Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/40483
Title: L’organizzazione del partito politico tra autonomia ed eteronomia
Authors: Filippi, Matilde
Advisor: Siclari, Massimo
Keywords: PARTITI POLITICI
STATUTI PARTITI
Issue Date: 29-Apr-2019
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: Nel 1949 Costantino Mortati analizzando la natura dei partiti e delle loro funzioni ne sottolineava il ruolo cruciale di “formazione e organizzazione della pubblica opinione”, di indirizzo politico e di selezione e formazione delle élites. Considerando i partiti come necessari intermediari tra gli elettori e i rappresentanti statali, come organi fortemente connotati in senso pubblicistico, teorizzava la necessità che sugli stessi intervenisse una legislazione nazionale tesa a controllare quantomeno “l’osservanza delle garanzie relative alla pubblicità degli atti del partito nei confronti degli iscritti, nonché le condizioni di validità delle deliberazioni”. Ad oggi il tema presenta ancora profili di grande attualità. Nonostante la crisi che attanaglia il sistema partitico nel suo complesso, infatti, non sembrano ipotizzabili modelli alternativi in grado di dar seguito al dettato della Carta costituzionale e idonei a garantire un buon funzionamento della democrazia rappresentativa nel nostro Paese. Sulla scorta di queste premesse la tesi indaga l’attuale quadro normativo in cui si muovono le formazioni politiche, non solo nel contesto nazionale, ma anche in quello europeo. Dal punto di vista metodologico l’elaborato affronta il fenomeno da due diverse prospettive. La prima è quella della etero-regolamentazione statale. In questo senso il primo capitolo della tesi ripercorre la normativa nazionale partendo dal dettato costituzionale dell’art. 49 Cost. ponendo particolare attenzione alla sua genesi in Assemblea costituente, all’oggetto della sua regolazione e al limite democratico al diritto di associarsi in partiti che esso veicola. In questa sede viene inoltre dato conto degli interventi normativi di rango primario: lo Stato è, infatti, intervenuto a più riprese – seppur in via indiretta – sul tema a partire dal 1974 (l. 195/1974), legiferando sulla disciplina del finanziamento pubblico ai partiti. L’intervento del legislatore è sempre stato finalizzato, però, a tutelare il rispetto di una democratica competizione tra partiti; solo in epoca recente la legislazione nazionale si è espressa anche direttamente ponendo in essere una parziale attuazione dell’art. 49 Cost. Più in particolare con il D.L. 149/2013 convertito con l. n. 13 del 2014 si è, infatti, disposta la progressiva abolizione del finanziamento statale diretto ai partiti, mantenendo in vita forme di contribuzione privata e indiretta solo per quei partiti che intendano dotarsi di statuti rispettosi di una serie di contenuti democratici minimi. L’obbligo di adozione degli statuti tramite atto pubblico, inoltre, sottrae, i partiti per la prima volta ad una dimensione totalmente privatistica e li sottopone al vaglio della “Commissione di garanzia per gli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti politici”. Si indaga su questi aspetti nella seconda parte del lavoro – nel secondo capitolo – che esamina più approfonditamente l’auto-regolamentazione in politica. Dopo un preliminare inquadramento della natura giuridica di statuti e codici etici, l’analisi si sviluppa in due parallele direzioni: il loro funzionamento da una parte all’interno dei partiti politici e dall’altra delle assemblee elettive. L’adozione di codici di condotta e deontologici è, infatti, un fenomeno trasversale che ha interessato il Parlamento nazionale (che ha adottato un codice di condotta parlamentare in data 12 aprile 2016) ed europeo (in cui il codice è stato recentemente aggiornato – settembre 2016 – già in vigore, però, dal 1999), ma che, in particolare, ha condizionato fortemente le dinamiche interne ai partiti. La tesi esamina quindi le scelte dei partiti italiani maggiormente rappresentativi per verificarne la loro legittimità rispetto al nuovo parametro legislativo e, in generale, rispetto ai parametri costituzionali. Il terzo capitolo si concentra invece sulla regolamentazione dei partiti politici nella cornice sovranazionale: nel Parlamento europeo e in Francia, Germania e Spagna. L’analisi comparata mette in luce come il fenomeno sia stato regolato in altri contesti giuridici e offre spunti di riflessione anche per possibili integrazioni alla normativa nazionale attualmente in vigore. All’esito dell’esame dei suesposti aspetti, la tesi si conclude evidenziando le problematiche che nel caso dei partiti investono sia il profilo dell’autonomia che quello dell’eteronomia. La normativa statale non è, infatti, adeguata a regolare il fenomeno partito e, in particolare, a condizionarne la sua azione poiché anche laddove emergono discipline più equilibrate sul fronte dell’autoregolamentazione, l’esame delle più rappresentative vicende giurisprudenziali fa emergere una loro non rigorosa applicazione con pregiudizi, anche significativi, dei diritti dei singoli. Il lavoro termina, quindi, con la proposta di alcuni correttivi alla normativa attuale al fine di superarne le principali criticità, vincolare le formazioni politiche al rispetto dei principi democratici e restituire loro la centralità e la legittimazione che, ai sensi dell’art. 49 Cost., dovrebbero avere nel nostro ordinamento.
URI: http://hdl.handle.net/2307/40483
Access Rights: info:eu-repo/semantics/openAccess
Appears in Collections:Dipartimento di Scienze Politiche
T - Tesi di dottorato

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