclusioni. Da un lato esistono per le attuali posizioni epistemiche possibili vie di fuga dall'obiezione di Newman, vie di fuga che d'altro canto implicano un abbandono della formulazione strettamente russelliana( J.Saatsi and J.Meelia, Votsis). Dall'altro lato lo strutturalismo di Eddington manifesta una attenzione per il significato fisico degli strumenti matematici utilizzati che lo dota di una fondamentale apertura contenutistica, proprio per la motivazione epistemologica soggiacente e per il modo in cui la struttura è rappresentata. A questo proposito si vaglia, nella seconda parte del capitolo il riferimento di Eddington alla natura gruppale della sua idea di struttura. In particolare si considerano le obiezioni di Braithwaite, mostrando che fondamentalmente i due autori si muovono su due terreni diversi. In primo luogo la group-structure è una forma di pensiero attraverso cui 'leggere' le equazioni; in secondo luogo, se anche fosse intesa à la Russell, l'applicazione della teoria dei gruppi assegnerebbe alla struttura una tale serie di vincoli fisici in termini di conservazione di energia, impulso, momento angolare e via dicendo, da avere una ricaduta immediata in termini di contenuto. Dunque la possibilità di resistere all.obiezione di vacuità contenutistica risiede nell'epistemologia adottata e nella concezione stessa di struttura e nel rapporto tra relazioni e relata. Difatti quello che Russell, secondo Eddington, perde di vista è proprio la natura gruppale delle strutture fisiche: il punto centrale è che l'ingresso di proprietà di tipo geometrico svolge un ruolo fondamentale nella comprensione stessa del rapporto tra relata e relazioni. D'altro canto l'idea di Eddington non riguarda tanto la conoscibilità o meno degli aspetti intrinseci della realtà, quanto piuttosto che ciò che abbiamo sempre considerato come aspetti intrinseci delle entità non sono strettamente parlando indipendenti dal resto del mondo. Sebbene la motivazione sia in Eddington eminentemente concettuale, la sua riflessione apre comunque un terreno per ulteriori sviluppi, nel quale il RSO può trovare fruttuose sementi. In questo senso si può considerare il punto di vista di Eddington come genuinamente anticipatore delle attuali posizioni. In particolare il tipo di analisi da lui condotta sulle condizioni di accessibilità dell'universo fisico e l'accento sul linguaggio matematico utilizzato nello specifico delle teorie scientifiche sono associabili con le ragioni che in ambito più recente motivano la riconcettualizzazione strutturale degli oggetti fisici. Capitolo Quarto . From geometry to quantum: the rising of group theoretic language and ontology. Nella sua attenzione per la concettualizzazione della struttura-mondo, Eddington non si sofferma molto sull.utilizzazione della teoria dei gruppi come linguaggio fondamentale per la fisica moderna sia in relatività che in meccanica quantistica (pur usando come esempio la descrizione dello spin dell'elettrone), un elemento fondamentale invece nella riflessione strutturalista attuale. Tanto più fondamentale quanto più esso si situa alla radice dell'approccio eliminativi nei confronti dei relata delle strutture considerate come fondamentali. Dunque, pur mantenendo uno sguardo al lavoro di Eddington, nel quarto capitolo si prende in esame un aspetto apparentemente estraneo alla sua indagine e tuttavia ad essa ricollegabile. In altre parole vedremo in che termini possa essere considerata la caratterizzazione 'gruppale' della meccanica quantistica: come si ricollega l'uso della teoria dei gruppi con il modo in cui possiamo designare una ontologia per la teoria? Un ulteriore problema nel confronto tra lo strutturalismo di primo novecento à la Eddington e il realismo strutturale ontico risiede nel fatto che nel primo caso ci riferiamo ad autori di impostazione kantiana, latente o manifesta, mentre nel secondo caso abbiamo una riflessione che vuole porsi come forma di realismo( accettandone dunque la tesi metafisica e in qualche forma almeno una delle due fra la tesi semantica e la tesi epistemica). Occorre dunque poter esulare dal carattere performativo delle descrizioni fisiche e far sedimentare, se possibile, l'impostazione predicativa in una posizione che sia realista. Il IV capitolo muove dalla persuasione che un momento importante di questo passaggio risieda nel riferimento alla caratterizzazione 'gruppale' della meccanica quantistica che il realismo strutturale onticomantiene come caratterista rilevante nelle sue considerazioni. Le due linee guida al vaglio del quarto capitolo sono: 1) la rilevanza dello studio sullo spazio come generativo dell'approccio gruppale 2) l'idea che l'applicazione della teoria dei gruppi in meccanica quantistica possa effettivamente rappresentare un passo in avanti verso il realismo strutturale rispetto alla prospettiva di Eddington. E' questo un passaggio cruciale nella discussione, per via dell'interpretazione che la posizione realista offre della teoria dei gruppi. Seguendo queste due direttrici il capitolo di divide