Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/504
Title: Maria Antonietta Macciocchi: profilo di un'intellettuale nomade nel secolo delle ideologie
Authors: Selvi, Eleonora
metadata.dc.contributor.advisor: Conti Odorisio, Ginevra
Issue Date: 24-Mar-2009
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: ABSTRACT Maria Antonietta Macciocchi è stata staffetta partigiana, giornalista, inviata, direttrice di testate, scrittrice, militante politica, deputata italiana ed europea, docente universitaria. Ha vissuto tra Italia e Francia coltivando amicizie eccellenti, tra filosofi, scrittori, artisti, da Curzio Malaparte a Pierpaolo Pasolini, da Louis Althusser a Lacan, da Sebastian Matta a Milan Kundera, a Bernard Henri Lévy. Il suo bisogno di slancio ideale e di impegno intellettuale militante l'ha portata ad abbracciare diverse fedi nel corso della sua vita, dal marxismo sin dai tempi della Resistenza, al maoismo negli anni Settanta, fino alla conversione al cattolicesimo, che abbracciò in età matura, trovando in Papa Wojtyla un profeta della dignità delle donne. Ma le sue diverse appartenenze le visse alla luce di un pensiero da lei in seguito definito, con omaggio al lessico dell'amico Pasolini, "eretico". Il suo era un antidogmatismo fiero, ironico, che tuttavia si avrebbe difficoltà a definire pienamente laico, percorso com'era da una persistente tentazione fideistica. La tensione tra ortodossia e dissenso ha attraversato gran parte della sua vita e del suo lavoro. Allontanandosi dal Partito, Macciocchi fu tra le poche figure che non finirono col confluire in una chiesa eretica, come fu il caso del gruppo del Manifesto, costituito da Rossanda, Pintor, Natoli ed altri. La sua fu piuttosto una navigazione solitaria, solo a tratti affiancata dalla presenza di occasionali compagni di viaggio. Il risultato delle sue prese di posizione - determinante fu il sostegno ai "ribelli" del '77 in Italia - fu la cacciata dal Partito comunista e l'inizio di un cammino ancor più solitario, snodatosi tra l'impegno politico sotto nuove insegne - prima radicali e poi socialiste - il lavoro giornalistico e la scrittura di numerosi libri. Dopo gli anni trascorsi a Parigi, tra il '72 e il '79, insegnando Gramsci e spiegando il fascismo agli studenti dell'Università di Vincennes, fu eletta con i radicali al Parlamento Europeo, nelle elezioni del 1979, le prime per il nuovo organismo europeo. Come componente della Commissione Giustizia si è battuta per l'abolizione della pena di morte in Francia. Successivamente, abbandonando la linea radicale, ha aderito al Gruppo Socialista. Nel corso del suo mandato ha fatto anche parte della Commissione per la verifica dei poteri e della Commissione di inchiesta sulla situazione della donna in Europa. Negli anni Novanta, lontana ormai da ogni partito, da ogni circolo intellettuale, cattolica senza alcuna soggezione all'autorità ecclesiastica, spesso anzi fortemente critica verso essa - più volte rivolse inviti pubblici al Papa chiedendo un mea culpa per il ruolo avuto dalla Chiesa nella repressione della Rivoluzione napoletana - trascorse in solitudine la sua vita intellettuale. Si immerse nello studio della storia d'Italia, scrivendo pagine appassionate sulle protagoniste femminili di una grande stagione rivoluzionaria, quella del triennio giacobino italiano, in cui intravedeva il primo seme dell'unità nazionale e la forza di una parola femminile da riportare alla luce come esempio per tutte le donne. La scelta della Repubblica partenopea come oggetto di studio, nelle fasi ultime del suo impegno di studiosa, tradiva la fiducia, mai sopita, nella funzione palingenetica delle idee politiche. Volgendo lo sguardo indietro, al termine di un secolo devastato dalle ideologie, Macciocchi ancora cercava l'idea redentrice, e la trovava nell'epoca dei Lumi, nella fiducia verso la ragione, la cultura e l'educazione alla cittadinanza