Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/3991
Title: Pane, amore e politica : il "volto" femminile del PCI in provincia di Latina dalla Liberazione al 1956
Authors: Sanfilippo, Anna Laura
metadata.dc.contributor.advisor: Carusi, Paolo
Issue Date: 8-Jun-2011
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: La tesi ricostruisce l’azione politica delle donne comuniste nel PCI e nell’UDI in provincia di Latina, “opera somma” della bonifica mussoliniana e prodotto dell’unione di tre territori che appartenevano, prima della costituzione della provincia, alla provincia romana (i Monti Lepini e l’Agro Pontino), alla provincia di Caserta (i comuni del Sud Pontino e alla provincia di Napoli (le isole di Ponza e Ventotene)1 e si articola in tre capitoli, che si sviluppano secondo un ordine cronologico, dal 1944, anno di liberazione della provincia di Latina al 1956, anno del XX Congresso del PCUS e della rivoluzione di Ungheria. Nello specifico, nel I Capitolo, intitolato “Maschio e femmina li creò”: la difficile gestazione del partito nuovo al femminile in provincia di Latina (1944 – 1949), si è cercato di ricostruire la difficile gestazione del partito nuovo al femminile, partendo dalla storia di Resistenza impossibile nel territorio, fino alla scomunica di Papa Pio XII al PCI e al giornale Noi Donne, cogliendo i peculiari aspetti della provincia di Latina e delle donne comuniste che operavano in quel contesto. Il II capitolo, Dalle lotte per la pace alla “svolta” del 1953: il faticoso cammino per la realizzazione del partito nuovo al femminile (1950 – 1953) illustra le strategie adottate in generale dal partito e dalle comuniste pontine per la costruzione del partito nuovo fino alla duplice svolta del 1953, riconducibile alla lotta contro la “legge truffa” e al I Congresso Provinciale della Donna di Latina. L’ultimo capitolo “L’indimenticabile 1956”: l’irrealizzabile partito nuovo al femminile, esamina il progetto togliattiano volto ad inserire la donna nella via italiana al socialismo e ha l’obiettivo di porre in rilievo le modalità e le strategie messe in atto dalle comuniste pontine per dare vita e forma a questo progetto, che viene esplicato con chiarezza attraverso un’accurata attenzione al potenziamento dell’organizzazione di partito, mentre l’Unione Donne Italiane pontina entra in un periodo di crisi. Due sono stati i principali obiettivi di questo lavoro: delineare la storia organizzativa delle comuniste nel partito e nell’UDI in provincia di Latina dalla Liberazione al 1956, per cogliere continuità e rotture con il più ampio contesto nazionale e, al contempo, illustrare i motivi della difficoltà a realizzare il partito nuovo tra le donne. In questo senso, è stato necessario capire cosa fosse il partito nuovo, le strategie adottate per la sua realizzazione e come le donne fossero collocate in questo progetto, nel caso specifico della provincia di Latina. I tre assi portanti della tesi si incentrano sulle relazioni di genere all’interno del partito, sul complesso rapporto UDI–PCI e sulla partecipazione delle comuniste pontine all’interno delle amministrazioni pubbliche. Proprio per la compresenza delle comuniste nel partito e nell’organizzazione di massa, è stato fondamentale analizzare la “doppia militanza” in una duplice direzione: nella percezione delle protagoniste e quanto l’una e l’altra militanza abbiano inciso sulla politica femminile. Il tentativo di questo lavoro è stato quello di far interagire e “dialogare” i documenti archivistici con le fonti orali, con l’obiettivo di colmare le carenze degli studi di storia politica delle donne e di restituire una storia organica del “volto” femminile del PCI in provincia di Latina. Il quadro si è rivelato interessante e diversificato: una storia dell’organizzazione femminile nella duplice adesione al PCI e all’UDI e una storia di donne, della loro identità, del loro modo specifico di approcciarsi alla politica. Da questo dialogo, le voci delle protagoniste hanno restituito una complessità di posizioni, sfumature e percezioni, facendo palpitare il cuore della loro azione politica. Le fonti orali sono state altresì necessarie per comprendere le origini sociali, i rapporti di parentela, i livelli d’istruzione e culturali, i contesti propri del mondo del lavoro e i momenti di socializzazione, ossia tutti quei fattori che sono a fondamento dei processi formativi delle singole militanti. Le componenti private, le relazioni familiari e quelle di amicizia, il rapporto delle militanti con la fede e, di conseguenza, con le donne cattoliche presenti nell’UDI, (soprattutto dal ’49, anno della scomunica da parte del Papa al PCI e a Noi Donne) rappresentano «“territori di frontiera” ampiamente coinvolti nella formazione e circolazione del “discorso politico”»2. Poiché il partito era costituito non solo da donne, ma soprattutto da uomini, le interviste hanno messo di fronte “l’universo” maschile e femminile, mostrando un altro “volto” della ricerca: le relazioni degli uomini del partito con le donne, misurando, attraverso le loro posizioni e i loro atteggiamenti, quanto la morale comunista potesse avere incidenza sull’operato femminile in provincia. Infine, per quanto concerne le fonti, le principali fonti documentarie utilizzate per la ricerca sono depositate presso l’Istituto Gramsci di Roma, (dove è conservato l’Archivio Nazionale del PCI) e presso l’Archivio di Stato di Latina, (dove sono conservati il Fondo della Federazione del PCI di Latina, le carte della Questura di Latina e del Gabinetto della Prefettura).
URI: http://hdl.handle.net/2307/3991
Access Rights: info:eu-repo/semantics/openAccess
Appears in Collections:X_Dipartimento di Studi storici geografici antropologici
T - Tesi di dottorato

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