Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/3920
Title: Restauro e conservazione a Ostia nella prima metà del Novecento
Authors: Rinaldi, Enrico
metadata.dc.contributor.advisor: Pallottino, Elisabetta
Issue Date: 3-May-2012
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: I lavori eseguiti ad Ostia nella prima metà del secolo scorso costituiscono una delle pagine più significative di storia del restauro archeologico italiano. Ripercorrendo tre momenti che risultano concettualmente ed operativamente distinti (dall’Unità d’Italia alla fine del XX secolo, il primo quarto del ‘900, la direzione di Calza dal ’24 al ’46), emergono la personalità ed il diverso atteggiamento dei protagonisti ostiensi (Dante Vaglieri, Raffaele Finelli, Italo Gismondi, Guido Calza). Alcune categorie d’intervento, quali ad es. l’integrazione delle lacune e la protezione delle creste murarie, ancora oggi tra le più frequenti operazioni di cantiere eseguite sulle strutture allo stato di rudere, rivelano atteggiamenti contrastanti: da una rigorosa applicazione dei principi guida del minimo intervento e della distinguibilità, al totale rifiuto ovvero ad originali reinterpretazioni. Dietro ai numerosi interventi di ricomposizione ostiensi, espressione di una rinnovata cultura ricostruttiva di lunga tradizione, si scorge il contributo decisivo di Gismondi, dal rilievo e dalla lettura delle tracce superstiti, all’individuazione e alla riprogettazione dell’identità architettonica dei monumenti. Un ambito della ricerca è stato dedicato al tentativo di ricostruire il funzionamento dei cantieri di restauro ostiensi (materiali, metodologie d’intervento, tecniche di esecuzione, attrezzature di cantiere) cercando di riscoprire in parte, almeno teoricamente, quell’insieme di saperi e di pratiche edili tradizionali che nella prima metà del Novecento costituivano un patrimonio di conoscenze ancora ampiamente diffuso. Accanto ai lavori di restauro, sono stati esaminati gli interventi di manutenzione, portati avanti in quegli anni con continuità e sistematicità: vale a dire una serie di attività più propriamente conservative su edifici già restaurati, volte a contenere l’avanzamento dei processi di degrado ed a preservare la fragilità dei manufatti archeologici. Un breve sguardo è stato inoltre dedicato agli interventi sugli apparati decorativi: dai tentativi di conservazione in situ alle operazioni di distacco su nuovi supporti, fino alla riproposizione a scopo protettivo degli originari sistemi di copertura. La rilettura critica dei lavori eseguiti nel secolo scorso impone una riflessione di carattere storico e interpretativo, indagando l’incidenza degli interventi passati sulle attuali possibilità di studio delle architetture archeologiche ostiensi (problemi di comprensibilità, difficoltà d’individuazione e possibilità di equivoci delle integrazioni mimetiche, esempi di perdita o di trasmissione di nessi stratigrafici e del potenziale informativo). Oltre al valore storico e documentario, la ricostruzione delle metodologie e delle sperimentazioni ostiensi succedutesi nel tempo offre la possibilità di esaminare, a distanza di tempo, l’esito degli interventi adottati in quegli anni rilevandone pregi e difetti. Le informazioni relative alle vicissitudini conservative subite in passato, oltre a definire il carattere di autenticità dei manufatti, consentono di orientare gli attuali lavori di conservazione in interventi consapevoli e costituiscono uno strumento prezioso per la futura gestione del sito.
URI: http://hdl.handle.net/2307/3920
Access Rights: info:eu-repo/semantics/openAccess
Appears in Collections:X_Dipartimento di Studi storico-artistici, archeologici e sulla conservazione
T - Tesi di dottorato

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