Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/4463
Title: L'internazionalizzazione dei sistemi educativi dell'UE e le "scuole europee" di Bruxelles per la formazione della cittadinanza europea
Authors: De Luca, Antonietta
metadata.dc.contributor.advisor: Spadolini, Bianca
Keywords: internazionalizzazione
scuola
Unione Europea
cittadinanza
Issue Date: 10-Jun-2013
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: Il tema dell'internazionalizzazione occupa nel contesto socio-culturale attuale una posizione di trasversalità privilegiata. Si tratta di un concetto che si pone in diretta ed immediata relazione sia con l'orizzonte amplissimo della globalizzazione, poiché ha le stesse coordinate storico-geografiche, sia con il fenomeno dei flussi migratori. L'esperienza della migrazione, con la sua ricaduta sociale oggi particolarmente problematica, fa parte da sempre, in realtà, della vicenda umana. A più riprese, dall'epoca del patriarcato, le contraddizioni della dialettica tra nomadi e stanziali si sono manifestate in una relazione complicata ulteriorimente dalla coincidenza storico-geografica che ha visto ritrovarsi negli stessi luoghi e negli stessi anni gruppi stanziali e gruppi nomadi. E' chiaro che solo dalla coincidenza di questi due fattori può configurarsi quel fenomeno sociologico che ha visto mutare nel tempo le relazioni tra indigeni e migranti e porre le basi concettuali del paradigma interculturale tanto più fiorente quanto più critica nel tempo si è rivelata le convivenza di gruppi diversi. Non è sempre stato difficile come oggi per i popoli abitare lo stesso luogo e lo stesso tempo. La memoria di un medioevo lungamente oscurato da una storiografia ostile sta lentamente riassumendo caratteri di luminosità nel proporsi come l'epoca della felice isola di un sincretismo dimenticato fatto di dialoghi tra le sponde del Mediterraneo, tra i confini più lontani e le arti più disparate. Se oggi appare superficialmente rivoluzionario parlare di globalizzazione e di internazionalismo, è proprio a causa dell'amnesia che ha occultato alla comune percezione storica il peso che l'idea di nazione ha esercitato sulla storia moderna. Dall'insorgenza delle monarchie nazionali al fenomeno imperialista per arrivare ai totalitarismi che hanno condotto al disastro della seconda guerra mondiale, lo stato nazionale, nato sul presupposto dell'omogeneità culturale di lingua, razza, religione come da relative tracce nel pensiero fichtiano, non ha cessato di difendere la sovranità del limite elevando la sacralità del confine, al punto di farne una vera e propria religione. In questo arco temporale, si può solo sostenere di aver rimosso la memoria di un internazionalismo che appartiene alla storia dei popoli e quindi presentarne il concetto con la sua istanza non ingenuamente innovatrice o innovativa, ma solo con la sua connotazione restauratrice, per così dire, di una dimensione già vissuta in molti momenti della storia dell'umanità. Il suo carattere apparentemente innovativo, senz'altro legato alla rivoluzione tecnologica, quella sì, originale, non riflette oggi che la necessità di tornare a dialogare pacificamente per culture che altri paradigmi hanno separato, messo le une contro le altre, posto in discussione concettualizzando ad hoc un'ideologia culturale ancora dura da mettere definitivamente da parte, nonostante il dibattito relativista. La risposta è nella formulazione di un nuovo concetto di cittadinanza, compito che lasciamo ai giuristi, ma che qui rimane al centro della riflessione in virtù del legame che lega in ogni paese la scuola, la carta costituzionale e la costituzione europea ad oggi parzialmente concretizzata nel Trattato di Lisbona. Al confine tra cittadinanza nazionale e cittadinanza sovranazionale siede la complessità del problema in questione: internazionalizzare la scuola per tutti senza tradire i patrimoni nazionali e senza rinunciare alla costruzione di un'identità e di un orizzonte di senso comuni. 