Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/4312
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dc.contributor.advisorBassan, Fabio-
dc.contributor.authorZanarini, Laura-
dc.date.accessioned2015-04-23T13:03:33Z-
dc.date.available2015-04-23T13:03:33Z-
dc.date.issued2013-07-05-
dc.identifier.urihttp://hdl.handle.net/2307/4312-
dc.description.abstractLa disciplina degli aiuti di Stato costituisce un elemento centrale nell’ambito dell’architettura giuridica europea, volta per vocazione originale a creare un mercato comune, retto da regole di concorrenza efficaci e rigorose. Ed invero, sin dalla firma del Trattato di Roma nel 1957, la disciplina in materia di aiuti di Stato costituisce un elemento integrante della politica della concorrenza comunitaria, volta a garantire che il funzionamento del mercato interno non venga falsato dai comportamenti anticoncorrenziali delle imprese o dagli Stati membri che favoriscono alcuni operatori a scapito di altri. Il tradizionale approccio delle Istituzioni europee e degli Stati membri nei confronti degli aiuti di Stato si è dovuto confrontare a partire dal 2008 con l’abbattersi nell’Ue dell’ormai nota crisi economica e finanziaria, originatasi peraltro già l’anno prima negli Stati Uniti a causa del crollo dei c.d. mutui subprime. Oggetto della presente trattazione è proprio l’analisi di come la disciplina in materia di aiuti di Stato si è evoluta nel contesto della crisi. L’emergenza scatenata da tale crisi nel settore creditizio e nell’economia reale avrebbe potuto, infatti, acuire la tradizionale distanza tra le posizioni dell’Unione e degli Stati nazionali in materia di aiuti di Stato. In particolare, da un lato, gli Stati membri avrebbero potuto promuovere un sostegno indiscriminato alle proprie imprese e ai propri “campioni nazionali”, a detrimento sia delle finanze pubbliche statali, che della tutela della concorrenza (sia nell’ambito nazionale, che nell’ambito del mercato interno). Dall’altro lato, le Istituzioni dell’Unione, per non rischiare di compromettere l’unità del mercato interno, avrebbero potuto arroccarsi su posizioni di intransigente rispetto della disciplina “tradizionale” in materia di aiuti. In tale contesto, il presente lavoro intende dare risposta proprio ai seguenti interrogativi. La crisi ha comportato un aumento o una diminuzione dell’intensità e della qualità dell’azione europea nel settore economico rispetto al livello nazionale? L’Unione, ferita dalla crisi finanziaria e dell’economia reale, nonché dall’acuirsi di focolai antieuropeisti, ha saputo reagire ai rischi di comportamenti anticoncorrenziali e distruttivi del mercato interno, o piuttosto è arretrata in favore di una maggiore sovranità degli Stati membri? Per rispondere a tali domande, nel corso del primo capitolo, il lavoro approfondisce le caratteristiche peculiari della citata disciplina “tradizionale” in materia di aiuti di Stato, il cui perimetro originario, definito dalla normativa di diritto primario dell’Unione, è stato progressivamente precisato e delineato dalla giurisprudenza comunitaria in materia, nonché dai numerosi orientamenti di volta in volta elaborati dalla Commissione europea. Il secondo capitolo contiene un’analisi dettagliata delle misure di carattere normativo ed istituzionale adottate dall’Unione nel suo complesso. Al riguardo, si rileva come, da un lato, si sia intervenuto sull’assetto generale di governance economica dell’Ue, nell’ottica di fornire una risposta alla crisi del tradizionale assetto di gestione economica europeo, attraverso l’adozione del c.d. Six pack, la creazione del Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria, prima, e del Meccanismo europeo di stabilità, dopo, nonché la stipula del Trattato sul c.d. Fiscal compact; dall’altro lato, si sia proceduto a dotare gli Stati membri di nuovi strumenti per contrastare la crisi, inserendo nel sistema legislativo europeo delle disposizioni specifiche in materia di aiuti di Stato al settore creditizio e all’economia reale, le quali hanno reso compatibili con il mercato interno misure di sostegno che fino a quel momento non sarebbero state considerate ammissibili alla luce della disciplina analizzata nel capitolo 1 della trattazione. Oggetto del terzo capitolo è infine la disamina delle azioni concretamente messe in campo dall’Unione e dagli Stati membri in applicazione delle misure strutturali sopra citate, come gli aiuti forniti ai Paesi a rischio di default, da una parte, e gli interventi nazionali a sostegno delle imprese e delle banche, dall’altra. Sulla base degli approfondimenti svolti, nelle riflessioni conclusive viene rilevato come gli interventi che sono stati presi in sede europea per rispondere alla crisi economico-finanziaria, ma anche alla crisi del tradizionale sistema di governance economica, abbiano in realtà rafforzato l’integrazione economica europea. Pertanto, il rischio che la crisi conducesse ad un’alterazione degli equilibri fino a quel momento costituiti tra gli Stati membri e l’Unione si è effettivamente concretizzato, ma ha condotto a risultati opposti rispetto a quelli che in molti avevano immaginato e temuto: non lo sgretolamento della costruzione economica europea, ma il suo rafforzamento.it_IT
dc.language.isoitit_IT
dc.publisherUniversità degli studi Roma Treit_IT
dc.subjectaiuti di statoit_IT
dc.subjectcrisiit_IT
dc.subjectgovernance economica europeait_IT
dc.titleL'evoluzione della disciplina europea sugli aiuti di stato nel contesto della crisi economica e finanziaria internazionaleit_IT
dc.typeDoctoral Thesisit_IT
dc.subject.miurSettori Disciplinari MIUR::Scienze giuridiche::DIRITTO DELL'UNIONE EUROPEAit_IT
dc.subject.isicruiCategorie ISI-CRUI::Scienze giuridiche::Lawit_IT
dc.subject.anagraferoma3Scienze giuridicheit_IT
dc.rights.accessrightsinfo:eu-repo/semantics/openAccess-
item.languageiso639-1other-
item.fulltextWith Fulltext-
item.grantfulltextrestricted-
Appears in Collections:T - Tesi di dottorato
Dipartimento di Studi Aziendali
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