Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/4351
Title: «Io non Enëa, io non Paulo sono» : il profetismo di Dante tra Isaia, Virgilio e Paolo
Authors: Placella, Annarita
metadata.dc.contributor.advisor: Ariani, Marco
Keywords: Dante
profetismo
Enea
Paolo
Isaia
Issue Date: 16-Jun-2014
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: Dante in Inf. II, 32 sostituisce il parallelo Mosè-San Paolo invalso nella letteratura teologica medievale, come quelli che hanno avuto la massima esperienza del soprannaturale e del divino, con un’altra coppia di Veggenti: Enea-San Paolo. L'intera Tesi è un'analisi di questi due modelli sui quali Dante costruisce la propria identità di destinatario della Visione e di Profeta della salvezza del Mondo ad opera dell'inviato divino cui egli stesso apre la strada. Il modello paolino serve a Dante a confermare l’autorevolezza della propria ‘visione’ e della propria missione: l’investitura “apostolica” di Dante da parte di san Pietro e poi di san Giacomo e san Giovanni nel Paradiso rende esplicita la continuità della sua Missione con quella di Paolo, che allo stesso modo ricevette l'investitura dai tre Apostoli. La continuità della missione apostolico-profetica con quella di Paolo è intanto possibile in quanto Dante vive in un contesto storico e spirituale caratterizzato da forti spinte gioachimite, presenti anche in un settore del Francescanesimo ed elaborate da San Bonaventura, che portavano a valorizzare la Profezia come ancora operante nel contesto della storia cristiana, sul modello del Profetismo cristiano delle Origini, autorevolmente testimoniato e incoraggiato da Paolo. È in questa continuità storica che s’inserisce il profetismo di Dante: è in essa che egli mette a fuoco il messaggio che si sente chiamato a diffondere per la salvezza del Mondo e della Chiesa, offrendosi ai propri lettori, col suo «poema sacro/ al quale ha posto mano e cielo e terra» (Par. XXV, 1-2), come Profeta e scriba dei. Dante opera una contaminatio tra le profezie di Virgilio (che ritiene profeta non soltanto nella IV Egloga, secondo l'allegoresi del tempo, ma anche nell'Eneide) e Isaia facendole confluire in diverse profezie della Comedìa e del macrotesto dantesco: si tratterebbe dunque di un caso di «risemantizzazione» di questi suoi auctores (procedimento tipico di Dante, soprattutto rispetto alle fonti classiche), dai quali desume, tra l'altro, un sistema metaforico “Virga”-“Virgo” in direzione funzionale al sistema ideologico della Comedìa, soprattutto per quel che riguarda la Provvidenzialità dell’Impero romano. Vi è un filo diretto, per Dante, tra le vicende e i personaggi dell'Eneide e la profezia della virga di Isaia XI, 1, che Dante interpreta erroneamente (ma secondo un'esegesi consolidata al suo tempo) come profezia della "Virgo" Maria e che infatti traduce, nel quarto trattato del Convivio, nel seguente modo: «nascerà virga della radice di Iesse, e fiore della sua radice salirà». Questo filo diretto è da Dante stesso indicato nella sua lettura sinottica di tale profezia con quella di Giove del primo libro dell'Eneide. Dante infatti dichiara che Davide, figlio di Iesse, ed Enea erano contemporanei e che dalla stirpe di Davide sorse la virga-"Virgo Maria" che diede alla luce il flos nel regno di pace e di Giustizia (Giustizia, a sua volta, che Dante vede allegorizzata nella "Virgo" della IV Egloga) instaurato dai discendenti di Enea.
URI: http://hdl.handle.net/2307/4351
Access Rights: info:eu-repo/semantics/openAccess
Appears in Collections:T - Tesi di dottorato
Dipartimento di Studi Umanistici

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