Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/490
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dc.contributor.advisorCaggiano, Giandonato-
dc.contributor.authorFavale, Antonietta-
dc.date.accessioned2011-06-30T09:36:44Z-
dc.date.available2011-06-30T09:36:44Z-
dc.date.issued2009-05-05-
dc.identifier.urihttp://hdl.handle.net/2307/490-
dc.description.abstract1 SCUOLA DOTTORALE IN DIRITTO EUROPEO, STORIA E SISTEMI GIURIDICI DELL'EUROPA SEZ. DIRITTO EUROPEO SU BASE STORICO COMPARATISTICA TESI DI DOTTORATO: "Il principio di leale cooperazione nel diritto comunitario. Le fasi dell'integrazione europea" ABSTRACT La tesi è volta a ricostruire le origini e la portata del principio di leale cooperazione nel diritto comunitario - generalmente fatto coincidere con le disposizioni contenute nell'art. 10 TCE - attraverso l'analisi della giurisprudenza della Corte di giustizia, nonché attraverso l'analisi dei principi dalla stessa affermati sulla base della leale cooperazione. L'art. 10 del Trattato CE è una delle disposizioni più interessanti dell'ordinamento comunitario. Tuttavia, la disposizione ha attraversato fasi alterne; è passata attraverso una originaria ricostruzione, soprattutto ad opera della dottrina, alquanto restrittiva per poi, invece, avere gran risalto nella giurisprudenza della Corte di giustizia. Invero, i primi commentatori del Trattato erano soliti ricondurre la funzione dell'allora art. 5 TCE ad una mera ripetizione, in ambito comunitario, della tradizionale obbligazione che incombe sulle parti contraenti e che caratterizza il diritto internazionale pattizio, quella, cioè, di rispettare gli impegni assunti e di fare in modo che le istituzioni create con un trattato istitutivo di un'organizzazione internazionale, possano adempiere alla missione loro affidata - il principio pacta sunt servanda. Alle prime teorie elaborate dai critici sulla portata del principio di leale cooperazione di cui all'art. 10 TCE si è, tuttavia, sovrapposta la giurisprudenza della Corte di giustizia, che dall'art. 10 TCE ha tratto un autonomo obbligo sul quale ha fondato le proprie motivazioni, arrivando ad affermare principi di importanza straordinaria. La tesi, nell'intento di ricostruire le origini della disposizione, analizza l'esperienza degli stati federali, ove generalmente si suole collocare la nascita del principio. Segue un'analisi volta alla scoperta delle origini del principio in ambito internazionale, delle analogie e delle differenze dell'impiego del principio in ambito comunitario. Attenzione è stata posta sulle origini prettamente comunitarie, sull'operare del principio nei rapporti interni ed esterni della Comunità, sulla diversità del suo operare nei rapporti tra Stati membri ed istituzioni comunitarie ovvero tra istituzioni comunitarie e organismi esterni. La tesi prosegue nell'analisi delle fasi che hanno scandito l'integrazione europea, dei casi giurisprudenziali più noti, attraverso i quali l'opera creatrice della Corte di giustizia è divenuta evidente. Nello studio e nell'analisi del principio di leale cooperazione, infatti, non si è potuto trascurare e prescindere dall'aspetto "ermeneutico" ed "interpretativo" che lo stesso assume nei confronti di altre disposizioni del Trattato. Ed infine, l'elaborato riporta un'analisi dell'attuale fase di integrazione europea; invero superate le problematiche relative alla necessità di affermare l'effettività del diritto comunitario, sono state avvertite ulteriori e diverse esigenze. Innanzitutto, l'esigenza di aprire nuovi spazi alle competenze comunitarie in settori ove vige ancora un metodo intergovernativo - si pensi alla materia penale disciplinata secondo il sistema di cui al Terzo pilastro - di fortificare ed espandere quelle già esistenti - la politica di concorrenza, ad esempio - ovvero affrontare le problematiche relative agli effetti collaterali provocati dallo sviluppo e dall'intensificarsi dell'utilizzo dei principi comunitari che in alcuni casi minano la stabilità di importanti valori universali del diritto, quale ad esempio la certezza dello stesso. 