Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/3914
Title: Caratteri e trasformazioni del paesaggio urbano delle vigne intorno a S. Cesareo
Authors: Ramundo, Adelina
metadata.dc.contributor.advisor: Santangeli Valenzani, Riccardo
Issue Date: 3-May-2012
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: La ricerca è divisa in due parti: la prima, strutturata in senso cronologico, rispecchia la sintesi dei dati raccolti nel corso di tre anni di ricerca e rappresenta l’esito finale dello studio diacronico sulle trasformazioni del paesaggio; la seconda parte risponde ad una esigenza che si può definire “inventariale”, poiché in essa sono stati organizzati per la prima volta tutti i materiali archeologici provenienti dall’area in esame. Dopo una premessa relativa a obiettivi e metodi della ricerca, il primo capitolo si apre con un inquadramento topografico e geomorfologico. Partendo da una descrizione dell’area così come si presenta oggi, vengono evidenziati i caratteri morfologici del territorio anche in relazione alla loro formazione geologica; gli elementi fisici vengono poi osservati nelle loro trasformazioni storiche attraverso la lettura della cartografia e delle fonti iconografiche. L’età antica viene scandita in tre fasi che seguono una narrazione essenzialmente cronologica condotta attraverso il doppio binario della descrizione topografica e della definizione dei caratteri funzionali e sociali. Per l’età arcaica mancano dati provenienti dalla zona in esame per cui si è delineato un quadro storico a partire dal più vasto contesto della valle dell’Appia compresa tra Aventino e Celio; gli elementi su cui si focalizza l’analisi sono la marginalità della zona rispetto ai primi fenomeni di aggregazione urbana, la sua estraneità ai più antichi limiti cittadini (Mura Serviane, pomerio) e la presenza di un primitivo tracciato viario su cui sarebbe stata fondata la via Appia. Questi elementi determinano usi e funzioni per l’età repubblicana, quando il carattere extraurbano della zona viene testimoniato dal sorgere dei primi nuclei sepolcrali lungo il percorso dell’Appia; nella zona intorno a S. Cesareo le più antiche testimonianze dell’uso funerario sono i due monumenti sotto la Casina Bessarione e un sepolcro contenente almeno trecento olle cinerarie, tutti risalenti al I sec. a.C. Tra il I e il II sec. d.C. la necropoli raggiunge il culmine della sua espansione; a questo periodo, infatti, sembra essere attribuibile la gran parte delle testimonianze epigrafiche di carattere funerario; il nucleo dell’analisi riguarda lo studio di questi materiali in senso cronologico, tipologico e sociale. Il progressivo formarsi di strutture legate a funzioni differenti, connaturate ad un contesto di carattere progressivamente urbano, viene ben rappresentato dalla successione degli ambienti ad uso civile (abitativo, commerciale) che si affiancano ai due sepolcri repubblicani della Casina Bessarione fino al loro completo inglobamento entro gli inizi del II secolo d.C. A questa fase appartiene un elaborato complesso di fognature la cui realizzazione potrebbe trovare collegamenti con quella di analoghe strutture rinvenute nell’area del circolo bocciofilo (datate con certezza ad età traianea) e nell’area della scuola elementare. A questo stesso periodo, inoltre, sembra riferirsi la realizzazione degli ambienti mosaicati sotto S. Cesareo. La parziale sovrapposizione cronologica tra testimonianze epigrafiche funerarie e strutture attestanti funzioni diverse sembra lasciar supporre un processo di graduale urbanizzazione già in atto nel corso del II sec. d.C., con una progressiva esautorazione della funzione funeraria nel corso del III secolo, probabilmente in concomitanza con una più chiara rielaborazione funzionale della zona culminante nella successiva edificazione delle terme di Caracalla e nella piena inclusione entro l’ambito cittadino con la realizzazione delle Mura Aureliane. I restauri dei mosaici sotto S. Cesareo, compiuti tra III e IV secolo e poi, di nuovo, nel corso del V secolo, documentano la continuità di vita di questi ambienti in età tardo antica. Il secondo capitolo ha un’impostazione parzialmente differente poiché tende a concentrarsi sui due aspetti di fondo che contribuiscono a determinare i caratteri del paesaggio per tutta l’età medievale e moderna: da un lato la disgregazione degli assetti antichi associata alla graduale ruralizzazione e alla decadenza delle strutture precedenti (ad es. il crollo