Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2307/3851
Title: Tutela dell'ambiente e responsabilità sociale d'impresa : i nuovi strumenti della sostenibilità aziendale
Authors: Korn, Rafi
metadata.dc.contributor.advisor: Bassan, Fabio
Issue Date: 18-Apr-2011
Publisher: Università degli studi Roma Tre
Abstract: La tesi di dottorato ripercorre l’evoluzione del ruolo delle imprese nell’economia globale, soffermandosi inizialmente sulle diverse teorie economiche e giuridiche che hanno caratterizzato il rapporto fra impresa e società. Sotto tale profilo, il lavoro tende a verificare se, nel terzo millennio, la responsabilità sociale si sia oramai definitivamente imposta come fondamentale strategia per lo sviluppo commerciale dell’impresa, ovvero se, ancora ai giorni nostri, questa debba essere considerata quale mera tecnica di maquillage o di buonismo imprenditoriale, destinata pertanto a tramontare al pari di altre passate “mode” imprenditoriali. Ripercorre a tal fine la nascita e l’evoluzione del concetto di responsabilità sociale, i diversi significati del sintagma, e la diatriba che ha animato il dibattito giuridico-economico di tutto il novecento, approfondendo la contrapposizione tra “shareholder value” e “stakeholder theory” e la discussione sviluppatasi in Europa e nel nostro Paese, sino a giungere ai giorni nostri ed all’imperante crisi economica globale ed ai casi di malcostume finanziario. Giunge in tal modo alla nota definizione fornita dal Libro Verde dell’Unione Europea “Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale d’impresa”. Relativamente al Libro Verde, analizza le risposte fornite dagli stakeholders - osservando compiutamente le diverse accezioni del significato stesso di stakeholders - approfondendo le diverse soluzioni da questi prospettate. Degna di rilievo è inoltre, la disamina dei profili attinenti la correlazione tra diritto, etica ed economia che nascono in relazione al riconoscimento di una responsabilità sociale dell’impresa, quale tentativo di superare la mancanza di regole comuni che caratterizza l’economia globalizzata, nonché il rapporto intercorrente fra RSI ed impresa sociale, anche alla luce del D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 155, sull’impresa sociale. Il lavoro, partendo dalla definizione di RSI fornita dal Libro Verde, evidenzia due differenti ambiti applicativi della stessa, quello sociale e quello ambientale. Inquadra poi la ricerca sugli aspetti prettamente ecologici della cd. “responsabilità ambientale d’impresa” (RAI), verificando se alla luce delle recenti innovazioni normative e dei più moderni orientamenti dottrinali e giurisprudenziali, le due categorie giuridiche della tutela dei diritti umani e della tutela dell’ambiente possano oggi essere ricomprese nell’unico genus della responsabilità sociale ovvero se debbano essere scisse e ricomposte nelle classi separate e distinte della responsabilità sociale e della responsabilità ambientale d’impresa. Sotto tale profilo, ripercorre i motivi della minore attenzione della dottrina e delle imprese nei confronti della tutela dell’ambiente e l’evoluzione sia a livello nazionale che comunitario della normativa ambientale.Per quanto concerne l’evoluzione del diritto dell’ambiente in Italia, approfondisce l’esegesi dell’art. 9 Cost e l’attività interpretativa delle Corti, in particolare della corte Costituzionale, fino ad arrivare alla modifica del Titolo V Cost. ed all’introduzione dell’ambiente come bene costituzionalmente protetto. Medesima analisi è stata svolta relativamente allo sviluppo della politica ambientale a livello comunitario ed internazionale. Partendo dal “Rapporto Brundtland”, analizza il concetto di “sviluppo sostenibile” e si sofferma su come tale nozione abbia sostituito, ai giorni nostri, le cd. teorie dei limiti allo sviluppo umano, e sia oramai permeata nel tessuto normativo nazionale fungendo da criterio guida della politica ambientale. Si sofferma poi sul cd. “Principio di integrazione” delle esigenze ambientali nelle altre politiche comunitarie, osservando la nuova coscienza ecologica nel mondo ed i sei programmi d’azione dell’UE in materia ambientale, nonché il ruolo dell’UE e degli Stati membri nello sviluppo della responsabilità ambientale d’impresa. La ricerca prende ancora in esame la "Dichiarazione su ambiente e sviluppo”, il programma “Agenda 21” ed Protocollo di Kyoto, nonché il cd. Principio di integrazione e l’interpretazione giurisprudenziale di tale principio sia livello nazionale che comunitario. Il lavoro di dottorato pone in luce come la RAI si caratterizzi per l’impegno assunto dall’impresa secondo l’approccio “Triple Bottom Line” ed approfondisce i benefici in termini sia di vantaggi “interni” che “esterni” derivanti dall’adozione di pratiche di responsabilità ambientale. Sotto tale profilo, analizza, nello specifico, il rapporto costi/benefici della RAI, affrontando il concetto di costo ambientale ulteriore e la considerazione che i benefici della responsabilità ambientale non siano sempre agilmente quantificabili, parlandosi del cd. Patrimonio immateriale dell’impresa. A tal fine, rileva la necessità di target ed indicatori ambientali uniformi come base per i modelli di rendicontazione della responsabilità ambientale d'impresa. Indaga poi criticamente la praticabilità delle scelte di responsabilità ambientale per le piccole e medie imprese, indugiando sulla cd. “internazionalizzazione sostenibile” e sull’analisi critica della cd. “internazionalizzazione al ribasso”. Ulteriore approfondimento critico viene svolto sul ruolo del consumatore - sotto il duplice profilo di soggetto che assume la funzione di indirizzare il mercato verso comportamenti socialmente etici e, a sua volta, di destinatario di comportamenti irresponsabili nella sua qualità di soggetto debole della filiera produttiva - rilevando come il consumatore di oggi, anche grazie al ruolo svolto dalle associazioni dei consumatori, non sia più passivo utilizzatore di beni e servizi, che subisce gli andamenti del mercato, ma un soggetto consapevole, che si informa attraverso i nuovi mezzi di comunicazione, che pondera elementi non più esclusivamente economici e compie scelte anche di natura etica. Rileva poi come le attività e le strategie predisposte dalle imprese, possono risultare efficaci solo se correttamente portate alla conoscenza del vasto pubblico; in tal senso osserva come la comunicazione, e la diffusione della comunicazione di massa in particolare, assolvano un ruolo fondamentale per alimentare la RAI, affrontando altresì i rischi insiti nella nuova comunicazione ambientale. Interessante è il profilo dedicato agli strumenti giuridici di cui dispone l’ordinamento per garantire il rispetto degli impegni di responsabilità sociale ed ambientale assunti volontariamente dall’impresa, analizzando il rapporto tra soft law ed hard law. A tal fine, esamina i codici etici e di condotta e la disciplina dettata delle pratiche commerciali sleali, il principio di trasparenza e la Convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni ambientali, nonché la normativa di cui al D.Lgs. 231/2001. Da ultimo, si sofferma su una analisi critica degli strumenti per valutare le condotte responsabili delle imprese, focalizzando l’attenzione sulla certificazione ambientale e fornendo una analisi critica dell’evoluzione del regolamento Emas in Europa e del rapporto con la disciplina fornita dalla norma internazionale ISO 14001.
URI: http://hdl.handle.net/2307/3851
Access Rights: info:eu-repo/semantics/openAccess
Appears in Collections:T - Tesi di dottorato
X_Dipartimento di Scienze aziendali ed economico-giuridiche

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