quali basi possibili per una convivenza armoniosa nella polis. Né mancava alle pagine vergate da Macciocchi sulle vite di Eleonora Fonseca Pimentel1 e di Luisa Sanfelice2 l'alta passione civile che sempre l'aveva animata: l'esaltazione del sacrificio delle due eroine era per l'autrice specchio del proprio stesso sacrificio, quello di una vita di donna immolata sull'altare della militanza. La presente ricerca di propone di ricostruire la biografia intellettuale di Macciocchi, in quanto figura di spicco della vita culturale del Novecento, esaminandone le opere, le idee, le attività, alla luce dei filoni di pensiero cui di volta in volta fu legata. 1 Maria Antonietta Macciocchi, Cara Eleonora. Passione e morte della Fonseca Pimentel nella Rivoluzione napoletana, Milano, Rizzoli, 1997. 2 Macciocchi, L'amante della Rivoluzione. La vera storia di Luisa Sanfelice e della Repubblica napoletana del 1799, Milano, Mondadori, 1998 La trattazione si articola in due parti. Nella prima, dopo la ricostruzione delle origini familiari, della formazione e del periodo della Resistenza, si è analizzato il lavoro giornalistico di Macciocchi, come direttrice di due importanti testate del PCI, dalla fine degli anni Quaranta all'inizio degli anni Sessanta. In questa parte il lavoro si è svolto attraverso lo spoglio di Noi Donne e Vie Nuove, lo studio dei dossier dell'epoca, dei materiali di propaganda del PCI, delle fonti direttamente usate dalla direttrice per la produzione dell'informazione, dei taccuini e degli appunti personali che hanno consentito di ricostruire, valorizzandolo, anche il ruolo di Macciocchi dal punto di vista della definizione di strategie editoriali e di diffusione per i prodotti del Partito. Lo studio si sofferma in questa fase anche sul lavoro politico femminile, condotto dalle militanti e donne-quadro del PCI per la conquista delle masse femminili, che vide Macciocchi impegnata in tal senso tra Salerno e Napoli nell'immediato dopoguerra. Lo studio prosegue, nella parte successiva, con la ricostruzione dell'evoluzione delle idee politiche di Maria Antonietta Macciocchi, attraverso l'incontro con la filosofia di Althusser, e in seguito lo studio e l'interpretazione di Gramsci e l'approdo al maoismo. Nella seconda metà degli anni Sessanta maturava il dissenso con il Partito, mettendo fine al tentativo della scrittrice di conciliare l'inconciliabile: l'appartenenza al PCI, con il suo dogmatismo soffocante, e la libera interpretazione del marxismo, nel suo caso un'interpretazione di sinistra e rivoluzionaria. Si è tentato di ricostruire la genesi di questo percorso anche attraverso la pubblicazione di documenti inediti, come il "Lamento di una corrispondente dell'Unità", riprodotto integralmente in appendice, come testimonianza della difficile posizione di una donna all'interno del Partito comunista italiano negli anni Sessanta. Si era alla vigilia del '68 e Macciocchi, pur mantenendosi ancora formalmente fedele ai dettami della Chiesa di Botteghe Oscure, intimamente scalpitava, e non esitava a dare battaglia all'interno del PCI, scontrandosi con quel muro di conformismo e chiusura che altri testimoni dell'epoca hanno ricostruito nelle loro autobiografie. Nel presente lavoro si è voluto evidenziare il filo rivoluzionario, anarchico-libertario, ribelle, che ha attraversato le diverse fasi della vita di Macciocchi, ricostruendo il ruolo dei "maestri" di volta in volta scelti e venerati e la loro puntuale caduta, di fronte alla costante insofferenza della discepola ribelle verso ogni posizione da accettare passivamente. Nell'ultimo capitolo si è ricostruito il periodo più difficile della vita dell'autrice, oramai completamente isolata e immersa nello studio della Rivoluzione napoletana.
URI: http://hdl.handle.net/2307/504
Appears in Collections:X_Dipartimento di Studi Internazionali
T - Tesi di dottorato

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