degli ambienti sotto S. Cesareo), dall’altro il processo di cristianizzazione accompagnato dal riadattamento degli edifici antichi (es. l’aula biabsidata sorta sui precedenti ambienti romani). Considerando più da vicino la zona in esame, vengono analizzate le fonti storiche relative alle fasi medievali del complesso monastico di S. Cesareo (anche in riferimento alle strutture ancora esistenti). Il capitolo si conclude con la descrizione delle prime proprietà fondiarie attestate nell’area dell’Antoniana dalla documentazione archivistica prodotta dal monastero dei SS. Domenico e Sisto. Nel terzo capitolo prosegue la narrazione storica che, partendo dai dati strutturali già evidenziati, descrive le modalità con cui si stabilizza l’organizzazione della zona. Per ciascuna micro-fase si cerca di far emergere da un lato gli aspetti topografici, dall’altro quelli amministrativi e sociali. Dal momento che non esiste una bibliografia specifica relativa alla zona in età moderna, il capitolo è basato essenzialmente sullo studio della documentazione archivistica relativa alle tre vigne; le vicende storiche sono narrate attraverso una descrizione topografica (che si avvale di elaborazioni catastali su pianta) e attraverso l’individuazione degli usi differenziati che fanno capo ai diversi enti religioni; se il monastero sistino sfrutta la propria vigna in chiave quasi esclusivamente produttiva e agricola, i Somaschi del Clementino diventano promotori e artefici dell’intensa stagione di recupero antiquario e di ricerche di antichità che si sviluppa tra Seicento e Settecento, le cui figure più emblematiche sono senza dubbio il cardinale Baronio e l’erudito Francesco Ficoroni. Le conclusioni prendono in esame le consistenti trasformazioni che alterano profondamente un paesaggio ormai cristallizzato da secoli e che rappresentano la premessa più immediata per la formazione degli assetti contemporanei. Gli espropri post-unitari seguiti alla promulgazione della legge eversiva dell’Asse ecclesiastico preludono ai successivi espropri per la realizzazione della Passeggiata Archeologica, grazie alla quale la zona in esame torna ad essere parte integrante delle politiche cittadine e della vita urbana. Il programma si conclude nel 1925 con l’inaugurazione del Parco di S. Sebastiano, la cui sistemazione, affidata all’architetto Raffaele De Vico, è ancora adesso alla base dell’organizzazione interna del parco. Pochi anni più tardi A. Pernier interviene sulla Casina Bessarione, ridotta da anni a osteria, e sul giardino circostante; la Casina, originariamente destinata ad ospitare la collezione Barracco, viene poi adibita a sede di manifestazioni ufficiali del Regime. La nuova definizione funzionale dell’area si conclude tra il 1927 e il 1935 con la localizzazione delle strutture pertinenti al Servizio Giardini e l’edificazione della Scuola Allievi Giardinieri. L’assetto dell’area viene definitivamente sconvolto nel 1938 con l’apertura del primo tratto della via Imperiale; la strada altera la viabilità tradizionale e intacca la parte settentrionale del parco separandolo nettamente dal primo tratto della passeggiata ormai consegnata al traffico automobilistico. Da questi ultimi interventi discende l’assetto attuale nel quale la recente vocazione scolastica si associa al verde del parco che continua a trasmettere il ricordo delle antiche vigne. La seconda parte della tesi è dedicata all’inventario che raccoglie l’insieme dei materiali archeologici rinvenuti nell’area delle tre vigne nel corso del tempo e successivamente dispersi in numerose collezioni pubbliche e private. Questo lavoro risponde, in primo luogo, alla necessità di conoscere la consistenza quantitativa e qualitativa dei materiali, noti attraverso pubblicazioni relative a singoli pezzi ma dei quali non esiste alcuna registrazione complessiva. La ricognizione sistematica dei materiali, svolta attraverso il confronto tra quanto già edito e quanto emerso dalla ricerca archivistica, ha permesso di ricomporre un corpus la cui unitarietà contestuale costituisce la base documentaria per lo studio dei caratteri del paesaggio durante l’antichità. Una breve appendice documentaria e le tavole di illustrazione concludono il lavoro.
URI: http://hdl.handle.net/2307/3914
Access Rights: info:eu-repo/semantics/openAccess
Appears in Collections:X_Dipartimento di Studi storico-artistici, archeologici e sulla conservazione
T - Tesi di dottorato

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