2 È stato riscontrato un comune denominatore nel filone giurisprudenziale della Corte di giustizia che ha impiegato l'art. 10 TCE quale fonte di un autonomo obbligo e che è rappresentato dal richiamo della Corte di giustizia alla cooperazione leale da parte dei giudici nazionali nel momento in cui gli stessi sono chiamati ad applicare il diritto comunitario per risolvere questioni pendenti dinanzi a loro. Si è visto, durante l'intera trattazione del tema, che nella giurisprudenza comunitaria il ruolo del giudice nazionale è stato notevolmente valorizzato perché ad esso, in definitiva, è affidato l'applicazione effettiva e corretta del diritto comunitario negli ordinamenti degli Stati membri; nella prospettiva della Corte di giustizia, tale ruolo assume rilevanza sia per l'esigenza che sia garantita la tutela delle persone rispetto alle situazioni soggettive ad esse conferite dal diritto comunitario, sia, più in generale, al fine di assicurare la conformità degli ordinamenti interni agli obblighi enunciati dal Trattato. Infatti, l'insieme dei principi affermati dalla giurisprudenza della Corte di giustizia sulla base dell'art. 10 TCE, richiamati nella tesi, hanno fatto emergere chiaro che i giudici nazionali sono chiamati a garantire l'effettività delle norme comunitarie, secondo l'interpretazione autentica fornita dalla Corte di giustizia, disapplicando le norme interne, ovvero interpretandole in senso conforme a quelle comunitarie, rafforzando in ogni modo gli strumenti di tutela dei principi fondamentali dell'ordinamento comunitario. Il principio di leale cooperazione è divenuto in tal modo, da una parte strumento di richiamo per i giudici nazionali alla giusta applicazione del diritto comunitario, soprattutto rispetto all'interpretazione che di esso fornisce la Corte di giustizia, dall'altra è divenuta clausola generale di controllo dell'operato dello Stato. Invero, lo Stato, in tutte le sue articolazioni interne ed in tutte le sue manifestazioni, siano esse normative o di altro genere è potenzialmente sanzionabile per lesione dell'obbligo di leale cooperazione ex art. 10 TCE. Alla luce dell'analisi condotta sulla giurisprudenza comunitaria è emerso chiaro che nel sistema comunitario vigente il principio di leale cooperazione è frutto dell'elaborazione giurisprudenziale; tuttavia si deve registrare che la centralità che il principio ha assunto nell'affermazione dell'effettività del diritto comunitario è stata colta e recentemente recepita dal legislatore comunitario che nel Trattato di Lisbona, all'art. 4, comma 3, ha espressamente previsto che: In virtù del principio di leale cooperazione, l'Unione e gli Stati membri si rispettano e si assistono reciprocamente nell'adempimento dei compiti derivanti dai Trattati. Ebbene, l'obbligo di reciproca assistenza e rispetto al quale sono chiamati gli Stati membri e l'Unione europea in virtù del principio di leale cooperazione, costituisce la giusta sintesi dell'intera giurisprudenza della Corte di giustizia formatasi in argomento ed in parte analizzata nella tesi, la cui influenza nell'elaborazione futura dei principi da esso derivanti è rimessa nuovamente alla Corte di giustizia, la quale avrà a disposizione un principio non più frutto dell'interpretazione, ma diretta espressione di una norma di rango primario e le cui conseguenze sui futuri rapporti tra Stati e Comunità si prevedono dirompenti.it_IT
dc.language.isoitit_IT
dc.publisherUniversità degli studi Roma Treit_IT
dc.titleIl principio di leale cooperazione nel diritto comunitario : le fasi dell'integrazione europeait_IT
dc.typeDoctoral Thesisit_IT
dc.subject.miurSettori Disciplinari MIUR::Scienze giuridiche::DIRITTO DELL'UNIONE EUROPEAit_IT
dc.subject.isicruiCategorie ISI-CRUI::Scienze giuridicheit_IT
dc.subject.anagraferoma3Scienze giuridicheit_IT
item.languageiso639-1other-
item.fulltextWith Fulltext-
item.grantfulltextrestricted-
Appears in Collections:X_Dipartimento di Diritto Europeo. Studi Giuridici nella dimensione nazionale, europea, internazionale
T - Tesi di dottorato
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