2. L'Unione Europea, il corpo diplomatico e l'internazionalismo La storia dell'Unione Europea e dello sviluppo delle sue istituzioni è la traccia più evidente oggi di questa necessità: un bisogno che si è manifestato nella sua massima forza proprio nell'immediato postbellico degli anni successivi al 1945, un progetto di pace statuito nella Dichiarazione Schumann e simbolicamente fondato sulla condivisione delle risorse minerarie che sono state la causa dei ripetuti conflitti franco-tedeschi al quale madri e padri dell'Europa hanno partecipato con il loro contributo economico, diplomatico e intellettuale ponendosi al servizio dei governi in grado di determinare un nuovo orientamento unitario nella politica mondiale capace di salvaguardare a lungo gli equilibri totalmente sconvolti dalle due guerre del XX secolo. In tal senso, emerge chiaramente il ruolo delle diplomazie internazionali e la necessità di un lavoro alacre in questa direzione. Il corpo diplomatico vanta un prestigio e un ruolo che affonda le sue origini in età rinascimentale, quando tra una corte e l'altra della penisola frammentata si rendevano necessari interventi di mediazione politica e di dialogo. I negoziati, spesso condotti da grandi personalità del mondo della cultura, dovevano rivelarsi capaci di tutelare gli interessi dei governanti e di garantire la prosperità delle loro signorie. Si trattava di missioni che all'epoca solo chi fosse già in possesso di lauti mezzi di sussistenza poteva permettersi, dal momento che avevano un costo elevato, non finanziato dalle corti, dovuto alla condizione del viaggio. E si trattava di compiti che da soli bastavano ad aumentare il prestigio personale di coloro che accettavano di mettersi a disposizione dei signori per tali incarichi. Tra questi personaggi, in Italia, si contano numerose figure legate agli ambienti letterari. La diplomazia ha un posto importante in ogni discorso che riguardi l'internazionalità e l'internazionalizzazione e anche in questa sede costituisce la cerniera tra la prima e la seconda parte del saggio che si intende qui presentare sinteticamente. Negli anni Cinquanta, con lo sviluppo delle prime istituzioni europee, sono nate, infatti, esigenze legate alle professioni diplomatiche che si svolgono per loro stessa natura all'interno di quelle che definiamo per comodità coordinate migratorie, caratteristiche stabili dell'orizzonte esistenziale di chi le svolge: periodica mobilità, segmentazione dei percorsi di vita, sradicamento, prestigio economico e sociale. I diplomatici sono parte di una carovana migrante elitaria e, nel loro flusso, portano con sé esperienze e relazioni particolari, legate al mix culturale che oggi sembra l'eccezione, ma che in altri tempi era la regola. Famiglie dove normalmente si parlano due o tre lingue, figli bilingui o trilingui con percorsi educativi segmentati e spesso insoddisfacenti dal punto di vista affettivo, nuclei ricchi di altro, ma privi di una stabilità di cui bambini e adolescenti hanno bisogno per strutturare e sviluppare su basi solide la propria identità di persone e di parlanti. Per loro il rapporto tra l'identità e il linguaggio assume dimensioni non trascurabili, soprattutto perché si trovano ad affrontare situazioni di mobilità ripetuta e non priva di disagi. Una volta costruite le basi per la costruzione di una storia familiare propria, spostarsi non è stato facile nemmeno per i diplomatici di più antica tradizione familiare. 3. Le Scuole Europee di Bruxelles E' così che, nel cuore dell'Europa, si è pensato di dare loro un incentivo alla mobilità che non fosse solo di carattere economico salariale, ma che tendesse proprio alla risoluzione pratica di un problema: quale educazione per la prole europeista? Quale sistema di riferimento per allievi privi di riferimenti stabili, certi, continui e durevoli? Ecco, dunque, nel 1953, nascere la prima Scuola Europea nello Stato di Lussemburgo, il primo di una serie di istituti che apriranno nel tempo per intercettare e rispondere a questo bisogno e che costituiranno una vera e propria minirete dell''istruzione internazionale. Diverse dalle Scuole Internazionali e dalle scuole di paesi presenti sul suolo di altri stati, le Scuole Europee, ad oggi 15 tra quelle di tipo I e quelle di tipo II e III, si ispirano a un modello europeista più tendente a valorizzare le