Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/40691
Title: Petrarchismo neoplatonico : prassi lirica e immaginario filosofico nelle rime di Vittoria Colonna, Michelangelo Buonarroti e Luca Contile
Authors: Mazzoncini, Carlotta
Advisor: Ariani, Marco
Keywords: Rinascimento
Contile
lirica
Ficino
Issue Date: 2-Apr-2019
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: Oltre alla determinazione e la consultazione del materiale necessario all’indagine, e all’intelaiatura argomentativa del lavoro, si è rivelato utile consultare il prontuario michelangiolesco, di cui i Ricordi (I Ricordi di Michelangelo, a cura di P. Barocchi - L. Bardeschi-Ciulich, Firenze, Sansoni, 1970) danno notizia, conservato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana – l’attuale Vat. Lat. 3211 – trascritto manu propria da Michelangelo, con particolare attenzione alle cc. 102v e 103r. In questo stralcio è contenuta una trascrizione di un trattato di fisiopatologia oftalmica di Pietro Ispano. L’intento è stato quello di - passare allo scrutinio il dettato michelangiolesco, al fine di mettere in luce i punti di aggancio con il frustolo del ricettario della Staatsbibliothek di Monaco – segnato come cod. n. 45, su cui si legge: «incipit breviarum magistri Petri Hyspani de egritudinibus oculorum et curis», ricalcato perfettamente in alcune ricette contenute nel breve prontuario – a cui sono stati aggiunti stilemi michelangioleschi ricorrenti nelle Rime, in molti casi provenienti da repertori paremiologici e ricettari medievali, forse noti tangenzialmente al Buonarroti. - Registrata la densità di rimandi al pensiero di Marsilio Ficino, inquadrando una tassonomia del reimpiego del topos dell’occhio nel canzoniere buonarrotiano (116 occorrenze, di cui 26 in chiave interamente allegorica, ripartite in diverse sezioni, che andranno a confluire nel primo capitolo della tesi, corredate da approfondite indagini intertestuali). - Indagata la possibilità – sondato il censo dei volgarizzamenti dei trattati di Pietro Ispano nelle cinque edizioni fiorentine di Antonio Miscomini precedenti al 1490, le sette veneziane di Giovanni Ragazzo e Giovanni Maria da Occimiano del 1494, le sei fiorentine di Bartolomeo de’ Libri del 1495, le sette veneziane del 1500 di Giovanni Alvise – che Michelangelo possa aver avuto una dimestichezza, anche se limitata, con la lingua latina. Per questa pista, è valso anche il datatissimo A.M. Berger, Der von Michelangelo Buonarroti eigenhändig geschriebene Augentraktat, München, 1897, il quale accosta ogni citazione del prontuario a una nozione medica di pregio nella sezione dei Bemerkungen. Il testo è stato modernizzato nuovamente, aggiungendo un’ulteriore sezione inedita rispetto a Barocchi e Bardeschi-Ciulich che attesta la propensione e l’interesse di Michelangelo per il tema dell’occhio e le patologie oftalmiche (forse dovuto ai frequenti morbi che dovette sopportare nel lungo arco della vita). In seconda istanza, si è proseguito con il controllo sinottico di una triade di opere: al summenzionato Vat. Lat. 3211, si sono aggiunte: - Le divine lettere del gran Marsilio Ficino tradotte in lingua toscana da Felice Figliucci senese, a cura di S. Gentile, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2001, 2 voll. Indagandone alcune inedite per le quali la tematica dell’occhio è simile a quella impiegata successivamente da Michelangelo, Vittoria Colonna e il Contile. Da quest’ultimo spicca una lettera dedicata a Lorenzo – l’Oratione per ricuperare il lume de gl’occhi – intrisa di echi neoplatonici e orfici, dove la patologia trova ogni giustifica nella ‘contagione’ dello amore, e coinvolge l’idea della ‘passion di mente’ che fa gli occhi infermi. Viene così disseminata nel testo una vera e propria intelaiatura di detti “segreti”, e non è poi fuori luogo tenere da conto il sotteso rimando al tema vulgares non percipiunt celato dietro la lettera delle ultime righe della missiva: «Non ho parlato manifestamente quelle cose che a un huomo dire non era lecito, non ho date le cose sante ad essere da i cani e dai porci stracciate e guaste», infine ripreso dal Contile in più dichiarazioni dei Dialogi spirituali. - Il canzoniere di Vittoria Colonna (V. Colonna, Rime, a cura di A. Bullock, Bari, Laterza, 1982), nella definizione delle topiche neoplatoniche impiegate nella sezione delle rime spirituali – considerando il nucleo tematico vista-Sole, occhio-Sole – le cui indagini si arricchiscono ulteriormente di due ulteriori lavori (R. Lalli, In limine. La lirica femminile del Cinquecento tra paratesto e stampa (1538-1600), in «Studi (e testi) italiani», 38, 2016, pp. 194-212 e l’edizione in uscita della silloge di Vittoria Colonna per Michelangelo Buonarroti a cura di V. Copello), in aggiunta ai tre recenti: A Companion to Vittoria Colonna, ed. by A. Brundin, T. Crivelli, M.S. Sapegno, Leiden-Boston, Brill, 2016; Al crocevia della storia: poesia, religione e politica in Vittoria Colonna, a cura di M.S. Sapegno, Roma, Viella, 2016; G. Bardazzi, Florilegio colonnese. Trenta sonetti commentati di Vittoria Colonna, «Per Leggere», 30-31 (2016), pp. 7-70. Tuttavia le Rime sono ancora consultabili nella datata edizione critica V. Colonna, Rime, a cura di A. Bullock, Bari, Laterza, 1982, e necessitano dunque di un parziale riordinamento della tradizione, vista l’ampia messe di testimoni non autografi e la difficoltà di individuarne gli idiografi. Lo scopo è un’integrazione di commento che tenga presente la metaforica oftalmica e il Neoplatonismo riformato; di una definizione delle topiche neoplatoniche – in specie impiegate nella sezione delle rime spirituali – considerando il nucleo tematico vista-Sole, occhio-Sole, e soprattutto di una profonda ricerca intertestuale che ridefinisca la rete dei rapporti della Colonna e le possibili fonti con cui è potuta venire in contatto. Per questo è in corso una ricerca d’archivio presso il monastero di santa Scolastica a Subiaco, dove è stato trasferito, nel dicembre 1995, l’intero patrimonio documentario della famiglia Colonna. Intendo inoltre recarmi in altri luoghi – mi riferisco agli archivi di Marino, Ischia e Viterbo – che documentino il passaggio della marchesa di Pescara. - le Rime cristiane di Luca Contile (A. Quondam, Le «Rime cristiane» di Luca Contile, Roma, Palombi, 1974), le cui maglie dell’ordito poetico neoplatonico – ove il tema dell’occhio è sempre in connessione con la diade oscurità/vista – sono ancora strette, saranno considerate in connessione ai seriori Ragionamenti (1574), posti quasi a testamento spirituale del cetonese. L’analisi dei componimenti del Contile – già avviata tenendo conto dell’intertestualità e dell’intratestualità che attestano i cambi di rotta nell’arco della sua vita curtense e spirituale – costituirà una possibile terza suddivisione del lavoro, tenendo presente le recenti acquisizioni sulla poetica ficiniana sulle immagini delle imprese. In particolare si è evidenziato come il tema della vista sia sempre connesso a quello della luce, riferendosi anche al Discorso sopra li cinque sensi, di estrema importanza non tanto per il commento al sonetto sugli occhi di Giuliano Gosellini quanto all’interesse quasi Benivieniano all’organo precipuo per la vista (un esemplare a stampa inedito è posseduto dalla Biblioteca Ubiversitaria Alessandrina di Roma). - La questione del platonismo michelangiolesco, infine, porta spesso con sé una pletora di osservazioni sparse ma mai definitive, che si estende all’intera questione del neoplatonismo fiorentino del Cinquecento, per cui occorre una ricerca sistematica. Questa risistemazione prevede prima un’analisi del canzoniere buonarrotiano con la bussola della metaforica platonica, che tenga conto dell’influenza dei filosofemi ficiniani, soprattutto in relazione alla topica dell’occhio, per approfondirne il già comprovato intaglio ficiniano e laurenziano nel riuso poetico che ne fa Michelangelo, estendendo poi l’indagine a tutti quei testi in cui l’impronta di tale intaglio può dirsi tangibile. Orientandosi sui temi ricorrenti (gli occhi come soggetto e oggetto di visio spirituale, nell’analisi degli esiti per lo più paradossali ma intrisi di una sistematicità spontanea) si è proceduto nella ricerca degli stessi usi nelle produzioni poetiche di Vittoria Colonna e Luca Contile, a loro volta diversamente connesse con la fucina michelangiolesca, connessioni ingenerosamente assenti nella recente edizione michelangiolesca Rime e Lettere, a cura di A. Corsaro e G. Masi, Milano, Bompiani, 2016. Una parte della ricerca verte sulla metaforica platonica dell’occhio nei principali libri di emblemi e geroglifici del Cinquecento, nel loro rimodellamento del contenuto etico dell’immagine, sua stereotipizzazione e conseguente emersione nei corpora scrittòri. È implicita dunque l’idea di un contatto avvenuto con i cataloghi di emblemi se d’altro canto se ne trassero motivi allegorici stereotipati anche per le figurazioni poetiche.
URI: http://hdl.handle.net/2307/40691
Access Rights: info:eu-repo/semantics/openAccess
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T - Tesi di dottorato

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