in due parti, focalizzandosi in primo luogo sul collegamento/slittamento nell'applicazione della teoria dei gruppi dalle teorie sullo spazio alla meccanica quantistica. Tale passaggio sarà presentato attraverso l'intenso lavoro condotto da H.Weyl dapprima sul problema dello spazio (attraverso l'evoluzione dall'idea di congruenza a quella di trasformazione) e sulle simmetrie che lo caratterizzano, in seguito sulla relazione tra le invarianze dei gruppi di trasformazione e la meccanica quantistica. E' infatti nelle riflessioni sulla concettualizzazione dello spazio e sui fondamenti della geometria che il linguaggio dei gruppi appare in primo luogo come significante. All'interno di tali studi emerge inoltre un progressivo mutamento nel carattere della predicazione. Questo stesso mutamento sembra essere una delle caratteristiche che, attraverso la nozione di gruppo, si trasmette dalla concezione dello spazio(tempo) alla costituzione degli oggetti. Le motivazioni che ci spingono a veicolare la trattazione attraverso l'opera di Weyl sono sono molteplici: in primo luogo la sua pubblicazione di Quantenmechanik und Gruppentheorie (1927) associata alla persuasione di aver raggiunto, attraverso tale studio, una comprensione più profonda della natura reale delle cose; poi la possibilità di riscontrare nel suo lavoro alcuni tratti comuni con la visione di Eddington pur non essendo un neokantiano; l'attenta riflessione sullo spazio e sui fondamenti della geometria che culmina nell'idea che la geometria consegua in ambito fisico la sua piena validità la possibilità di evidenziare in modo molto chiaro nell'analisi del concetto di spazio un percorso teorico che va da Riemann ad Einstein analizzando l'intima connessione tra spazio, tempo e materia che permette di saldare le riflessioni strutturaliste su geometria/fisica con un approccio più marcatamente realista. Infine, ciò che emerge nel lavoro di Weyl non è tanto un tentativo di dissolvere gli oggetti in strutture matematiche, fattore al centro delle critiche di RSO, quanto il tentativo di comprendere l'appropriatezza di certo linguaggio utilizzato nelle teorie scientifiche anche in riferimento all'ontologia soggiacente. In conclusione si esamina un dibattito sul ruolo dell'invarianza nella costituzione dell'oggettività. La seconda parte del capitolo è dedicata nel dettaglio alla proposta del RSO di adottare una ontologia di strutture sulla base delle relazioni emergenti dalle descrizioni fisiche: in meccanica quantistica significherebbe considerare those group theoretic invariants described in terms of the relevant symmetry principles (French 2006:172). Questo è il passaggio fondamentale dal momento che RSO propone una metafisica di relazioni e strutture a differenza della metafisica realista tradizionale focalizzata su individui e proprietà (intrinseche). Poiché il principale case study del RSO è la trattazione dello spin, si vaglia l'effettiva possibilità di una adozione strutturale di tale proprietà, esplorandone la legittimità anche attraverso il parere contrario di M. Morrison(2007). Capitolo quinto . Relations, Relata and moderate structuralism Le posizioni strutturaliste formulate agli inizi del novecento manifestano la ricerca di un'immagine alquanto unitaria dell'indagine scientifica, attraverso l'analisi della costituzione degli oggetti fisici e dello spazio(tempo). La riflessione neokantiana sulla filosofia della scienza, tipica dei primi strutturalisti(Eddington e Cassirer) ai quali il realismo strutturale ontico si ricollega, conduce ad una revisione della nozione di oggetto, manifesta sia nel lavoro di Eddington sia nell' epistemologia di Ernst Cassirer in maniera più ampia. Il motivo per cui lo strutturalismo ontico è interessato a questi autori sono le interpretazioni della meccanica quantistica e l'idea che le condizioni di accessibilità siano condizioni di esistenza del mondo fisico. Eppure non si può tralasciare il fatto che tali interpretazioni scaturiscano in ambo i casi dalla soggiacente impostazione filosofica e d.altro canto si originino da riflessioni sulla relatività, da riflessioni sulla nozione di sostanza, da riflessioni sulla capacità rappresentativa della geometria. D'altra parte l'idea di non considerare le proprietà come 'possedute' da oggetti, quantomeno nel senso di oggetti esistenti indipendentemente da esse, è un elemento teoretico fondamentale delle posizioni strutturaliste in tutte le loro manifestazioni. Sulla base di questa idea troviamo in Cassirer l'affermazione secondo cui la manifestazione costante di una certa relazione non è una ragione sufficiente per inferire la presenza di una portatore, contrariamente all'impostazione meccanicistica in base alla quale tutti i fenomeni sono riconducibili a fenomeni del moto e questi a loro volta necessitavano la presenza di siffatti portatori. In questo nuovo senso egli riconcettualizza ad esempio la carica dell'elettrone, come relazione costante priva di un costante 'carrier'. Il quinto capitolo vaglia le conseguenze filosofiche di un tale approccio