Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/40584
Title: LA TEORIA DELLA PRATICA DI PIERRE BOURDIEU : UN'INDAGINE SULLA SUA COSTITUZIONE PSICOSOCIALE
Authors: AIELLO, MIRIAM
Advisor: MARRAFFA, MASSIMO
Keywords: PRATICA
TEORIA DELL'AZIONE
Issue Date: 8-Apr-2019
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: Il lavoro si articola in tre capitoli. Nel primo vengono problematizzate alcune incongruenze che segnano lo sviluppo della psicologia sociale. La candidata, rilevando il carattere equivoco che l’attributo 'sociale’ svolge nei principali rami della disciplina, ripercorrendo alcuni momenti dello sviluppo storico della psicologia sociale e alcuni momenti del dibattito interno, discute alcune ipotesi relative al ruolo e al bilanciamento della psicologia individuale e della sociologia in riferimento alla psicologia sociale. La candidata si interroga allora sul significato di alcune esperienze epistemologiche in seno alla cosiddetta prima generazione della Scuola di Francoforte, suggerendo da un lato l’idea che quel modo di guardare al nesso tra psiche e società, al netto di alcuni limiti metodologici ed empirici, contenga un’importante lezione per la configurazione psicosociale del nesso tra individuo e società storicamente determinata, dall’altro l’idea che le teorie psicosociali di orizzonte critico siano soggette a un vincolo specifico, per il quale la qualificazione del concetto di inconscio adottato dalla teoria retroagisce sulle possibilità e sui limiti della critica. Nel secondo capitolo viene discussa la tesi per cui la teoria della pratica di Bourdieu costituisca un esempio di teoria psicosociale in grado di articolare l’oggetto psicosociale a tutti e quattro i livelli analitici della disciplina. Dopo aver fornito una ricostruzione analitica dei presupposti epistemologici adottati dall’autore, e in particolare dell’idea di anti-meccanicismo metodologico e di spontaneità condizionata dell’azione, la candidata sottopone il concetto di schema, concetto rientra nella definizione dell’habitus, ad un’analisi in termini filosofici e psicologici, mettendone in luce la costituzione psicosociale. Un lavoro simile è svolto a proposito della nozione di campo sociale, come estensione della nozione lewiniana di campo psicologico. Il terzo capitolo si apre con un significativo sforzo di formalizzazione della teoria della pratica come teoria della conoscenza, in cui coesistono conoscenze implicite ed esplicite adeguate e inadeguate. Viene esaminata la dualità della mente connessa a una simile compresenza, prima, sulla linea di una recente letteratura di sociologia delle cultura, collocandola sul terreno della Dual Processes Framework, poi cogliendola a partire dagli studi giovanili di Bourdieu sul pensiero di Leibniz. La candidata si occupa allora di determinare il registro di doppia opacità esibito da queste due diverse forme di conoscenze, a partire per un verso dalla letteratura sulla conoscenza implicita e per l’altro dalla letteratura di psicologia sociale e di filosofia delle scienze cognitive della critica all’introspezione, soffermandosi in particolare su due ambiti in cui questa doppia opacità della conoscenza svolge un ruolo significativo, cioè il gusto e l’identità personale. La chiusura della tesi sollecita, da un lato, l’idea che la teoria della pratica bourdieusiana abbia, relativamente alla concezione della dimensione inconscia della pratica e della conoscenza e del suo nesso con la conoscenza esplicita, un’impostazione “contemporanea”, dall’altro l’idea che, proprio per questa ragione, partecipi del cosiddetto dilemma dell’interfaccia.
URI: http://hdl.handle.net/2307/40584
Access Rights: info:eu-repo/semantics/openAccess
Appears in Collections:Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo
T - Tesi di dottorato

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