differenze nell'omogeneità dell'offerta formativa rispetto al modello americano più teso all'omologazione filo-occidentalista. Tutti gli altri tipi di scuole sono legate agli istituti di cultura nazionali di origine e fanno capo, di concerto, ai rispettivi ministeri dell'educazione e degli esteri. Di fatto, costituiscono il riferimento educativo delle famiglie che, dal loro paese, sono migrate in un altro, ma che desiderano mantenere nelle generazioni un legame con la tradizione culturale da cui provengono. Questa rete di scuole classificata sotto la denominazione di Scuole Europee di Bruxelles nasce, in primo luogo, per tutelare la differenza linguistica, dunque per garantire un insegnamento nella lingua madre degli allievi iscritti, armonizzando i programmi scolastici in modo che gli stessi contenuti siano affrontati parallelamente in tutte le sezioni linguistiche differenti. E' dall'analisi della struttura pedagogica e amministrativa, passando per programmi didattici, curricoli e materiali in adozione, ma anche per regolamenti inerenti la politica delle iscrizioni e il reclutamento del personale docente e educativo, che si evincono punti di forza e di debolezza rispetto agli obiettivi dichiarati nella Convenzione recante statuto delle Scuole Europee che ne sta a fondamento 4. Teoria, strumenti e metodi Per quanto riguarda la teoria, gli strumenti e i metodi adottati in questa ricerca, i punti di riferimento dell'analisi dei sistemi educativi nazionali dei paesi-membri dell'Unione Europea sono gli stessi ai quali sono stati ancorati gli strumenti pensati per osservare le Scuole Europee di Bruxelles: parametri di carattere pedagogico e normativo utilizzati nelle statistiche degli osservatori educativi internazionali, infatti, vengono analizzati e posti in relazione alle teorie di pensatori come il francese Durkheim de L'éducation morale, Education et Sociologie, L'évolution pédagogique en France, De la division du travail social, come l'americano Dewey di Le fonti di una scienza dell'educazione, The school&Society, Democracy and Education, come il belga Decroly di Le programme d'une école dans la vie o come Kymlicka de La cittadinanza multiculturale: autori ed opere selezionati secondo un criterio tematico piuttosto che monografico. D'altro canto ne vengono analizzate le specifiche e gli obiettivi raggiunti anche attraverso l'analisi secondaria dei dati ufficiali del Segretariato Generale delle Scuole Europee, del Sistema Statistico Europeo, Eurostat, Istat, dei rapporti Ocse e del Consiglio d'Europa, dei dati Eurydice nonché degli osservatori nazionali sull'internazionalizzazione della scuola e sull'intercultura. L'attenzione ai dati si integra e completa con la raccolta di interviste biografiche nel convincimento che il metodo quali-quantitativo sia il più adeguato alla costruzione di un quadro il più esaustivo possibile, ma anche per sopperire alle limitazioni di cui ha sofferto la rilevazione delle informazioni nel corso della ricerca sul campo. 5. Analisi dei sistemi educativi nazionali dell'Unione Europea L'intento comparativo della ricerca, tenendo fisso lo scopo della maturazione della cittadinanza europea, si fonda su un secondo cardine, quello dell'analisi dei sistemi educativi nazionali dei paesimembri dell'Ue nei loro aspetti amministrativi e didattici e si concentra in particolare sui contenuti, sulla misura e sugli strumenti delle discipline umanistiche previste nei curricoli con attenzione alle lingue straniere. In questo quadro, emerge un margine di flessibilità curricolare che costituisce, come nel caso delle Scuole Europee, un'apertura positiva verso il migliore raggiungimento del risultato, anche se, ad oggi, l'attenzione a spostare l'asse educativo verso l'acquisizione di competenze di cittadinanza sovranazionale è ancora carente. Si tende più facilmente, infatti, a risolvere il problema mediante l'aggiunta di materie di contenuto civico ad ambiti disciplinari che le comprendano anche dal punto di vista di una valutazione globale di area e comunque ancorate ai paradigmi ordinamentali nazionali. Si tratta di una soluzione di compromesso nata dalle tensioni conseguenti all'adozione