nei termini della metafisica suggerita, in ambito strutturalista, per la meccanica quantistica e le problematiche ad esso correlate. La prospettiva 'gruppale' esaminata nel capitolo precedente viene confrontata in primo luogo con la natura delle proprietà coinvolte nelle descrizioni quantistiche nel tentativo di sostenere che si tratti di proprietà puramente relazionali. In secondo luogo si analizza il rapporto tra questa riconcettualizzazione relazionale delle proprietà e la nozione di individualità/identità. La posizione di Eddington nei confronti di proprietà e relazioni ammette una sorta di codeterminazione costante tra relazioni e relata. Prescindendo momentaneamente dall'aspetto idealista e considerando unicamente la sua forma di strutturalismo, ci troviamo di fronte ad una assunzione meno forte rispetto alla forma eliminativista di realismo strutturale ( French e Ladyman). E tuttavia costituisce già un distacco rispetto al realismo standard. D'altro canto una serie di problemi restano aperti per lo strutturalismo ontico eliminativo. In primo luogo a parte lo spin, che è effettivamente provvisto di una caratterizzazione gruppale, manca nella letteratura strutturalista una trattazione dettagliata della traduzione relazionale di una proprietà come la massa. Né si ha una chiara trattazione di come dar conto della, per così dire, diversificazione delle occorrenze: il fatto cioè che una certa quantità di massa e una certa quantità di carica e una certa quantità di spin provvista, sì, delle caratteristiche simmetriche, si trovino sempre 'aggregate' insieme in un certo modo (che ci fa parlare, a seconda dei casi, di elettroni o piuttosto di protoni, o piuttosto di pioni o piuttosto di'lo zoo di particelle'). L'attenuante potrebbe essere data dal fatto che la massa può essere associata alla rappresentazione irriducibile del gruppo di Poincarè (vedi Castellani, French.). Ma anche in questo caso l'associazione va declinata: come va intesa? Come la massa e lo spin acquisiscono la loro quantità caratteristica? Non si vuol sostenere che non sia possibile una tale visione, ma il realismo strutturale ontico manca attualmente di una precisa delucidazione di come queste associazioni possano essere comprese. Sulla base dei principi di simmetria dei sistemi fisici otteniamo certi invarianti per trasformazioni gruppali. Attraverso di essi si formula una struttura di 'tipi naturali' in cui le tradizionali particelle appaiono come fermioni o bosoni (prima distinzione fondamentale) in base alla rappresentazione del gruppo di permutazioni e come, ad esempio, elettroni in base alle proprietà associate con la rappresentazione irriducibile del gruppo di Poincarè (massa e spin). In questa prospettiva la distinzione fermione/bosone è considerata come la più fondamentale distinzione all'interno della struttura stessa. D'altro canto si può dubitare che tale caratterizzazione sia effettivamente indipendente da particelle/campi o altro: difatti si riconosce che di partenza esse hanno un ruolo euristico, che, si sosterrà, non può essere completamente obliato. Tanto più si rivela plausibile in questo senso un ritorno all'idea Eddingtoniana di struttura-gruppo, nella quale i relata non sono completamente in dismissione. Infine la possibilità di descrivere i nodi della struttura implica ad un certo momento l'esistenza di questi nodi. Il fatto che una certa descrizione sia 'permessa' è sottoderminato rispetto al fatto che le proprietà rilevanti siano determinate dalla struttura o piuttosto la determinino. Ciononostante l'effettiva rilevanza della teoria dei gruppi come linguaggio significante nelle teorie contemporanee e la capacità della visione strutturalista di fornire un chiaro approccio alla relatività generale nel suo profondo legame con le proprietà fondamentali dello spaziotempo e della materia (nei termini di un tessuto di determinazione) rendono il dibattito sull'approccio strutturalista un interessante campo di ricerca. La proposta interpretativa del RSO richiede ulteriori discussioni ed argomentazioni 1) del passaggio dalle descrizioni matematiche al significato fisico che se in relatività ha avuto una limpida delucidazione nelle riflessioni di Riemann/Einstein, in meccanica quantistica richiede ancora un approfondimento e non può essere considerata come immediata. 2)dell'idea che la descrizione 'gruppale' debba essere una evidenza per la dissoluzione dei relata. La non-individualità delle particelle, sia pure intese come campi, non genera automaticamente l'idea che esse non abbiano alcun peso ontologico nella struttura. In questa prospettiva l'approccio à la Eddington ancora permette un indebolimento del peso ontologico dei relata piuttosto che una loro eliminazione e il corrispondente aumento di valore delle relazioni. In questo senso può essere associato a forme più moderate di realismo strutturale à la Esfeld e Lam
URI: http://hdl.handle.net/2307/519
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T - Tesi di dottorato

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