Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/4239
Title: La magistratura e il CSM nel sistema costituzionale italiano : il fenomeno della politicizzazione delle correnti
Authors: Del Mastro, Azzurra
metadata.dc.contributor.advisor: Chiarini, Rosalba
Keywords: CSM
correnti
sistema elettorale
Issue Date: 4-Jun-2014
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: L’attività di ricerca finalizzata alla stesura della tesi di dottorato si è concentrata sullo studio del fenomeno della politicizzazione delle correnti e del Consiglio superiore della magistratura, con particolare riferimento ai cambiamenti che si sono susseguiti nella legislazione elettorale per l’elezione dei membri togati. Il difficile rapporto tra magistratura e mondo politico - fenomeno che ha origini lontane, ma sempre attuale nella realtà sociale di un paese così politicamente complesso come quello italiano - ha dei risvolti importanti di natura politica, storico-sociale e giuridica. Le interferenze tra la sfera della giustizia e quella della politica sembrano quasi inevitabili in un contesto che ha superato la concezione esecutoria della funzione assegnata ai giudici. Infatti, se il compito del giudice fosse solo quello di applicare le norme elaborate dal legislatore, non sarebbe necessario affrontare la questione su come garantire l’autonomia del magistrato. Partendo, dunque, dal presupposto che i contatti tra politica e giustizia esistono e sono difficili da regolamentare, bisogna prendere in considerazione che le implicazioni politiche nell’attività giudiziaria potrebbero mettere in discussione uno dei principi sanciti nella Costituzione che prevede l’autonomia del sistema giudiziario. Il lavoro inizia con un’analisi dell’evoluzione del sistema giudiziario, con particolare riferimento al Consiglio superiore della magistratura. Attraverso una ricostruzione storica si cerca di facilitare il lettore nella comprensione del ruolo assunto dal Csm nel nostro sistema politico e giudiziario. La cultura giuridica che si è sviluppata nel nostro ordinamento, a partire dall’antefatto francese , ha inciso fortemente sulla concezione del ruolo del giudice e di conseguenza sulla natura dell’organo di autogoverno della magistratura. Il periodo seguente alla liberazione dello Stato italiano fu caratterizzato dal passaggio dalla dittatura alla democrazia. I primi interventi promossi dai governi di liberazione nazionale non modificarono l’assetto dell’ordinamento giudiziario del 1941, caratterizzato dalla profonda dipendenza della magistratura all’esecutivo e da una struttura gerarchico-piramidale.Le previsioni costituzionali, nonostante le incertezze negli anni della Costituente, si delinearono per le reali garanzie di autonomia e indipendenza accordate al sistema giudiziario. L’approvazione della Carta fondamentale ha creato un nuovo ordine giudiziario, conferendo alla Magistratura l’effettiva emancipazione dal potere politico e la definitiva sottrazione dell’ingerenza dell’esecutivo. Sarà la successiva legge istitutiva del Csm, intervenuta solo dopo dieci anni dall’entrata in vigore della Costituzione, a ridimensionare la garanzia di indipendenza della Magistratura. In particolare, quello che sembrava in contraddizione con i principi di indipendenza e autonomia fissati dal disegno costituzionale era il ruolo attribuito al ministro della Giustizia, che aveva il potere di proporre le delibere del Consiglio, di promuovere l’azione disciplinare e il ruolo di “concerto” nella nomina degli incarichi direttivi. Dopo aver delineato le caratteristiche del Csm e l’assetto dell’ordinamento giudiziario è stato necessario individuare il problema di ricerca, ovvero quello del fenomeno della politicizzazione del Consiglio superiore della magistratura, non solo attraverso i meccanismi elettorali che hanno interessato l’elezione dei membri togati, ma anche mediante lo studio della struttura interna e delle funzioni del Consiglio, configurandolo nel sistema giudiziario con tutte le criticità endogene. La ricostruzione dei mutamenti che hanno interessato l’organo di autogoverno della magistratura, induce a riflettere sull’incidenza della legge elettorale sul processo di “spoliticizzazione” del Consiglio messo in atto dal mondo politico. La ricerca ha l’obbiettivo di analizzare in che modo le riforme del sistema elettorale hanno incoraggiato o meno la formazione delle correnti giudiziarie. In ogni caso, lo studio di un fenomeno così complesso non ha potuto prescindere dal ruolo politico assunto dal Consiglio nello svolgimento delle sue funzioni, al di là del sistema di elezione prescelto. Le funzioni e le caratteristiche organizzative del Csm mettono in luce gli elementi del sistema intaccati da pratiche di lottizzazione e politicizzazione. Lo studio della politicizzazione delle correnti giudiziarie e del Consiglio superiore della magistratura sono analizzati da diversi punti di vista: il dato elettorale ci aiuta a comprendere in che modo la legge per l’elezione dei membri togati possa effettivamente incidere su tale fenomeno, mentre le funzioni e le caratteristiche organizzative del Consiglio evidenziano i caratteri del sistema intaccati da pratiche di lottizzazione e politicizzazione. La ricerca individua gli aspetti più problematici della struttura e delle funzioni del Consiglio attraverso l’analisi delle riforme che lo hanno interessato e che di volta in volta sono indirizzate al contenimento del ruolo giocato dai gruppi organizzati in seno al Csm. L’analisi dei sistemi elettorali deve partire dalla considerazione che la legge elettorale di per sé non può risolvere un problema così radicato nel tessuto stesso del sistema giudiziario. Questo non vuol dire che bisogna trascurare il problema. Anzi, proprio la carenza di fonti bibliografiche ci deve indurre a studiare il fenomeno in maniera approfondita.
URI: http://hdl.handle.net/2307/4239
Access Rights: info:eu-repo/semantics/openAccess
Appears in Collections:T - Tesi di dottorato
Dipartimento di Scienze Politiche

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