del metodo intergovernativo che genera frizioni, competizioni e attitudini di chiusura tra stati costantemente sulla difensiva e poco disposti a porre in discussione il proprio canone culturale di riferimento. Poiché l'aspetto più interessante ai fini di questa ricerca è l'accessibilità a un sistema educativo europeizzante e inclusivo, perché tutti gli allievi possano tramite i suoi curricoli diventare futuri cittadini europei, pare opportuno considerare con maggiore attenzione la fascia della scuola dell'obbligo, le diverse tipologie di indirizzi nella scuola secondaria compresi nell'obbligatorietà e le fonti di finanziamento pubblico anche nel caso degli stati in cui la scuola di riferimento è quella privata. 6. Politica e educazione nell'Unione Europea Nel corso dello studio di questa tematica, la forbice filosofica tra le società della conoscenza così come viene delineata nel Trattato di Lisbona e la società della cittadinanza europea rappresenta lo stesso gap che esiste oggi tra l'Europa finanziaria e l'Europa sociale. E' per questo che viene offerta altresì una panoramica della storia politica europea, dei cambiamenti che nel quadro educativo hanno prodotto gli avvicendamenti delle maggioranze e dei punti di vista che si sono confrontati nei dibattiti interni alla Commissione, al Parlamento Europeo e all'organizzazione internazionale cui inizialmente era stato affidato lo sviluppo di un dibattito che favorisse l'integrazione delle culture dei paesi d'Europa e non solo, il Consiglio d'Europa. Lo sviluppo delle azioni e dei programmi successivi debitamente sostenuti è stato anche il risultato di un'elaborazione condivisa che ha condotto al consolidamento del ricorso alla mobilità, dello scambio e delle buone pratiche non solo al livello di utenza, ma al livello di comunità scolastica, dove cioè anche la formazione dei docenti e dei dirigenti ha il suo ruolo. E' un cammino di datazione trentennale dal quale la riflessione sullo sviluppo della scuola europea per tutti non può prescindere nonostante l'esigenza di fondarsi su basi più stabili e radicate sia ormai alle porte non solo per restare in vetta alla classifica del mercato mondiale, ma soprattutto perché le opportunità offerte dal mercato comune, dall'internazionalizzazione dei percorsi personali e professionali sia ampliata trasversalmente a tutte le classi sociali e non limitata alle esclusive capacità economiche di una borghesia medio-alta. L'anno europeo delle lingue, come ogni altra iniziativa legata alla diffusione delle L2 e L3, ha rappresentato un'occasione storica in tal senso e costituisce la premessa di un potenziamento del monte ore delle lingue nei curricoli nazionali anche in corso di riforma nonché di una definitiva, articolata e diffusa applicazione del clil-teaching, ossia dell'insegnamento di discipline non linguistiche in una L2 veicolare, nelle scuole di ogni ordine e grado con particolare attenzione al segmento dell'obbligo. 7. Una scuola europea inclusiva per i cittadini europei di domani In questo senso la strada da percorrere è lunga e necessita di svariati interventi di diversa natura. Una proposta curricolare di facile adozione e adattabilità ai patrimoni culturali nazionali dell'Europa a 27 viene avanzata e sottoposta all'attenzione degli ipotetici decisori politici nonostante resti aperto un problema di metodi mutuati dalla storia della diplomazia del continente e di competenze determinate da scelte politiche. In questo quadro, un progresso significativo si è concretizzato con la nascita e con l'ampliamento degli uffici della Direzione Generale Istruzione e Cultura della Commissione Europea che rappresenta in qualche modo le istanze discusse e dibattute in altri luoghi di elaborazione privi di forza istituzionale. Il cammino verso un sistema educativo internazionale è aperto e l'obiettivo della cittadinanza europea come risultato dell'unità nella diversità sempre più vicino.
URI: http://hdl.handle.net/2307/4463
Access Rights: info:eu-repo/semantics/openAccess
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Dipartimento di Scienze della Formazione

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