Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/40649
Title: Il quietismo in Wittgenstein : prospettive e problemi oltre la disputa
Authors: Polverini, Marco
Advisor: Calcaterra, Rosa Maria
Keywords: Wittgenstein
James
misticismo
etica
nonsenso
Issue Date: 15-Mar-2018
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: Questo studio rappresenta un tentativo di esplorare la definizione “quietista” applicata al pensiero e all’opera di Wittgenstein. Il lavoro ha come obiettivo preminente la riabilitazione dell’uso di una nozione gravata da pesanti ipoteche. L’aggettivo, infatti, sottintende apertamente la pericolosità dell’atteggiamento quietistico, in quanto espressione di una rinuncia all’ambizione teoretica propria della filosofia, ovvero significando l’abdicazione del filosofo ad elaborare tesi filosofiche, prospettando addirittura soluzioni sospensive dell’attività razionale. La prima manifestazione del quietismo in Wittgenstein è rappresentata dal ricorso al silenzio nel finale del Tractatus logico-philosophicus, dove l’autore innesca un tipo di strategia, nuova nel panorama filosofico contemporaneo, che da diversi interpreti è stata rilevata come primo segno di una più generale tendenza del suo metodo. Questo lavoro, intende prendere per buono il termine, non vuole legittimare una revocazione di tale attribuzione, ne riconosce una validità, ma intende rovesciare prospetticamente il punto di osservazione. Per questo motivo lo studio articola la descrizione del quietismo partendo dalla profondità delle ragioni logiche che sfociano in suddetto atteggiamento, argomento questo che ha caratterizzato fino ad oggi il dibattito sul tema, per estenderlo a nuove applicazioni. Tali nuovi applicazioni rappresentano un prolungamento della strategia quietista in ambiti altrettanto profondi quanto il logico secondo la visione di Wittgenstein, ovvero l’etico e l’estetico. Nel primo capitolo viene presentata una possibile ricostruzione dell’intreccio tra le istanze logiche – che sono considerate nel lavoro il punto di partenza, anche rispetto allo stato dell’arte del tema nella letteratura secondaria – quelle etiche e quelle estetiche, in atto nella soluzione quietistica nel finale del Tractatus logico-philosophicus. Si affrontano poi, nello specifico, rispettivamente, nel secondo capitolo le istanze estetiche (quietismo retorico) e nel terzo quelle etiche (quietismo antropologico). Nel secondo capitolo il quietismo viene trattato in sovrapposizione con i temi che hanno condotto Wittgenstein, dopo il ritorno alla filosofia, alla rivisitazione del suo metodo, rinnovato anche da un punto di vista stilistico. Questo adattamento a un nuovo modo di vedere i problemi filosofici, viene accompagnato dall’implementazione di un nuovo stile descrittivo. Tale stile, in termini di scrittura, identificabile con lo strumento filosofico dell’osservazione, è l’oggetto di studio del capitolo, capitolo che parallelamente presenta la visione estetica di Wittgenstein, ricostruita sulle riflessioni in ambito artistico ed espressivo. Questa visione stilistico-estetica è denominata quietismo retorico, e verrà presentata attraverso questo lavoro sulla base dello studio di quattro termini ricorrenti nel glossario di Wittgenstein (decenza, naturalezza, utilità e vitalità), quando questi si esprime principalmente sull’arte e sulle espressioni artistico-letterarie. Nel terzo e ultimo capitolo invece si tornerà sulla questione del mistico del Tractatus logico-philosophicus, prendendo in considerazione l’accezione pragmatica del termine, si indagheranno le profonde motivazioni che condussero Wittgenstein a formulare questo singolare tipo di soluzione, chiamando in gioco gli effetti che tale soluzioni implicherebbe. Verrà proposto in questo capitolo un tentativo di decifrazione del silenzio che incombe sull’ultima parte dell’opera, valutando criticamente l’interpretazione conferita al termine dalla lettura risoluta (in particolar modo quella di Diamond). Di questa interpretazione se ne utilizzerà appieno, in maniera eterodossa, soltanto la chiave esegetica terapeutica; sarà sottoposta a critica invece quella prettamente risoluta, ovvero quella che risponde alla valutazione del nonsenso, quale mero nonsenso, in Wittgenstein. Per far questo si rivelerà necessario valutare preliminarmente il carattere delle riflessioni religiose di Wittgenstein, per chiarire se questi fosse stato sollecitato alla “svolta mistica” anche da esigenze di carattere etico. Nella tesi sostenuta nel capitolo, si ritiene, in merito alle riflessioni sul fenomeno religioso, che Wittgenstein tentasse con esse di dar conto ai problemi di carattere etico. Per dirimere la questione sarà di importanza centrale indagare i significati che Wittgenstein elaborò con la lettura di The Varieties of Religious Experience di James, lettura che il filosofo austriaco stesso definì, in più occasioni, proprio nel periodo in cui scriveva il Tractatus logico-philosophicus, di fondamentale aiuto. Per mostrare un senso attraverso l’uso di questi significati (etici), fu necessario per Wittgenstein approdare ad una concezione del senso interna. Ipotesi questa che rimanda all’atteggiamento quietistico della filosofia di Wittgenstein, possibilità che sarebbe stata rafforzata dal modello descrittivo che James usa nella sua opera, in una modalità che si chiarirà nelle pagine finali del capitolo. L’obiettivo di questa tesi è delucidare il quietismo particolare di Wittgenstein (particolare perché è il frutto di una determinata coscienza filosofica e perché si innesca in particolari contesti epistemici), fornendo ragioni su come questo rappresentasse una precipua strategia filosofica, alternativa ma non oppositiva al dire, che potesse essere il prolungamento di un’unica prassi filosofica: quella che ambisce a mostrare la speciale condizione delle verità etiche, estetiche e logiche.
URI: http://hdl.handle.net/2307/40649
Access Rights: info:eu-repo/semantics/openAccess
Appears in Collections:Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo
T - Tesi di dottorato

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