Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/485
Title: Il rapporto Corte costituzionale e legislatore regionale
Authors: Ruffo, Sabina
metadata.dc.contributor.advisor: Romagnoli, Gian Cesare
Colapietro, Carlo
Issue Date: 11-Jun-2009
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI ROMA TRE DOTTORATO DI RICERCA - XX CICLO Scuola dottorale in Scienze Politiche Sezione Governo e Istituzioni ABSTRACT SABINA RUFFO Il rapporto Corte costituzionale e legislatore regionale La modifica del Titolo V della Costituzione, introdotta dalla legge costituzionale n. 3 del 2001, ha comportato importanti elementi di novità nella giurisprudenza della Corte costituzionale, ed in particolare, nel giudizio di legittimità in via principale. Tale riforma, infatti, non solo ha modificato il precedente assetto delle competenze, ma ha introdotto un quadro normativo complesso che, in assenza di una normativa transitoria, ha richiesto un particolare impegno al giudice delle leggi chiamato, dai titolari delle nuove potestà legislative così definite, a chiarire la portata delle enunciazioni contenute nei nuovi articoli della Costituzione e ad interpretare i nuovi parametri, apparsi immediatamente non completamente definiti dal legislatore costituzionale. Lo studio, muovendosi da queste premesse, ha avuto ad oggetto innanzitutto l'incremento del contenzioso nel giudizio in via d'azione nel periodo 2001-2008, di cui sono state analizzate le caratteristiche e gli andamenti; quindi l'attività interpretativa del giudice costituzionale finalizzata a salvaguardare i valori sostanziali oggetto delle singole discipline e a non creare vuoti normativi. In questo contesto sono state approfondite le tematiche relative alle cosiddette forme di flessibilizzazione del rigido riparto delle competenze, introdotte dalla giurisprudenza costituzionale. Il riferimento è alla elaborazione giurisprudenziale delle figure delle materie trasversali, al criterio della prevalenza, all'istituto della chiamata in sussidiarietà, al richiamo generale operato continuamente dal giudice delle leggi alle forme di collaborazione tra i due 1 legislatori, al rispetto del principio di continuità, a cui la Corte costituzionale ha dovuto fare ricorso per consentire l'immediata attuazione del nuovo testo costituzionale. L'horror vacui, tema che aveva molto appassionato la dottrina all'indomani dell'inizio dell'attività della Corte costituzionale per giustificare la ritenuta, per alcuni, invasione del giudice delle leggi nell'attività propria del legislatore, torna per alcuni aspetti in primo piano e giustifica il bisogno del giudice delle leggi di utilizzare, più che in passato, le tecniche decisorie tipiche del giudizio in via incidentale, arricchite di figure inedite, per indicare ancora una volta al legislatore la strada da percorrere, anche attingendo al proprio patrimonio giurisprudenziale elaborato sotto la vigenza del precedente Titolo V. Ed è proprio al ricorso a specifiche tecniche decisorie, utilizzate dalla Corte Costituzionale per risolvere il momento di "congiuntura istituzionale", a cui è dedicata la parte centrale dello scritto, laddove, nell'illustrazione di forme tipiche di decisione, quali le sentenze interpretative di rigetto, le sentenze di monito e le sentenze manipolative, ne vengono descritti gli specifici caratteri che assumono nel giudizio in via principale, nonché si illustrano i casi che hanno portato a specifiche forme decisorie innovative nel giudizio di costituzionalità, quali le sentenze di accoglimento ad efficacia limitata circa la retroattività e le sentenze di accoglimento ad efficacia posticipata. La seconda parte dello studio è stata, quindi, dedicata alla verifica dell'esistenza di una fonte di diritto positivo in cui sia regolata l'attività legislativa regionale consequenziale alle pronunce del giudice costituzionale, al fine di studiarne il c.d. seguito. La ricerca ha avuto, sotto questo aspetto, la finalità di verificare il grado di permeabilità presso il legislatore regionale proprio di quelle forme decisorie scelte dal giudice costituzionale per rispondere alle istanze di chiarimento. Si è trattato di indagare se l'attività legislativa consequenziale sia condizionata dai diversi tipi di pronunce, nel senso di mettere in evidenza il seguito che nella pratica è stato realmente ottenuto, ed individuare le principali ragioni che possono aver determinato il diverso grado di effettività. L'indagine condotta sul campo ha mostrato i limiti di un sistema di raccordo Regione-Corte costituzionale non adeguato alla complessità del ruolo che il giudice delle leggi è stato chiamato a svolgere. A fronte di una precisa attenzione del giudice costituzionale di rendere delle decisioni che, nel rispetto dei distinti ruoli, consentano al legislatore di dare attuazione al nuovo riparto delle competenze, non corrisponde un'eguale attenzione del legislatore regionale a tutti i tipi di 2 pronunce utilizzate. Quelle tecniche decisorie che si erano rivelate efficaci nel giudizio in via incidentale, non trovano uguale fortuna nel giudizio in via d'azione. Ne consegue una riflessione sulla diversa natura dei due giudizi che potrebbe essere posta alla base dell'insuccesso della trasposizione dall'uno all'altro dei tipi di decisione. La conclusione è un richiamo alla leale collaborazione tra Corte e legislatore: il secondo deve adottare strumenti normativi che consentano la piena conoscibilità dei disposti del giudice costituzionale, sì da favorire la discussione politica in sede regionale dell'eventuale seguito alle pronunce; la prima deve interrogarsi sull'efficacia delle formule decisorie utilizzate a permeare i sistemi regionali, come di recente ha fatto in relazione al seguito di alcuni tipi di pronunce indagato presso i giudici comuni. 3
URI: http://hdl.handle.net/2307/485
Appears in Collections:X_Dipartimento di Diritto Europeo. Studi Giuridici nella dimensione nazionale, europea, internazionale
T - Tesi di dottorato

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